Pillola europea

di Maurizio Tiriticco. Stamane su RaiTvUno si è discusso della necessità di una concreta e fattiva Educazione Civica nelle nostre istituzioni scolastiche, che sarebbe meglio definire, a mio vedere, “Educazione alla Cittadinanza Attiva”. Protagonista la Senatrice Flavia Piccoli Nardelli, del Partito Democratico. E’ indubbio – almeno a mio parere – che un insegnamento attivo e partecipato è di per sé il migliore insegnamento civico! Alludo alla “didattica laboratoriale”, che virgoletto perché è invocata sia dalle Linee guida che dalle Indicazioni nazionali che riguardano i diversi ordini e gradi del nostro sistema scolastico.

E’ bene, comunque, ricordare la distinzione che corre tra l’EDUCAZIONE, che attiene, appunto, allo sviluppo della convivenza civile e democratica, la FORMAZIONE, attinente allo sviluppo della persona ed alla consapevolezza del Sé, e l’ISTRUZIONE, che riguarda nello specifico lo studio e la padronanza dei diversi saperi disciplinari e pluridisciplinari. Si tratta di tre “parole magiche” che ricorrono anche nel comma 2 dell’articolo 1 del dpr 275/99, concernente l’avvio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

A mio vedere, almeno tre sono gli assi che, scanditi ovviamente lungo l’arco dei dieci anni dell’istruzione obbligatoria, dovrebbero costituire la matrice dell’ECA: 1) la Costituzione repubblicana, le vicende storiche e sociali che ne hanno costituito le fondamenta ed il nostro ordinamento istituzionale; 2) l’Unione Europea, status e cenni storici, con particolare riguardo al Manifesto di Ventotene, del 1944, ed al Trattato di Maastricht, del 1992, in forza del quale una semplice CEE, Comunità Economica Europea, istituita nel lontano 1957 con i Trattati di Roma, costituita di appena sei Paesi, Italia Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, oggi è diventata un organismo più forte ed autorevole e ne conta ben ventisette; 3); l’Agenda Onu 2030, contenente i 17 obiettivi necessari per realizzare, a livello mondiale, uno sviluppo sostenibile. Ritengo opportuno ricordare il quarto obiettivo, che riguarda uno dei compiti più importanti delle istituzioni scolastiche europee e che così recita: “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.

L’auspicio è che una scuola di qualità sia in grado di raggiungere tutti i bambini del pianeta. Cosa che così non è, com’è purtroppo noto. In troppe zone – che sarebbe anche difficile definire Paesi – il lavoro, anzi lo sfruttamento minorile è largamente diffuso. Ed in altre abbiamo anche il fenomeno dei bambini soldato, che vengono educati – se così si può dire – non solo all’uso precoce delle armi, ma anche e soprattutto alle crudeltà che ne conseguono. Paesi in cui più di educazione civica sarebbe opportuno parlare di educazione ai più elementari sentimenti che dovrebbero caratterizzare i rapporti interpersonali: l’ascolto e il rispetto! Mah! La difficoltà di costruire un mondo migliore!

 

Maurizio Tiriticco