Le nuove sfide per la scuola

di Franco Buccino.

Abbiamo ottenuto che un po’ di persone non dormano la notte pensando all’avvio del prossimo anno scolastico. A cominciare dal ministro, che, a onor del vero, non ha elaborato un piano, quello contestato, molto diverso da quello condiviso nella conferenza Stato Regioni.

Un miliardo in più per la scuola può sembrare una cifra interessante, se consideriamo le circa ottomila istituzioni scolastiche, ai tempi dei bonus Covid. Ma diventa ben misera cosa rispetto a una manutenzione dei circa quarantamila plessi scolastici, o rispetto al pagamento dei supplenti.

Poi, pensare a misure più “strutturali” per la scuola in periodi di emergenza è complicato e pericoloso. Perfino stabilizzare precari, illudendosi che possano raggiungere i luoghi delle “cattedre scoperte”, è molto velleitario. Insomma, si rischia di spendere molti soldi e combinare grandi pasticci. Certo le riforme bisognava averle fatte: mi sembra una vera beffa affidarsi all’autonomia scolastica da parte dei Soloni del Miur dopo che l’hanno osteggiata e neutralizzata in tutti i modi. Per la verità non mi sembra che sia stata molto favorita neppure dai contratti collettivi di lavoro del personale, sia docente e Ata, che dei dirigenti scolastici. Innanzitutto per le misere risorse finanziarie a copertura, ma anche per resistenze interne alle diverse categorie della scuola.

Dall’inizio di marzo le scuole sono state chiuse, e da allora il personale è stato allo sbando. Sarei curioso di sapere la percentuale di docenti e ata che da allora è stato “in servizio”, per quanti giorni e quante ore è stato utilizzato. Quanti docenti sono stati coinvolti nella formazione a distanza. Quanti sono stati contattati o coinvolti in attività di formazione. E sia chiaro che di questa situazione il personale della scuola è vittima, insieme a alunni, studenti e famiglie.

Sarebbe accademica, ora, qualunque discussione sulla possibilità di una riapertura nelle ultime settimane, la possibilità di un prolungamento delle attività, magari fino a luglio. Ma una ripresa delle attività didattiche all’inizio di settembre, procedure “super semplificate” per avere da subito tutti i docenti e il personale necessario, i recuperi per alunni in difficoltà, l’uso sussidiario delle piattaforme digitali, si potrebbe fare.

Su queste cose, ed altre simili, io rifletterei. La categoria deve accettare la sfida. Diventare i protagonisti della battaglia per il futuro delle nuove generazioni, e del Paese.

Io non ho dubbi sulla generosità, sulla disponibilità, fino all’eroismo, di tantissimi che lavorano nella scuola, sulla risposta generosa degli alunni e delle famiglie.

Si supereranno tanti falsi problemi, incastri di orario e “ore buche”, giorni liberi e turni. In tanti ritroveranno la motivazione più vera del proprio lavoro, uscendo magari da periodi di lungo torpore. E potremmo trovarci a praticare una riforma della scuola, che poi potrebbe essere veramente, e finalmente, codificata.