Rientrare a scuola si può con determinazione e accomodamenti ragionevoli

di Raffaele Iosa.

Il saggio precisa le ragioni per cui la riapertura urgente delle scuole e dei servizi educativi fin dai centri estivi sono un’emergenza educativa di carattere prioritario, non accessorio, per il futuro del paese.   

Le cinque emergenze educative descritte sono presupposti politici,  culturali e istituzionali per realizzare  con determinazione scelte intelligenti e chiare di ripresa della scuola.

Il saggio propone di adottare il metodo dell’ “accomodamento ragionevole” (ONU 2006), una mediazione scientifica attiva tra ragioni  pedagogiche e ragioni epidemiologiche in rapporto  all’evoluzione nel tempo della pandemia nei diversi territori del paese e alle esigenze sociali e pedagogiche sempre più urgenti.

Questo approccio interdisciplinare (e ragionevole) suggerisce di non adottare  un unico modello  rigido di riapertura delle scuole  per i tempi,  per i modi didattici e organizzativi,  per l’utilizzo delle risorse,  per le regole di sicurezza, tenuto conto della pluralità e autonomia delle diverse scuole nel paese, e in relazione  all’evoluzione della pandemia nel tempo e nei territori. Naturalmente la riapertura deve essere realizzata solo dopo la predisposizione di tutti gli strumenti di prevenzione e  tracciamento territoriale.  Si propongono qui le alternative possibili al modello  rigido unico, suggerendo un meta-metodo di lavoro interdisciplinare che parta dal livello nazionale fino a quello locale, con pratiche di governance continue di corresponsabilità.

Soggetti centrali sono le scuole e gli enti locali, cui è affidata la gestione e responsabilità diretta.

Si suggeriscono  anche utili soluzioni originali e innovative sull’utilizzo del personale, degli ambienti del territorio e delle risorse sociali e culturali.  Opportuna è la  massima chiarezza sugli aspetti  contrattuali.

La politica deve con determinazione e coraggio saper scegliere, sulla base  integrata delle indicazioni dei diversi approcci  tecnico-scientifici e  le diverse condizioni territoriali,   individuando più scenari da adottare.

 

 

Il rientro a scuola è prima di tutto questione di emergenza pedagogica

 

Questo studio intende offrire proposte e suggestioni circa l’auspicato rientro a scuola di tutti i bambini e i ragazzi italiani che da fine febbraio 2020 hanno perso l’esperienza comunitaria della vita  scolastica a causa della pandemia da Covid-19.  Bambini e ragazzi che assieme alla chiusura della scuola hanno  vissuto contemporaneamente per mesi la dura esperienza della loro chiusura in casa. Questo doppio confinamento esistenziale, sociale, cognitivo, relazionale è lo  sfondo cui il rientro deve essere pensato in chiave formativa e di ripristino delle giuste condizioni di  crescita dei nostri figli nella comunità sociale.

Vi è dunque, fin dall’inizio della progettazione di questo ritorno, la necessità di un incontro non facile ma da sviluppare in contemporanea  tra due approcci, entrambi necessari: il pedagogico e il sanitario.

 

  1. L’approccio pedagogico

 

Le scienze della formazione, con le loro articolazioni interdisciplinari di carattere pedagogico, psicologico evolutivo, sociologico, antropologico, epistemologico, sono una cosa seria. Sono la pre-condizione del senso della scuola  nel suo sviluppo concreto di apprendimenti, di pratiche didattiche, di socializzazione, di educazione alla vita  all’autonomia della persona.

La scuola è un sistema pubblico che ha al centro del suo agire la pedagogia, in tutti i suoi aspetti.

Non è dunque possibile che le regole sanitarie non si incontrino dialogicamente con le esigenze educative, è necessario invece un incontro parallelo di mutualità che abbia chiaro gli obiettivi del rientro a scuola come premessa necessaria di qualsiasi regolazione. Ad esempio, se la riapertura fosse centrata solo sul bisogno di guardianìa  per i genitori tornati al lavoro basterebbero forme di babysitteraggio educativo,  senza ulteriori  preoccupazioni. Ma lo sguardo pedagogico ci segnala ben altro di necessità per i nostri figli e nipoti.

E’ questo ben altro pedagogico che il rientro  a scuola considera prioritario,  in particolare su questi punti:

  • Tornare alla vita. La doppia chiusura delle scuole e dei ragazzi in casa per tre mesi è un evento

straordinariamente complesso e difficile, che va compreso e non sottovalutato. Non si tratta solamente degli eventuali segni dolorosi psicologici  emersi, ma anche del senso esistenziale ed emotivo che i bambini e i ragazzi danno a questi eventi, sia nei segni negativi emersi sia nelle doti di resilienza che siano stati in grado di realizzare. Si tratta di eventi straordinari di grande portata sociale.  SI tratta di bambini e ragazzi tornati prevalentemente figli, con rischi di regressione e di incertezza che vanno risolti il più presto possibile. E’ quindi un’emergenza educativa di fondo la nostra priorità.

  • Garantire eguaglianza delle opportunità.  Il confinamento è stato ammorbidito  (ma non risolto

del tutto) dallo straordinario impegno di migliaia di insegnanti che si sono mossi in tutti i modi per ristabilire la relazione educativa. Perché questo ha voluto dire la Didattica a distanza: non tanto “tradurre la scuola ordinaria con altri metodi a distanza”, ma creare attraverso le macchine virtuali la vicinanza umana e deontologica ai nostri ragazzi. Lo si è fatto in mille modi, ha funzionato meglio quando si è cercato di fare cose diverse dal scimmiottare la lezione tradizionale,  ed ha aperto radicali riflessioni negli insegnanti su aspetti fondativi dell’educazione (il valutare, la didattica in sé, il valore dell’ascolto dell’altro, il senso di comunità, ecc..). Insomma una didattica della vicinanza con la nostalgia dell’altro. Non è un caso che le migliori esperienze sono rappresentate dalle soluzioni in cui adulti e bambini si “vedevano e parlavano” attraverso il video. Un’esperienza di massa, nata dal basso, di grande valore civico in cui gli insegnanti hanno espresso un moto professionale che Spinoza avrebbe chiamato di “passioni generose”. Un ricco patrimonio di apprendimento professionale nato dalla necessità,  che sarà utile in futuro quanto meno a ri-scoprire la relazione educativa come fondamentale. E anche una mediazione tra analogico e virtuale nell’insegnare e apprendere che non potrà mai essere la Dad sostitutiva della scuola fisica e umana, ma l’e-learnig e le ICT come strumenti di arricchimento degli apprendimenti, non e mai di sostituzione della vita comunitaria in un luogo chiamato scuola (e dintorni).

Detto ogni bene possibile dell’impegno determinato degli insegnanti, è onesto ammettere che l’esperienza ha invece rilevato gravi limiti sui principi fondativi della scuola democratica. L’esperienza ha accentuato il gap tra i ragazzi mainstream e quella fascia di nostri alunni che per varie condizioni (economiche, familiari, di lontananza culturale, per povertà di stimoli, per condizioni di disabilità, disagio sociale e così via) hanno pagato lo scarto in diversi modi e intensità,  fino all’abbandono, pur con tutto l’impegno profuso dai docenti. C’è dunque ragione per riaprire quanto prima e meglio possibile le nostre scuole per un’emergenza democratica, pena il  dimenticarci dell’art. 3  Costituzione (comma 2…Compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli…che impediscono la realizzazione della persona umana, ecc..). La scuola garante delle opportunità per tutti , capace di non perdere nessuno è una priorità nazionale. Tornare a scuola si deve, quanto prima per loro. Forse anche una scuola diversa da quella di prima della chiusura, scuola in cui non sempre l’eguaglianza delle opportunità veniva effettivamente garantita.

  • Ripristinare la cittadinanza sociale. I bambini e i ragazzi non sono solo studenti o scolari. Sono

cittadini a loro modo attivi nella comunità sociale. Dunque è opportuno che non solo la scuola, ma tutto il territorio (famiglie, ente locale, società civile, soggetti sociali, sportivi, culturali del territorio)  apra una progettazione del ritorno alla vita. Non può che essere fatto insieme e contemporaneamente alla scuola, pena il rischio che la scuola diventi un’isola in un deserto di incertezze  bassa  vita comunitaria.

Ci vuole dunque uno spirito attivo di governance locale tra i diversi soggetti, piani integrati  territoriali  di ricostruzione della vita sociale  dei nostri bambini e giovani. Possono esserci molte soluzioni che rispettino le regole sanitarie, ma liberino i ragazzi dalla chiusura. Questa è una vera  emergenza  di cittadinanza sociale di altrettanta priorità. Scuole, ente locale, società civile insieme.

  • Tornare ad apprendere insieme.  Il rientro a scuola non può essere solo un ripasso e un rabbocco

dei curricoli non del tutto realizzati quest’anno. Certo si dovrà pensare anche a questo, con modalità flessibili secondo i ragazzi e le scuole, ma è un errore  ripartire “da dove eravamo rimasti…”.

E’ successo qualcosa di significativo in questi mesi, si è imparato anche a vivere. Si riportano in classe i vissuti, non solo le tabelline imparate a memoria. C’è dunque da prevedere una fase transitoria (almeno fino a novembre?) di “accomodamento ragionevole” della condizione di ogni alunno ma soprattutto di ritorno all’apprendimento comunitario, cioè  “in presenza attiva”, anche con l’utilizzo di tecnologie, questa volta non sostitutive ma complementari. Ciò che conta davvero è la natura dell’apprendere insieme, che prima della chiusura delle scuole non era sempre dignitoso e attivo, ma a volte direttivo e separativo. Questa volta l’insieme che apprende ha anche cose da dire, da raccontare. Sa di più e di diverso. C’è quindi una necessità data dall’emergenza di vita comunitaria di apprendimento tra pari che va compresa e risolta anche con modalità didattiche nuove.

  • Dietro ogni alunno, una famiglia. Anche i genitori hanno vissuto con difficoltà questa difficile fase,

sia per la crisi del lavoro, sia per il confinamento,  sia per un rapporto con i figli per i quali spesso sono stati tramite attivi con la scuola. Una ri-scoperta di dialogo ma anche un impegno, inutile negarlo, faticoso. E che ha diversi esiti secondo le condizioni delle diverse famiglie.  Oggi che i genitori tornano al lavoro,  li si carica di un problema complesso e duro circa chi seguirà i figli a casa. Le soluzioni di aiuto modello baby sitter  sembrano non risolvere il problema non solo per i costi (e le differenze tra famiglie) ma anzi accentuano l’isolamento dei figli e rappresentano una soluzione posticcia. Dunque anche alle famiglie serve il ritorno a scuola, non come guardianìa, ma come ripristino della massima normalità della vita possibile. I genitori tornano a lavorare, e i loro figli tornano ad essere anche bambini e ragazzi, non solo figli.

 

Dunque, in sintesi, cinque emergenze pedagogiche (e politiche) impongono la predisposizione del piano di rientro a scuola a settembre 2020, con la presenza attiva di uno sguardo e una priorità pedagogici che accompagnino un positivo rientro dei nostri bambini e ragazzi alla vita da bambini e ragazzi:

  • emergenza educativa di ritorno alla vita da bambino e ragazzo
  • emergenza democratica delle opportunità educative
  • emergenza di cittadinanza sociale
  • emergenza di vita comunitaria di apprendimento tra pari
  • emergenza delle condizioni familiari

Insomma, un vasto programma, di alta valenza politica istituzionale. Per sanare quella “ferita nel paese” espressa dal presidente Mattarella a fronte della chiusura delle scuole e delle sue conseguenze.

 

  1. L’approccio delle regole di sicurezza anti Covid-19

 

I  “protocolli sanitari di sicurezza” sono per gli alunni e gli operatori richieste dall’ esigenza temporanea di sicurezza legata all’evoluzione dell’epidemia. Il loro scopo è chiaro:  ridurre i rischi di diffusione del virus prevedendo standard di comportamento  con limiti di vivibilità il più sicura possibile.

E’ doveroso notare alcuni rischi nella redazione di questi protocolli, , legati  al fatto che le scienze epidemiologiche non hanno certezze  unanimi sull’evoluzione dell’epidemia, per esempio sulla relativa infettabilità dei bambini,  se non relative capacità previsionali scientificamente fondate . Tocca pertanto ai governi assumere le decisioni sui confinamenti (sempre difficili, dolorosi e complessi) sulla base delle previsioni date dalla ricognizione continua di R0,  con la capacità di porsi con flessibilità adattativa secondo i diversi contesti territoriali e le diverse esigenze sociali (es. ritorno al lavoro, mobilità, scuola).

Nel caso del sistema dell’istruzione merita sottolineare:

  • La forte differenza tra zone e zone italiane sull’epidemia,  che potrebbero anche prevedere diverse

regole  di riapertura nei diversi luoghi regionali e comunali. L’esempio francese e tedesco al proposito è illuminante, con la definizione di zone dette “vedi”, “gialle”, “rosse”.

L’evoluzione nel tempo dell’epidemia. Se la formula R0 dovesse scendere per un periodo dato al di sotto

di una soglia significativa di sicurezza sarebbe utile pensare alla riduzione graduale dei limiti di sicurezza. Questo determina, per le scuole, una necessaria temporizzazione degli interventi che non può fin da adesso (a 120 giorni dall’apertura delle scuole!) essere decisa per  tutto l’anno scolastico 2020-2021 nello stesso modo standardizzato e in tutte le scuole d’Italia.

  • Le scuole non sono luoghi rigidi sempre uguali in tutte le realtà del paese. Non sono un autobus

né un ufficio postale.  Non è possibile parlare di “sistema scuola” ma di “vasta pluralità delle scuole”. E’ cosa ben diversa un bambino di 3 anni in una scuola dell’infanzia da un adolescente di 16 in una scuola superiore. E’ cosa ben diversa una scuola posta in appartamenti in affitto e scuole con ampi spazi alberati. E’ cosa diversa una scuola in ambiente urbano e una scuola in un paesino di montagna.

Inoltre, ogni scuola ha, per fortuna, una sua autonomia didattica e progettuale che è la precondizione della qualità educativa (non solo uno strumento amministrativo) del nostro sistema scolastico. Ogni scuola è un soggetto locale a mission nazionale, ma locale. Parla e condivide con gli enti locali, le famiglie, il territorio sociale la più vasta opera di educazione che non si ferma alle ore di insegnamento, ma tocca la cittadinanza sociale e la partecipazione. Le regole sanitarie quindi devono avere uno guardo che riflette sull’intero panorama delle opportunità educative dei nostri bambini e giovani. Il rischio è altrimenti di un irrigidimento esagerato nel rientro alla vita sociale in una sorta di “zoo” protetto entro cui i ragazzi rischierebbero non il deconfinamento ma una nuova chiusura, pur migliore di quella domestica.

  • Qualsiasi regola sanitaria da rispettare deve avere carattere proattivo, esser cioè fonte di

educazione al civismo dei comportamenti, regolata più che da divieti da argomentazioni di significato, vissuta come esperienza prima che come  punizione. Si tratta quindi di regole cui gli insegnanti e le famiglie vanno debitamente informati e formati ma soprattutto coinvolti, con rispetto delle loro competenze.

  • Devono essere certe e sicure le azioni di prevenzione e monitoraggio (le tre T: testare, tracciare,

trattare) indispensabili  a contenere, ridurre, aggredire velocemente gli eventuali episodi di infezione, evitando che il danno sia provocato non solo dal virus ma dall’assenza imperdonabile degli strumenti necessari (tamponi, mascherine se necessarie, medicina di base al servizio delle scuole).

Ciò attenuerebbe anche il timore degli operatori sulla loro responsabilità civile e penale, tema quanto mai in Italia difficile da trattare, ma di cui sono necessari tutti gli accorgimenti preventivi necessari e anche nuove definizioni giuridiche sulla responsabilità in questo contesto di eccezionalità.  E’ indispensabile che il rientro a scuola trovi gli insegnanti sereni e  che il sistema pubblico rispetti il loro diritti al lavoro in condizioni di sicurezza. Il loro e quello dei loro alunni.

  • Le regole  di contenimento delle libertà personali, della mobilità, delle relazioni interpersonali, delle

precauzioni igieniche,  devono in questo periodo essere gestite, anche nei modelli informativi, come presa di coscienza consapevole da parte dei cittadini, anche bambini e ragazzi, mossa il più possibile dalla coscienza morale più che dal timore delle punizioni, e dal rischio di volerle trasgredire come frequente abitudine italiana. Una corretta informazione è quindi indispensabile.

 

Perché il metodo dell’ “accomodamento ragionevole”

 

Al tavolo della predisposizione della riapertura delle scuole il pensiero pedagogico pone cinque emergenze ineludibili, di cui si deve tener conto tanto quanto l’emergenza sanitaria,  meglio sarebbe con uno sguardo comune che utilizzi pratiche di “accomodamento ragionevole”, con soluzioni intelligenti e nuove che rendano il rientro a scuola significativo, ben vissuto, ottimista per il futuro.

Sinceramente, non mi pare che al momento sia questo il metodo utilizzato a livello nazionale. Dominano ancora troppo le preoccupazioni sanitarie, amministrative, economiche,  quelle del personale come gestione e non come professione,. Domina la ricerca di modelli  unici o standardizzati di riapertura di tutte le scuole in modi simili. Ci sembra una soluzione irragionevole, creerebbe più confusione che efficacia.

L’approccio che qui propongo di accomodamento ragionevole intende invece offrire idee con un sistema di studio e progettazione  più dialogante, flessibile, che sappia parlare multidisciplinare e metta al centro le emergenze che il corona virus ha prodotto, che non sono solo sanitarie.

 

Cos’è l’ “accomodamento ragionevole”

 

L’approccio che si propone di seguire  trae spunto dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità del 2006, fatta propria dal nostro paese con apposita Legge nel 2009.  Si tratta del concetto di “accomodamento ragionevole”  che è proposto come metodo-meta  delle politiche, degli interventi clinici,  educativi,  sociali, occupazionali tali da garantire alle persone con disabilità  non  l’inclusione generica  ma il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali, attraverso il superamento di tutti gli ostacoli che possano impedire il rispetto della dignità umana.

La Convenzione al proposito è  molto precisa: “minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali non possono e non devono essere pensate come un’obiezione rispetto a una piena ed effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla società su una base di eguaglianza con gli altri (articolo 1 punto 2).

E’ evidente che questo approccio si realizza solo in una dimensione multiprofessionale, multidisciplinare, e di governance  di tutti gli interventi un una dimensione che non può che essere orizzontale, cui ha diritto di parola la persona con disabilità, vicino cioè al suo ambiente di vita reale. Altrimenti resta  l’assistenzialismo calato dall’alto e i modelli clinici terapeutici verticali. Si tratta dell’I CARE don milaniano e non del TO CURE del conservatorismo compassionevole. Verrebbe da dire, en passant, quanto poco accomodamento ragionevole sia stato utilizzato in questi mesi della didattica a distanza costretta dal virus, in cui i primi a cadere nell’oblio  sono stati proprio gli alunni con disabilità.

Cosa sia l’accomodamento ragionevole lo spiega bene la Convenzione nell’art. 5 al punto 4, quando, dando sostanza al principio, rivendica che “le misure specifiche  necessarie per conseguire de facto l’uguaglianza alle persone con disabilità  non costituiscono una discriminazione”.

Ragionevole è dire che non si chiede la luna, ma l’azione civica, di solidarietà, di libertà e anche di fantasia che renda possibile l’espletamento del massimo possibile (non del minimo)  di autorealizzazione.

Come si nota, l’accomodamento ragionevole  è una mediazione sociale ma anche scientifica (con conseguenza politica)  che ha più partner (la persona con disabilità e l’ambiente/società intorno a lui) che devono dialogare e creare le condizioni per garantire la realizzazione dei diritti civili e di sviluppo.  E quindi per sua natura un metodo dialogante e di governance responsabile. Vale come ispirazione dal livello nazionale a quello di ogni singolo ambiente di vita.  Per il sistema scuola dal governo centrale ad ogni istituzione scolastica, plesso, gruppo classe, ecc..

 

Perché il metodo dell’ “accomodamento ragionevole” in occasione del rientro a scuola

 

Perché l’uso di questo importante  principio fattuale in occasione della Pandemia e del ritorno a scuola? Perché c’è un’analogia palese  (pedagogica, sociale, epidemiologica) esplicita legata all’ “handicap virus” (in questo caso il termine handicap è giusto) esterno alle persone ma che incide nella loro vita, nell’autonomia, nell’autorealizzazione del sé.  Nel nostro caso di bambini e ragazzi in età di scuola ed impediti per un certo periodo ad avere condizioni “normali” (diciamo così)  di vita scolastica.

Nel nostro caso si tratta quindi di studiare e attivare strategie che sappiano tener insieme (in modo ragionevole) le esigenze-diritti dei bambini e le condizioni sanitarie del periodo (nelle sue diverse zone e fasi). Si tratta di un handicap transitorio (non vivremo così col virus in eterno) ma sufficientemente lungo nella vita di un bambino da obbligarci a operare per accomodamenti ragionevoli,  evitando di realizzare rigidi lager scolastici, oppure schemi educativamente dubbi (es. le classi fifty/fifty metà a scuola metà a casa) ma anche e soprattutto di sfumare o considerare non prioritarie le ragioni pedagogiche, che abbiamo qui posto invece come prioritarie o quanto meno paritarie  per organizzare un positivo (il più possibilmente ragionevole) rientro a scuola.

 

PRIME PROPOSTE OPERATIVE

PER L’ACCOMODAMENTO RAGIONEVOLE

 

Vengono presentate qui alcune prime proposte con una logica di accomodamento ragionevole, ovviamente come prototipi e come metodo di analisi e soluzione dei problemi,  volutamente incompleti ma utili per riflettere e stimolare prima di tutto un nuovo  “stile di lavoro”. Si propongono qui solo cinque aspetti operativi, certo non esaustivi, ma appunto per suggerire un metodo di lavoro ragionevole applicabile a tutto l’universo delle complesse questioni in campo.

Per quanto riguarda infine alle scuole ampio spazio va dato all’autonomia organizzativa e didattica.

 

  1. TIMING DELL’ECCEZIONALITÀ

 

La logica dell’accomodamento ragionevole esclude sia possibile un unico modello che duri per tutto l’anno scolastico, un unico modello che riguardi tutte le scuole del paese,  e soluzioni standard sanitarie che possano condizionare tutte le opportunità educative.

 

L’accomodamento ragionevole potrebbe proporre:

 

  • Un  primo trimestre scolastico di accoglienza, cura educativa, rinforzo delle resilienze, ritorno alla

comunità educativa. Fase di ascolto, di reciprocità, di I CARE, fortemente voluto. Assieme a questo

recupero dei gap scolastici calibrati sulle diverse condizioni di ingresso degli alunni. Priorità di cura I CARE e attenzione per gli alunni con disabilità e per tutti coloro che hanno condizioni di disagio sociale, di rischio dispersione.

  • Gli altri due semestri calibrati scuola per scuola secondo la peculiarità della popolazione scolastica.

 

  1. Rientro secondo le diverse zone epidemiche del paese

 

 Individuazione di 3 modelli territoriali di apertura delle scuole, seguendo il modello francese

  • Da settembre a novembre con attenzione all’evoluzione di R0, e alla gestione delle tre T.
  • Da dicembre a fine anno scolastico: possibile passaggio tra le tre zone secondo l’evoluzione epidemiologica

 

  1. Suddivisione del paese in tre zone (problema: regionali? Provinciali? Comunali?)

 

  • ZONA VERDE (R0 basso  < a X) con regole di sicurezze blande

 

accomodamento ragionevole:  X coefficiente stabilito da CTS Min. Sanità. Ripristino quasi regolare dell’organizzazione scolastica, con adattamenti standard della sicurezza,  utilizzo spazi esterni, strutture del territorio, personale aggiuntivo (docenti o educatori)  secondo esigenze particolari,  DaD non necessaria, sviluppo eventuale utilizzo ITC.

 

  • ZONA GIALLA  (R0 medio basso e < Y)  con regole medie di sicurezza

 

accomodamento ragionevole: Y coefficiente stabilito da CTS Min. Sanità. Organizzazione flessibile per gruppi di alunni, riconversione degli spazi-classe in aule-laboratori, adattamenti accurati della sicurezza soprattutto sulla mobilità interna degli alunni, ampio  utilizzo spazi esterni e strutture del territorio come risorse laboratoriali, personale aggiuntivo (docenti o educatori) in media 1 ogni__ alunni.

DaD non necessaria, sviluppo eventuale utilizzo ITC.

 

  • ZONA ROSSA  (R0 medio alto >Y)  con regole più severe e controlli più frequenti

 

accomodamento ragionevole: organizzazione stretta dei plessi per piccoli gruppi di alunni, riconversione degli spazi-classe in aule-laboratori  dell’organizzazione scolastica, adattamenti molto accurati della sicurezza soprattutto sulla mobilità interna degli alunni, ampio  utilizzo spazi esterni ed eventuali strutture appositamente costruite (es. tende, gazebo) e strutture socio culturali del territorio non come “aule aggiuntive” ma come spazi-laboratori finalizzati, personale aggiuntivo (docenti o educatori) in media 1 ogni ___alunni. Dad da evitare il più possibile, se non nell’istruzione superiore.

 

Pro e contro delle  tre zone e del trimestre sperimentale

In cui trovare accomodamenti ragionevoli

 

  1. il Ministero ha una tradizione gestionale elefantiaca, funzionante su modelli standard comodi da

gestire (es. posti per classe), di carattere burocratico.  Necessaria quindi una visione strategica innovativa sulla gestione del personale, tramite accordi sindacali straordinari.  La gestione del trimestre con un utilizzo più ampio e mirato anche degli educatori potrebbe aiutare la flessibilità  delle scuole.

  1. L’idea delle zone e del  trimestre è realistica e compatibile con l’evoluzione dell’epidemia. Può

mutare nel tempo, ma ha almeno una scadenza preventiva a fine novembre. Un periodo importante dal punto di vista pedagogico verso cui aver cura. Ovviamente alla fine del trimestre la revisione delle zone potrebbe modificare l’organizzazione e le regole di sicurezza.

  1. Per le tre zone e per il primo  trimestre particolare attenzione dovrà essere posta alla scuola

dell’infanzia, in cui potremmo avere anche parametri di personale diverso secondo le zone.

  1. Decisiva sarà una migliore accoglienza possibile degli alunni con disabilità e  disagio sociale, per

garantire ancora di più un accompagnamento al ritorno e l’eguaglianza di opportunità educative.

  1. Non vanno dimenticati i nuovi alunni, le nuove sezioni e classi che si formano nei vari cicli. A questi

andrebbe posta un’attenzione di spazi e di organizzazione più curata, zona per zona.

  1. Merita considerare anche il fatto che la mobilità del personale potrebbe snaturare l’accoglienza a

settembre degli alunni che non incontrerebbero più gli insegnanti lasciati a febbraio. Dovrebbe essere cura della scuola garantire in questi casi che gli insegnanti rimasti in servizio nella scuola garantiscano una maggiore pregnanza relazionale per dare qualità alla relazione educativa al rientro.

  1. Un accomodamento ragionevole per sopperire alle difficoltà presentate ai punti 4,5 e 6 precedenti

potrebbe essere molto utile utilizzare come risorse di accoglienza e articolazioni laboratoriali gli educatori professionali attualmente utilizzati nelle scuole. Si tratta di 54.000 professionisti (dati ISTAT 2020) abitualmente gestiti da appalti comunali. Questi professionisti sono noti alle scuole, hanno spesso molta più continuità educativa dei docenti. Si potrebbero prevedere per loro contratti speciali integrativi alla loro funzione per gli alunni con disabilità con orari aggiuntivi di presenza. Si tratta di un costo qualitativamente mirato. Potrebbe essere certamente necessario almeno per il primo trimestre. Garantirebbero continuità educativa e relazionale. Risponderebbe meglio alle emergenze del rientro.

  1. Naturalmente da dicembre 2020 si potranno riprogettare gli interventi didattici e organizzativi,

tenendo conto dell’evoluzione dell’epidemia.

  1. La soluzione della zona verde, se presente un basso R0, potrebbe essere particolarmente

apprezzata nei molti piccoli paesi e nelle zone periferiche del paese, che spesso hanno pochi alunni per classe o sezione, garantendo anche la presenza attiva della scuola nel suo insieme verso il territorio.

 

  1. INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE

 

Per un positivo rientro a scuola l’informazione e la comunicazione sono indispensabile garanzia di ampia e  diffusa condivisione per le famiglie e gli operatori. Questo su  tutto il panorama delle regole sanitarie, con regolari  iniziative di formazione consapevole, promosse a tutti i livelli

 

Regole precise sul personale inerentiaccomodamento ragionevole

° il controllo sanitario frequente, con garanzia dell’applicazione delle tre T nel territorio;

° informazione e formazione degli insegnanti sulle regole sanitarie da rispettare e condivisione delle metodologie applicative nelle scuole e con gli alunni;

° informazione adeguata a tutte le famiglie, con comune corresponsabilizzazione verso i figli.

° precisazioni  giuridiche e amministrative sulle  responsabilità civili e penali degli operatori come forme di tutela riconosciuta e necessaria

° presenza costante di collaborazione e governance del medico competente,  e dei servizi sociali del comune;

° ampia diffusione di materiale informativo, telefoni dedicati, presenza di consulenti per aiuto agli insegnanti e alle famiglie per un rientro sereno e positivo a scuola;

° trasparenza ma anche riservatezza sui casi di infezione che potessero accadere;

 

  1. PER GLI OPERATORI DELLA SCUOLA PRIMA DELL’INIZIO DELLA SCUOLA

 

3.a   Gruppi riflessivi sull’esperienza di confinamento e della DaD. Nella modalità che si preferisce,

nei tempi e modi ritenuti migliori, tutti gli operatori  potrebbero riflettere insieme sui vissuti professionali, esistenziali, tecnici, didattici. Per ottimizzare quanto appreso dall’esperienza e quanto sia opportuno cambiare al rientro a scuola e prepararsi all’incontro emotivo con gli alunni.

accomodamento ragionevole: questi gruppi devono essere liberamente decisi dagli organi collegiali,  hanno valore sostanziale di formazione e progettazione sul campo, fanno comunità.

Possono naturalmente essere svolti anche con la collaborazione di esperti. Possono anche realizzarsi con la presenza dei genitori e degli studenti. Va impedita una formulazione obbligatoria di modelli vincolanti da parte del Ministero, ma solo promosse, apprezzate ed eventualmente finanziate.

 

3.b   Contatti preliminari con le famiglie. Molto importante è il contatto preliminare con le famiglie per conoscere a fondo la storia di confinamento di ogni bambino e ragazzo e gli eventuali problemi emersi. Serve anche come ri-progettazione del percorso di accoglienza emotiva, sociale e scolastica di ogni alunno.

Va impedita una formula standard stabilita dal Ministero, per evitare sia un atto meramente burocratico.

 

               3.c   condivisione delle regole sanitarie e i protocolli di comportamento

Accomodamenti ragionevoli

–  condivisione interistituzionale  e interprofessionale con i servizi sociali e sanitari delle collaborazioni necessarie in corso d’anno e degli interventi emergenziali preventivi eventualmente necessari;

– controllo garantito dell’infezione o delle immunità a tutti gli operatori adulti, sia poco prima che durante il periodo di lavoro;

–  ampia preparazione e formazione del personale scolastico, sia delle famiglie sia sulla riflessione circa la sia delle regole che verranno adottate a scuola:

accomodamento ragionevole:  partecipazione e collaborazione con il medico competente, dei servizi sociali, ecc..

 

  1. RICOGNIZIONE DELLA SCUOLA PRIMA DELL’APERTURA

 

Da giugno 2020 sarà indispensabile un intenso lavoro di ricognizione degli spazi e degli ambienti in cui organizzare il rientro.

La ricognizione dovrà necessariamente essere svolta con l’ente locale e pianificata secondo le tre ipotesi di zona e la condizione strutturale della scuola, tenendo in massimo conto le esigenze di carattere didattico ed educativo. Si tratta di rendere l’ambiente scuola e gli ambienti educativi esterni alla scuola non solo sicuri, ma anche “pensati” per la didattica e non per il “contenimento” degli alunni.

Accomodamento ragionevole: indispensabile un ragionamento per una sorta di POF straordinario, in cui tutte le risorse umani e materiali siano messe in campo. Particolarmente utile potrebbe essere la preparazione di alcune esperienze sperimentali, quali a puro titolo di esempio:

  • riconversione delle aule-classe in aule-laboratori
  • adattamento degli spazi esterni e vicini alla scuola, come “aule di ricerca” dedicate a temi specifici e ad eventi educativi particolari
  • costruzione di una cartellonistica chiara e attivante la responsabilità dei ragazzi (meglio se adattata dopo con loro)

 

 

  1. IL PRIMO TRIMESTRE SPERIMENTALE DI RITORNO A SCUOLA

 

  1. Un Pof sperimentale di cura

 

Il trimestre va considerato di ri-accoglienza, accoglienza, di cura educativa per un buon rientro.

Alcune  semplici accomodamenti ragionevoli:

  • Valorizzare il lavoro di gruppo come ripristino della relazione tra pari.
  • Eventuale recupero non come ripetizione ma approfondimenti e metodi di ricerca attiva.
  • Ampio utilizzo della valutazione formativa, come strumento di presa di coscienza del sé che apprende e del sé che insegna, per sviluppare zone prossimali di sviluppo più coerenti.

 

  1. Riconquistare la vita da cittadini

 

La riapertura delle scuole potrebbe anche essere l’occasione per un nuovo rapporto integrato con l’Ente locale per favorire la riappropriazione dei nostri ragazzi di tutto l’ambiente di vita.

Accomodamento ragionevole:

Si potrebbero attivare Piani di sistema formativo integrato con l’ente locale e la comunità del paese/città per sviluppare un nuovo riutilizzo degli spazi culturali, sociali, del tempo libero, dello sport, della città in modo integrato, con regole sanitarie e di fruizione condivisi.  In questo caso per la scuola vi è un doppio vantaggio: il primo è di partecipare in modo armonico alla rinascita della città per i bambini e i ragazzi, il secondo è scoprire o meglio ri-scoprire tutti gli ambienti del territorio in cui il fare scuola non sia solo legato all’eccezionalità del Covid-19 ma anche per un utilizzo normale e frequente degli ambienti del territorio come spazi educativi permanenti. Potremmo quindi arrivare ad una sorta di POF del territorio.