Il sistema educativo italiano al tempo del Covid-19: una sfida da cogliere?

di FutureDem. L’epidemia ha messo a dura prova il sistema formativo italiano. Se in questa emergenza la scuola sta resistendo, facendo sentire la sua presenza a milioni di bambini e studenti, lo dobbiamo ai docenti, agli educatori, ai tecnici e ai genitori che hanno accettato con coraggio la sfida di imbastire in pochi giorni una didattica a distanza su cui il nostro Paese non ha mai fatto un investimento strutturale e su cui porta un ritardo di quasi dieci anni.

Quella che è in campo in questo periodo è una didattica a distanza “di emergenza”, con tutti i limiti di una situazione imprevista e difficile. Non tutti sanno usare gli strumenti informatici e le varie piattaforme, sia tra i docenti sia tra gli studenti; alcune famiglie non hanno le risorse economiche per far accedere i figli alle lezioni; alcuni bambini e ragazzi non godono di una situazione familiare tale da consentire loro di seguire le lezioni e svolgere i compiti in un clima sereno e collaborativo; sia gli alunni con difficoltà di apprendimento sia quelli a cui spetta il sostegno non riescono a essere seguiti come meriterebbero.

L’epidemia, costringendo milioni di persone tra le mura domestiche, spesso in condizioni di disagio socio-economico, fisico o psichico, rappresenta un pericoloso acceleratore delle disuguaglianze in molti campi, compreso quello educativo: lo schermo del computer isola e divide, fiacca la concentrazione e ostacola la socializzazione tra pari, mette a dura prova la motivazione personale e richiede una volontà individuale che molti studenti, per motivi più o meno gravi, non possono o non riescono a garantire. Il vero apprendimento, infatti, dipende in larga parte dai luoghi e dalle forme dell’incontro democratico; non ci può essere una pratica liberatoria ed emancipatoria della conoscenza nella negazione totale della vicinanza di corpi e delle relazioni sociali di prossimità che questa circostanza ci impone. Purtroppo ci sono docenti che, anche di fronte alla complessità di questa situazione, non hanno rinunciato a modalità di lezione trasmissive, incentrate sull’acquisizione di un sapere nozionistico, sull’assegnazione di compiti a casa e sulla valutazione delle prestazioni; ma, di contro, ci sono anche insegnanti che hanno sperimentato con passione e in senso innovativo strategie di didattica personalizzata, modalità alternative di valutazione e forme di cooperative learning, scoprendo talvolta proprio nello strumento informatico la possibilità di instaurare una relazione individualizzata che, in presenza, faticavano a costruire. È proprio da questi docenti che occorre ripartire, per capire cosa è possibile conservare di questa esperienza inedita e lanciare così una sfida, difficile ma non impossibile, alla scuola italiana.

Dunque, il Governo deve proseguire nel suo importante impegno volto a colmare le gravi disuguaglianze esistenti sul piano educativo: investimenti per l’acquisto di device da parte di scuole e famiglie e per la diffusione della banda larga, implementazione delle piattaforme, formazione permanente del personale docente. Infatti, solo attraverso l’azione di docenti adeguatamente formati si potranno integrare in modo opportuno le nuove tecnologie nella didattica in presenza, affinché, una volta entrati a pieno titolo nelle scuole, siano a disposizione di tutti e possano così contribuire a moltiplicare i processi di inclusione e uguaglianza.

Questa emergenza, inoltre, potrebbe essere l’occasione per fare passi avanti decisivi verso il riconoscimento ufficiale dell’educazione non formale e la costruzione di un’infrastruttura pubblica digitale permanente di supporto alle attività didattiche a distanza, che FutureDem auspica fin dal 2018. La realizzazione di una piattaforma di tal genere, infatti, darebbe la straordinaria possibilità di avere accesso, in qualsiasi luogo, a una quantità eccezionale di contenuti disciplinari e conoscenze, a vantaggio soprattutto di chi, per le più svariate ragioni (non ultimo per motivi lavorativi), si trova impossibilitato a seguire corsi e lezioni in presenza.

In questo momento problematico, bisogna fare in modo che bambini e studenti non vengano risucchiati dall’emergenza, continuando a coltivare il proprio potenziale e non rinunciando, seppur nella difficoltà, ad ampliare i propri orizzonti. La politica ha il compito di metterli in condizione di farlo al meglio, cogliendo tutte le opportunità insite nella didattica a distanza e ponendole al servizio di un’idea rinnovata di educazione e di didattica in presenza, che non perpetui inaccettabili differenze ma che lavori per la libertà e l’uguaglianza nell’apprendimento di tutti i bambini e i ragazzi. Soltanto così potremo acquisire un patrimonio di conoscenze ed esperienze da mettere a frutto per il futuro e il progresso del nostro Paese.

 

FutureDem

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