Buongiorno ministra Azzolina,

di Dominique Munafò. Come tutti gli insegnanti e tutti gli studenti in questi mesi ho lavorato in da casa, ma il mio lavoro di docente varia molto se svolto in presenza o a distanza; forse è per questo che noi docenti non facciamo smartworking, ma didattica a distanza.

Noi docenti, così come i bambini e i ragazzi, ma anche le loro famiglie ci siamo subito resi conto che insegnare (ed imparare) a distanza è un affare ben diverso dal lavoro svolto giornalmente nelle aule di scuola.

Noi docenti, alunne e alunni, genitori sappiamo bene che andare a scuola non vuol dire trasmettere/conoscere dei contenuti, ma a scuola ci si confronta, si discute, si “recita” noi stessi, con il nostro modo di essere, di muoverci, di parlare, di esprimerci, di ascoltare, di ragionare…, in un modo che davanti ad uno schermo è totalmente differente.

 

Ora la sua idea di svolgere le lezioni con metà alunni in aula e metà a casa mi sembra che non contempli la complessità e la differenza delle due metodologie didattiche, quella in presenza e quella a distanza.

Onestamente…non capisco…mi spieghi…sta pensando ad una sorta di Grande Fratello (lo show televisivo) didattico per cui io mi devo riprendere mentre giro nell’aula per seguire personalmente gli alunni presenti? Poi, per ogni intervento in aula devo passare il mio personale device all’alunno perché chi è a casa possa seguire la lezione? Oppure, immagina una lezione statica in cui dalla cattedra io faccio una lezione a distanza, ma intanto i ragazzi in classe mi vedono in carne e ossa? Potrebbe chiarirmi cosa intende?

 

Le faccio una proposta.

Perché non lavorare sull’autonomia scolastica e fidarsi dei Dirigenti Scolastici? Dato il principio che a Settembre deve ripartire una presenza fisica nelle scuole, non potrebbero essere i DS a decidere chi (alunni e docenti) e con quali modalità rientra a scuola e chi farà ancora didattica a distanza? Potremmo uscire dallo schema della mia classe e della mia aula e avere deI gruppi di apprendimento/insegnamento più flessibili, per esempio. Potrebbero nascere dei modelli molto interessanti, ma soprattutto maggiormente aderenti alle singole realtà del territorio e dell’utenza, che è troppo varia perché si possa  prendere una decisione uguale per tutti: alunni dai 3 ai 19 anni, differenze di disponibilità di device e rete da nord a sud, dalle grandi città ai piccoli centri più isolati, ecc.. Inoltre, i DS potrebbero non scordarsi degli alunni DVA e delle loro complesse e pressanti problematiche.

 

Mi scuso per la lungaggine, ma le chiedo un’ultima cortesia.

Potrebbe astenersi dalla frenesia di fare annunci vaghi e un po’ sconclusionati e lavorare a diverse ipotesi di ripresa dell’anno scolastico? perché non è detto che mr Covid e il suo congiunto R0 ci permetteranno di tornare in aula a Settembre…

E magari reperendo delle risorse che ci permettano di formarci meglio e di avere a disposizione una tecnologia più adeguata.

 

La ringrazio per l’attenzione e le auguro un buon (non semplice) lavoro.

 

Dominique Munafò, docente dell’’Itsos Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, Milano