Nipotini a scuola, nonni al cimitero 2

di Gabriele Boselli. A settembre, riapriranno le scuole   (Franco Battiato, lp. Orizzonti perduti, 1985)-  Sono un nonno 72.nne, obeso, lievemente polipatologico e imbacucchito (di testa non lievemente, dicono i miei figli) ma con un’aspettativa di vita di un’altra decina d’anni, se tutto andasse bene. Sono preoccupato per settembre allorchè, a coronavirus ancora tutt’altro che scomparso, faranno riaprire le scuole. I miei nipotini si salveranno facilmente in forza dell’integrità delle loro difese. Contagiato da loro, necessariamente in mia custodia per i loro genitori al lavoro, io potrei finire anzitempo all’ombra dei cipressi.

I nonni -è un pensiero social non chiaramente espresso ma molto diffuso- devono morire affinchè il resto della società sopravviva. Occorre dunque che di fatto venga meno il criterio di “massima cautela” nei confronti della pandemia. E’ necessario per la pressione del mondo economico e gioverà sicuramente alla riduzione dei costi previdenziali e assistenziali, alla produzione dei beni e all’incremento dei redditi di alcuni.

Certo continuano ad addensarsi nubi nerissime: devastazioni dell’ambiente alla brasiliana o alla cinese  con conseguenti nuove patologie con milioni di morti, ipermigrazioni in Europa dall’Africa e dall’Asia, conseguenti tensioni sociali vicine alle linee di faglia della coesione sociale (v. R.Thom, Teoria delle catastrofi). Si diffondono peraltro tra gli indigeni aspettative improprie (reddito garantito senza -di fatto- alcun obbligo di lavoro) ma gridate e sostenute politicamente. Sempre più diffusa  l’incoscienza dei doveri, anche per assenza di reali fattori di deterrenza a causa della depenalizzazione formale o di fatto di numerosi reati.

Per limitare tutto questo è richiesta una forte ripartenza dell’economia, a qualsiasi costo, foss’anche di altre decine -forse centinaia- di migliaia di morti. Ogni allentamento del lockdown comporta necessariamente un incremento dei decessi, magari solo di qualche migliaia alla volta. Appare quindi socialmente opportuno far anticipare la dipartita a un certo numero di anziani attraverso segregazione nelle RSA dei più deboli o esponendo al contagio in casa gli autosufficienti.

Essendo la pressione dell’economia insostenibile per i vari gruppi di potere politico dominanti, come fare per ridurre la quantità di nonni (esposti a contagio? Per gli esami di stato chiaramente solo prove on line e tutti promossi con voti alti, altrimenti ci penserebbero i TAR ad annullare i giudizi, con seguito di cause allo Stato per danni. Insieme alle folte schiere di avvocati che stanno già preparando migliaia di cause alle ASL per omicidio colposo, per il bilancio pubblico sarebbe il colpo definitivo.

A meno che il dono di Wuhan non scompaia da solo, serve un compromesso tra tutela della vita di noi vecchi e tutela dell’economia. A settembre, occorrerà dunque ridurre il contagio tra gli alunni. Come? Con riarticolazione delle classi in gruppi di cinque riducendo proporzionalmente le ore di lezione per ciascuno di loro (ora molte ore sono peraltro di tempo vanamente impiegato), coinvolgendoli in modo stringente in forme di didattica computerizzata e motivandoli con incentivi e deterrenti allo studio personale sui libri di testo, spesso sino ad oggi intonsi. Altrimenti occorrerebbe triplicare il numero dei docenti o il loro orario di lavoro in classe, cose evidentemente impossibili.