Ora chiudiamo le scuole

di Pippo Frisone. Con una lettera unitaria indirizzata alla Ministra Azzolina, tutti i sindacati hanno chiesto in questa fase di estrema emergenza, l’esclusione di ogni prestazione lavorativa in presenza, “prevedendo, al fine di ridurre al minimo il pericolo di contagi, la chiusura degli edifici scolastici”. E’ il bollettino, emanato giornalmente dalla Protezione civile, a giustificare tale drastica richiesta : al 13 marzo,  oltre 17mila contagi con 1.266 decessi in tutta Italia.

La Lombardia, la regione in assoluto più colpita, registra la metà dei casi con 9.820 contagi  e 890 decessi, 145 più di ieri. La Regione ha chiesto al Governo nuove e più drastiche misure di chiusura degli uffici pubblici e privati, di esercizi commerciali e attività produttive.

La scuola sta vivendo una situazione  paradossale. Alla chiusura delle scuole  nella prima settimana ha fatto seguito soltanto la sospensione delle attività didattiche nelle altre due, lasciando studenti e docenti a casa, impegnati nella didattica a distanza mentre gli edifici scolastici restavano aperti per il lavoro amministrativo e di pulizia.

Con l’aumento del contagio, esteso oramai a tutto il territorio nazionale, il Governo, con il Dpcm dell’11  marzo, estendeva la sospensione delle attività didattiche dalle regioni del nord alle scuole di tutta Italia. Ai dirigenti scolastici e  ai direttori dei servizi venivano date dal Ministero istruzioni che andavano verso una drastica riduzione del personale in presenza,  prevedendo turnazioni e lavoro agile da casa. Il profilo lavorativo più sacrificato nelle riduzioni è apparso quello dei collaboratori scolastici, non potendo svolgere alcun tipo di lavoro agile utile dal proprio domicilio. E’ quindi il lavoro in presenza, seppur ridotto, che necessita di ulteriori interventi  a garanzia della salute dei lavoratori che spesso le scuole non sono messe in grado di garantire. Alla Ministra, di fronte all’aggravarsi dell’emergenza sanitaria, i sindacati hanno chiesto una moratoria di tutte le scadenze  imminenti (organici, mobilità, concorsi..). Come è stato fatto nella prima settimana nelle regioni che sviluppavano i primi focolai del contagio, si proceda a maggior ragione adesso che le cifre del contagio sono decuplicate, alla chiusura totale di tutti gli edifici scolastici fino al 3 aprile, perlomeno in quelle realtà territoriali come la Lombardia, dove l’aumento del contagio sta portando al collasso le strutture sanitarie regionali  e mettendo in serio pericolo la salute dei cittadini.   E con la speranza che poi andrà tutto bene.