La ragazza che non può tornare a scuola

di Gabriele Boselli

 

Mila, una liceale francese, da qualche tempo è perseguitata da minacce di stupro, nonché  tortura e morte: “brûlée à l’acide, enterrée vivante”. Ha dovuto lasciare la scuola ed è sotto protezione della polizia. Motivo?  Sotto stalching da parte di un ragazzo di religione islamica, ha mandato a quel paese (la dizione originale era più cruda) lui e con lui il suo dio.

Violenta, per ora solo verbalmente, la reazione prima dell’interessato e dei suoi amici, poi via social di migliaia di giovani islamici irritati dal fatto che una ragazza -secondo loro lesbica- abbia offeso il giovanotto e Allah insieme.

Fin qui -almeno nella un tempo laicissima Francia- niente di straordinario. In quelle contrade si può bestemmiare il Dio dei cristiani ma Allah guai chi lo tocca. Singolare e a mio avviso assai grave la reazione della magistratura e del ministero della giustizia: la prima ha aperto un procedimento contro la ragazza per “provocation à la haine”, l’altro l’ha accusata di aver nientemeno offeso la libertà di coscienza. Il ministro dell’istruzione ha poi alzato le braccia senza reagire al fatto che la ragazza non può tornare nel suo liceo e in nessun altro senza mettere a repentaglio la propria vita.

Questo episodio, insieme probabilmente a tanti altri che non arrivano a onor di cronaca, indica un tipo di terrorismo che non colpisce fisicamente ma altera gravemente il vissuto delle persone e la sensibilità e la capacità di reagire delle istituzioni. Si spera che questo tipo di fenomeni di criminalità politica non attecchisca anche in Italia, dove la compatibilità etnico-religiosa è per fortuna numericamente meno alterata e, ove avvenisse, le autorità sappiano imporsi con efficacia.

 

Fonte:  Le figaro 05 02 20