Un altro Sud per la scuola, un altro Sud per i nostri studenti


di Franco Buccino. In Campania viviamo in media due anni in meno rispetto al resto dell’Italia, quattro rispetto a Firenze. Questo dato mi è tornato in mente, qualche settimana fa. Quando ho appreso che i nostri studenti del Sud stanno molto più indietro rispetto ai coetanei del Nord, “trascinandoli in basso nelle classifiche internazionali”. Non solo, ma che “è come se la scuola (al Sud) durasse un anno di meno che altrove”.

Il primo dato, riferito alla durata della vita, non fa pensare immediatamente alle strutture sanitarie, ai luoghi in cui si curano le persone. Nessuno pensa, se in Campania e nel Sud si vive di meno, che ciò dipenda dalla responsabilità dei medici, dei pazienti, dei genitori per i minori. In prima battuta pensiamo alle vicende storiche, alla qualità della vita, all’inquinamento ambientale. Alle condizioni socioeconomiche, alla povertà, al lavoro che non c’è. Alla burocrazia, ai servizi pubblici carenti, a cominciare dalle reti e strutture sanitarie malridotte. Che danno spesso il colpo di grazia a tanti poveri cittadini del Sud. E poi ai medici che mancano o a quelli con il doppio lavoro o ai genitori responsabili dell’obesità dei loro bambini, ecc.

Quando parliamo di istruzione, di bagaglio di conoscenze e competenze, prima di indicare le responsabilità di studenti, genitori e docenti, forse dovremmo tener presente lo stesso drammatico contesto del Mezzogiorno. In più i tagli all’istruzione degli ultimi decenni, le politiche scolastiche miopi, l’edilizia trascurata. Prendersela con docenti e genitori meridionali se la scuola non va, è troppo facile, ma è fuorviante. La differenza tra docenti del Nord e quelli del Sud è artificiosa. I docenti che insegnano a Nord sono soprattutto meridionali, e in maggioranza al Sud ritornano. Molti docenti, non solo meridionali, sono precari perché vengono chiamati ogni anno daccapo. Non è una colpa. E neanche un limite professionale. Sono sempre loro che vincono i concorsi quando vengono banditi, e che sono inseriti nelle graduatorie dei supplenti. Con gli stessi titoli e le stesse esperienze.

I genitori al Sud s’interessano dell’educazione dei figli non meno di quelli del Nord. Ma spesso sono più avviliti degli stessi studenti. Se ci fossero nel Mezzogiorno più diplomati e laureati, cambierebbe qualcosa nello sviluppo dei loro territori? Forse aumenterebbe l’esodo dei giovani (con i loro cervelli). O forse avremmo più netturbini laureati, come è capitato di recente in un paese pugliese. Ancora, è difficile immaginare che i genitori, i cittadini, possano fare qualcosa per affrontare le carenze d’ogni tipo degli edifici scolastici o palazzi adibiti a scuole. Oltre a indignarsi e a pagare insieme con i loro figli le conseguenze di un tempo scuola spesso ridotto.

Diversi giornali, a cominciare da Repubblica, si sono mobilitati, e ancora lo stanno facendo, a illustrare e denunciare la miriade di problemi di edilizia scolastica. In Campania, al Sud, ma anche nelle altre regioni del paese. Ho letto sulle pagine milanesi di Repubblica di scuole “sgarrupate” (scrivono proprio così!) della città metropolitana lombarda, un bollettino di guerra incredibile. Dalla metà delle scuole non a norma e senza certificato di agibilità a infissi e bagni disastrati dappertutto, alle trappole per topi, perfino. Solo che a Milano hanno fatto la mappa delle scuole “problematiche”; e con il Comune, orientato a spendere cifre importanti, ci sono la Fondazione Cariplo e la Fondazione Agnelli. A Napoli, al massimo, ci sono studenti e genitori di buona volontà che ripuliscono le loro scuole, autotassandosi.

I docenti delle scuole del Sud non si aspettano che venga riconosciuto il loro impegno ordinario e quello aggiuntivo. Dovuto al contesto, caratterizzato da problemi socioeconomici e da una diffusa povertà educativa. Però è francamente inaccettabile essere accusati di far precipitare l’Italia nelle classifiche Ocse Pisa. E diventa offensivo ritenere che per uscire da tale situazione possa essere sufficiente una maggiore motivazione e preparazione dei nostri docenti. O più impegno e attenzione dei genitori. Occorre rendersi conto che non c’è bisogno di un’altra scuola per il Sud. Ci vuole un altro Sud per la scuola, un altro Sud per i nostri studenti!