Situazioni delle scienze e missione della scuola n.2

di Gabriele Boselli

 

 

Riassunto puntata n.1 (settembre 2019)   E’ da quasi un secolo che -mere tecnologie a parte- non si registrano sviluppi davvero cardinali delle scienze di base, paragonabili a quelli di altre stagioni della storia, ultima i primi trent’anni del secolo scorso. Nella prima puntata ho esaminato le cause di ordine politico, ora quelle inerenti alle strutture linguistiche.

 

 

L’esplosione scientifica della prima modernità in tutte le discipline è dovuta anche all’innesto sulla base dell’unica lingua latina (egemone per 1500 anni) di una pluralità di lingue nazionali e, con esse, dell’affermarsi di una molteplicità di prospettive sul mondo.  Ancora fino a mezzo secolo fa ogni ricerca era pensata e pubblicata il più delle volte nelle varie lingue nazionali; ora dev’esser pensata e almeno pubblicata solo in lingua inglese, lingua di successo perchè lingua del pur obsolescente impero americano e lingua degli affari, ma rassicurante anche perché si avvale di strutture sintattiche relativamente semplici e che non rischiano troppo di favorire l’ideazione e la comunicazione di nuclei di pensiero fortemente complessi e dinamici. Per una lingua essere innervata da strutture sintattiche di quest’ultimo tipo, semplici e rassicuranti, non è un vantaggio ai fini della discontinuità della ricerca; le strutture sintattiche devono a tal fine in certa misura essere complesse e inquietanti.

Oggi la mancata o ridotta interazione (conflittuale e/o sinergica) delle varie strutture linguistiche inibisce la dialettica, luogo di generazione delle idee. Perché? Una lingua non è solo uno strumento, un mezzo per organizzare e comunicare idee preesistenti intorno a oggetti, un procedere accumulativo di risultati vendibili sul mercato senza mutazione delle strutture generativo-trasformazionali del pensare, del conoscere e del sapere. Una lingua è il mondo stesso che si autorappresenta nella sua profondità ed estensione (ipotesi di Boas-Sapir-Worf, anni 50, ora 2017); è, nello stesso tempo, la terra su cui poggiare e l’imprescindibile orizzonte degli eventi. Varie lingue sono varie finestre che dalla casa dell’essere della lingua materna aprono o si chiudono sulla realtà (le cose come appaiono entro le strutture consolidate della mondanità) e sul reale. Più finestre, un più grande orizzonte su un mondo di mondi; meno modi verbali e strutture sintattiche elementari contribuiscono invece a determinare un pensiero più ingessato e resistente al novum. La scienza occidentale si è generata e ri-generata nei millenni a partire dalla varietà delle lingue d’Occidente nella loro comune filiazione dal greco e dal latino e, più remotamente, dal ceppo indoeuropeo.

Quanto sopra acquisisce valenza ermeneutica dei processi epistemici in corso anche per il fatto che l’intelligenza artificiale è stata quasi interamente pensata in inglese e quindi ripeterà nel suo evolversi, comunque di estremo rilievo per tutti gli aspetti della conoscenza e della vita (1), i processi generativo-trasformazionali che innervano quella lingua. Lo farà sistematicamente, senza quelle umane varianti, quei salti, quelle preziose incoerenze che caratterizzano il pensare e il conoscere degli umani.

Dopo le scienze a matrice linguistica classica, dopo le scienze elaborate plurilinguisticamente della modernità, dopo le scienze e prossimamente le intelligenze artificiali a matrice linguistica inglese, spero che in un futuro non troppo remoto un’altra fase della scienza, radicata nella storia e linguisticamente plurale, ci attenda lasciando all’inglese un ruolo prevalentemente “amministrativo”. Mi aspetto molto, oltre che dal potenziale elaborativo delle strutture sintattiche europee, anche da quelle indiane e cinesi.

Per ora la cattività monolinguistica dei luoghi di produzione delle scienze è ancora ben sorvegliata e la liberazione non sarà cosa da attendersi a breve.

 

  • Le applicazioni dell’intelligenza artificiale per mezzo di Internet stanno ad esempio avendo importanti applicazioni nel governo dei flussi elettorali. Agenzie come Cambridge Analityca sono state decisive nel concretizzare in voti la reazione dei ceti meno fortunati in favore di Trump in U.S.A. Idem Rousseau (con M5S) e La Bestia (Lega) in Italia. Certo non a favore degli interessi di questi ceti e della democrazia ma dei committenti e/o delle nuove èlites del potere che hanno in mano questi strumenti. E altri, come la moneta elettronica.

Nonostante siamo appena agli inizi e i computer quantistici siano ancora alla fase sperimentale, l’utilizzabilità di enormi masse di dati attraverso l’AI  già incrementa il potere di chi ne dispone in ogni campo, dal marketing elettorale e merceologico alle strategie militari fino, più modestamente, alla rappresentazione al pubblico ignaro degli apprendimenti scolastici (INVALSI).

 

 

N.Chomsky (1970 circa) Le strutture della sintassi, Laterza

  1. Melucci (2016) Ri-pensare l’educazione negli scenari del post-umano, Encyclopaideia, n.46
  2. Sapir – B. L.Whorf (anni 50) Linguaggio e Relatività, 2017 da Castelvecchi

A.Baricco (2018) The Game, Einaudi