Il dirigente scolastico non dovrebbe essere un cane che si morde la coda

di Enrico Maranzana. La nebulosità che avvolge le problematiche educative, il mancato riconoscimento della loro dimensione, la difesa della tradizionale struttura organizzativa che semplifica, banalizzandola la mission del sistema formativo, sono all’origine dello stato di disagio che la direzione scolastica manifesta.

Emblematico quanto scrive una rivista del settore: “I dirigenti scolastici hanno accumulato negli ultimi vent’anni (dall’introduzione dell’autonomia scolastica) responsabilità, numero di scuole e di studenti da seguire, in un contesto di crescente complessità dell’ecosistema in cui operano”, per attestare lo stress cui è sottoposta la professione dirigenziale.

Un’asserzione che, per introdurre l’origine delle difficoltà e del malessere che i dirigenti scolastici lamentano, contrappone la crescente complessità dell’ecosistema con l’introduzione dell’autonomia scolastica.

Nulla di più sbagliato.

Le norme dell’autonomia scolastica sono conformi al dettato scientifico sull’abbattimento della complessità.

Un problema complesso non può e non deve essere semplificato. La sua soluzione è da ricercare seguendo procedimenti di scomposizione, procedendo per approssimazioni successive: il non riconoscimento della dimensione del problema produce ingovernabilità.

 

L’adozione di rigorose metodologie di sviluppo è essenziale.

 

L’articolo uno del DPR del 99[i]

  1. Stabilisce che la progettualità è la pratica da privilegiare.

Essa consiste nella

  1. Specificazione dei risultati attesi;
  2. Individuazione dei dati disponibili e di quelli necessari;
  3. Formulazione d’ipotesi;
  4. Realizzazione e applicazione di strategie;
  5. Ottenimento di risultati
  6. Gestione del feed-back per capitalizzare le informazioni contenute negli scostamenti tra risultati attesi-risultati ottenuti.
  7. Mostra le fasi della scomposizione del problema formativo:
  8. Analisi del contesto socio-economico in cui la scuola è immersa, per individuarne le aspettative. Specificazione dei risultati attesi sotto forma di competenze generali: rappresenteranno il profilo culturale e professionale dello studente di fine percorso (aspetto formativo).

Il Consiglio di Circolo/d’Istituto ne ha la responsabilità.

  1. La finalità del sistema scuola fornisce il traguardo dei processi d’apprendimento. Le competenze generali sono analizzate per determinare le capacità sottese, fondamento dei percorsi educativi.

Il Collegio dei docenti ne ha la responsabilità.

  1. Le capacità individuate come traguardi della scuola sono da elaborare per essere adattate alla specificità delle classi: forniranno il filo conduttore per tutti gli insegnamenti.

Si tratta della fase dell’istruzione.

Il Consiglio di classe ne ha la responsabilità.

 

E’ fuorviante attribuire all’autonomia scolastica il crescente, oneroso carico cui i dirigenti scolastici sono gravati. E’ sufficiente leggere le convocazioni delle adunanze degli organismi collegiali per costatare come gli adempimenti previsti dalla legge siano stati sistematicamente elusi.

 

I dirigenti scolastici vivono nel passato, quando il mondo evolveva lentamente e la trasmissione del sapere era la finalità dell’insegnamento: la cultura sistemica non è presente, assente è la cognizione di complessità.

[i] L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.