Un sudafricano a Trastevere

di Gabriele Boselli. Dagli anni Novanta  del secolo scorso (età delle “razionalizzazioni” della rete scolastica) all’era Gelmini (taglio di circa  1/3 dei posti della scuola elementare) a più recenti forme di risparmio semi-intenzionale ( un dirigente e un direttore dei servizi amministrativi ogni due o tre istituti), il mondo dell’istruzione è stato l’obiettivo privilegiato di ogni politica di riduzione della spesa pubblica. Per questo a presiedere il MIUR, dalla citata Gelmini a Bussetti, sono state messe figure politicamente deboli e prive di seguito personale nel loro partito, tali comunque da non poter opporre resistenza alle richieste di riduzione della spesa. Meglio ancora se all’inconsistenza politica si aggiungevano l’incompetenza amministrativa e l’impreparazione culturale, piuttosto evidenti qualche volta, drammatiche in un recente caso che non citerò essendo comunque clamorosamente noto.

In ogni stagione della storia un ministro dell’Istruzione, per essere efficace in positivo, dovrebbe avere peso politico, disporre di reti professionali di consenso alla sua persona e detenere prestigio intellettuale ( es. Credaro, Gentile, Bottai, Ermini, Valitutti, Spadolini). Oltre, naturalmente, ad avere effettivamente una visione del mondo scientificamente fondata e una coscienza e una conoscenza pedagogiche.

L’attuale ministro Fioramonti, sapendo che il ministero dell’istruzione è stato considerato da trent’anni una mucca da mungere, dovendo lo Stato pagare misure demagogiche come reddito di cittadinanza e quota 100 ed evitare l’aumento IVA, conoscendo le regole del commercio prova a  chiedere qualche miliardo in più per evitar di finir con l’avere qualche miliardo in meno. Non ha trascurato nemmeno di rafforzare la

richiesta con lo spettro di proprie dimissioni in caso di non ottenimento, il che in verità non ha probabilmente terrorizzato il Governo.

La questione è: questo ministro entusiasta ha la statura politica, l’appoggio partitico, le macchine del consenso e il prestigio intellettuale necessari a dare forza alle sue buone intenzioni?

Quanto a preparazione culturale, considerando i fasti recenti, andiamo bene: già insegnante di economia politica alla pur modesta università sudafricana di Pretoria, dovrebbe avere conservato dalla laurea in filosofia con cui terminò la sua formazione iniziale una certa intelligenza dell’Intero; dagli studi economici e dalla conoscenza dell’inglese potrebbe aver tratto una qualche capacità di accreditamento presso i poteri che sostengono il governo.  Manca di seguito politico e partitico personali e questo è un grosso limite ma potrebbe rimediarvi con una maggior presenza nei media. Se riuscisse a far spettacolo, potrebbe rimediare qualcosa di buono.