La scuola delle treccine blu e dei disabili tagliati fuori

di Franco Buccino. Quando qualche giorno fa è capitato anche a me di far l’elenco dei problemi che avrebbero accompagnato l’anno scolastico fin dal primo giorno, avevo come un presentimento su un qualche accidente che avrebbe attirato l’attenzione di tutti, distogliendola dai problemi più generali e comuni e da chi ne porta addosso la responsabilità.

Ed ecco Scampia: con tutto quello che significa nell’immaginario collettivo. Scampia è un richiamo forte, anche se non si tratta di dispersione o abbandono, di ragazzi coinvolti in traffici di droga o in più modeste baby gang, di scuole malridotte e vandalizzate, di rom incendiari o discariche a cielo aperto. Ma si tratta di un ragazzo di Scampia che non è ammesso in classe per via delle sue treccine blu, contravvenendo al severo regolamento della scuola.

Come se non bastasse si aggiunge una “ghiotta” appendice: una importante scuola paritaria di un quartiere bene nega la frequenza a un alunno con problemi di autismo, regolarmente iscritto e frequentante da un paio d’anni.

Ma parliamo del primo episodio. Confesso che ho seri pregiudizi nei confronti di chi raccoglie e diffonde denunce di questo genere, senza fare tutti gli accertamenti e le valutazioni. E qualche pregiudizio anche nei confronti di chi si rivolge a queste vere e proprie macchine da guerra, che una volta partite non si fermano più. Il fatto in sé non lo meritava, anche se i comportamenti fossero stati tutti discutibili.

Fin dall’inizio è emerso che una scuola avanzata insieme con la preside impegnata ed esigente stanno aiutando in modo impeccabile un ragazzo con qualche problema. E lo continueranno a fare imperturbabili nonostante l’incidente. Di ciò sono convinti, nonostante i distinguo, anche i familiari.

Una scuola come questa, secondo me, ha il diritto di essere severa e di pretendere il rispetto di un regolamento. Una scuola che ferma il percorso scolastico di un alunno, nel senso che lo boccia. Ma contemporaneamente organizza ed offre un percorso alternativo che gli fa non solo “recuperare” l’anno nelle varie discipline ma gli permette di approfondirne alcune. Alle quali si dedicherà nella scuola superiore.

Una scuola così io la consiglio, perché è fatta di persone motivate e che motivano. Si paga uno scotto, se lo vogliamo chiamar così: ha bisogno di regole, condivise ma sempre regole. A differenza di altre scuole, che bocciano senza alternative, incapaci di motivare, inopinatamente e gratuitamente severe in alcune circostanze. Un episodio analogo in una di queste scuole potrebbe essere denunciato dai denuncianti di mestiere. La pubblica denuncia avrebbe per lo meno il merito di obbligare la scuola coinvolta a un momento di analisi e riflessione.

Il secondo episodio ha una sua esemplarità, anzi una doppia esemplarità. Il sostegno agli alunni con disabilità, previsto dalla legge e confermato da tante sentenze che ogni anno ne aumentano le ore, tra i tanti problemi, nella sua attuazione, si scontra in particolare con la mancata continuità didattica e con la carenza di insegnanti forniti del titolo. E con i tempi di assegnazione alle scuole e alle classi. È un fenomeno diffuso di cui pagano le conseguenze tanti alunni con disabilità, molti dei quali per libera(?) scelta dei genitori ancora non hanno cominciato a frequentare.

E pensare che questo doveva essere un anno particolare per gli alunni con disabilità e non solo: nuove norme relative a continuità, commissioni, gruppi, procedure. Il problema dei problemi rimane il divario tra l’organico di diritto e l’organico di fatto, gonfiato dalle deroghe, e insieme l’utilizzo di docenti senza titolo specifico, soprattutto al Nord. Problemi che non risparmiano neppure le scuole private paritarie. Solo che i genitori dei loro alunni, anche per via delle rette che pagano, sono molto più esigenti.

Mentre noi leggiamo e parliamo di questi episodi, continua il difficile avvio dell’anno scolastico a Napoli e in Campania. Noi possiamo anche essere distratti da questi fatti denunciati e circoscritti; di sicuro non si deve distrarre l’Amministrazione scolastica, alle prese con problemi ben più gravi e generali.