Maturità, pregiudizi sul Sud

di Franco Buccino.

Siamo alle solite. Della maturità 2019, archiviate novità e simulazioni, superato lo scoglio di matematica con fisica, digerito le tre buste al posto della tesina, resta solo la polemica sulle regioni del Sud che hanno fatto incetta di 100 e lode. A cominciare dalla nostra regione, la Campania.

Una polemica che rischia quest’anno di essere più pungente del solito, sviluppandosi in un contesto di autonomia differenziata, che vede proprio sull’istruzione le maggiori contrapposizioni. I seri e compassati sistemi scolastici lombardo-veneti contro la gestione allegra e disinvolta delle prodighe scuole meridionali.

Premesso che, a scanso di equivoci, i dati forniti dal Miur confermano che nel Sud ci sono stati più 100 e lode che non altrove, bisogna forse guardare con più distacco e oggettività numeri e percentuali. A cominciare dalla Campania che ha il più alto numero di lodi, è vero, ma in numero assoluto, mentre in percentuale, cioè sul numero complessivo di diplomati, supera di poco la media nazionale, quasi 2% rispetto a 1,6%.

I voti alti e le lodi, come sanno tutti, si incontrano nei licei; nei classici il numero delle lodi raggiunge il 5,3%. Ebbene, la maggioranza degli iscritti al classico li troviamo nel Lazio e nelle regioni meridionali. E poi, a far venire qualche dubbio che i prof del Sud siano di manica larga, c’è un dato fornito dal Miur anch’esso interessante. La Campania è la regione col maggior numero di diplomati con 60, che è il voto minimo per ottenere il diploma.

Rimane comunque il fatto che le lodi sono di più al Sud. In palese contraddizione con le prove Invalsi, che vedono la classifica completamente ribaltata. E riprende piede la responsabilità degli insegnanti al Sud. Gli stessi che davano un aiutino ai loro alunni nello svolgimento delle prove Invalsi, prima che introducessero i computer (ricordate!), ora alzano i voti agli esami ai loro studenti.

C’è qualche pregiudizio di troppo nei confronti dei ragazzi del Sud e dei loro insegnanti. Intanto gli insegnanti, la maggior parte, per anni hanno insegnato nelle scuole del Nord. Fontana e Zaia vogliono far di tutto per non farli tornare a Sud. E li capiamo: un continuo turn over è un problema serio per le scuole. E però è difficile immaginare che gli stessi docenti al Nord siano seri e preparati, al Sud fannulloni e ignoranti.

Le prove Invalsi non servono ad emettere sentenze, avrebbero un senso se ne facessero un buon uso i decisori delle politiche scolastiche. La valutazione degli alunni spetta ai loro insegnanti, essi sanno il punto di partenza, l’impegno e il contesto in cui i ragazzi si muovono. Sì, forse qualche volta danno un sessanta a uno che non raggiunge la sufficienza, e qualche lode a ragazzi bravi, molto al di sopra della media, ma non eccellenti. Non è facile stare nelle scuole del Sud, sia per gli studenti che per i docenti. Con tutti i problemi di spazi, sicurezza, laboratori e palestre inesistenti o malridotti, le difficoltà degli enti locali a garantire un dignitoso diritto allo studio, niente sul territorio con cui integrarsi.

E non li aspetta, spesso, un destino diverso quelli che prendono sessanta o 100 e lode. Si ritroveranno in piazza disoccupati o con le valige per andarsene al Nord e all’estero a cercare un lavoro.