Modelli educativi: la buona scuola del 2015 VS TU 297/94

di Enrico Maranzana. La contrapposizione tra i due modelli scolastici è stata messa in risalto nella presentazione del disegno di legge Aprea del 2008. Il progetto legislativo che ha dettato le linee guida della legge 107/2015: “Con la presente proposta di legge si intende proporre un modello che punti a trasformare radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche .. che si fonda sulla iper-regolazione dello Stato.. piuttosto che sui risultati”.

 

Le seguenti questioni sono il fondamento della conflittualità:

Controllare i risultati o i processi?

Chi controlla i risultati considera l’ambiente di produzione come una scatola nera: gli esiti dei lavori sono il suo solo interesse.

E’ d’inaudita gravità, non solo in questo contesto, il fatto che il legislatore non sia stato in grado di definire correttamente i risultati attesi: evidentemente non conosce il significato di “obiettivi formativi prioritari” [CFR comma 7 della legge 107/2015].

 

Per focalizzare i processi si deve possedere una visione d’insieme dell’attività lavorativa e, se si condivide la strategia [efficacia], si può intervenire per ottimizzarne l’efficienza.

Società statica o società che evolve imprevedibilmente?

L’ossatura della buona scuola è la trasmissione delle conoscenze. La titolazione della legge lo dichiara: il servizio scolastico è orientato all’istruzione. Alla radice di tale decisione è da collocare la certezza degli assunti dell’ambiente di riferimento.

 

L’esplosione delle conoscenze e la loro inimmaginabile evoluzione hanno guidato gli estensori dei decreti delegati del 74. Per fronteggiare tali eventi è stato posto a fondamento del servizio scolastico lo sviluppo e il potenziamento delle capacità dei giovani. Essi devono essere in grado di interagire positivamente con ambienti ignoti.

L’educazione è la finalità del sistema.

 

L’attività scolastica é semplice o complessa?

La dimensione del problema ha generato il dilemma.

La buona scuola vede il servizio scolastico frazionato nei diversi insegnamenti e lo semplifica. I singoli docenti, se meritevoli, saranno premiati.

 

La complessità del problema è stata abbattuta nel 1974, seguendo un procedendo che avanza per successive approssimazioni:

  • Inizialmente è stato affrontato il rapporto scuola società (aspetto formativo) con l’elencazione delle prestazioni che gli studenti devono fornire al termine dei loro itinerari scolastici;
  • Le prestazioni individuate danno accesso alla “programmazione dell’azione educativa”:
  • Si esplicitano le capacità che gli studenti devono sviluppare, espresse in funzione della loro osservabilità;
  • Si formulano e si gestiscono ipotesi per il loro conseguimento;
  • Si valutano gli esiti e si gestisce il feed-back;
  • Le ipotesi di lavoro sono rielaborate per adattarle alla specificità degli studenti delle singole classi; sono specificati i traguardi cui, nel breve periodo, tutti gli insegnamenti devono mirare;
  • Chiude la scomposizione il momento esecutivo che consiste nella progettazione e nella gestione di “occasioni d’apprendimento”. Queste sono finalizzate sia alla conquista dei traguardi comuni, sia alla proposizione di una corretta immagine della disciplina.

 

La struttura decisionale dev’essere gerarchica o collegiale?

Il modello organizzativo lineare è struttura rigida, idoneo a dominare situazioni semplici e di facile governo.

L’aver orientato il sistema scolastico all’educazione implica il coinvolgimento di una pluralità di competenze: è da dominare un compito di smisurata ampiezza.

L’intricata situazione richiede una struttura decisionale idonea: le funzioni e i compiti sono da incrociare: il sistema deve essere dotato di meccanismi d’autoregolazione.