Corsi concorsi e ricorsi. Nuove proposte

di Franco Buccino. Il concorso per dirigenti scolastici, ormai in avanzata fase di svolgimento, è stato annullato dal Tar Lazio per gravi irregolarità. L’Amministrazione scolastica stava già valutando l’ipotesi di far ripetere lo scritto: per l’incredibile numero di ricorsi che i candidati hanno prodotto e per le anomalie denunciate da più parti. Ora però vestirà i panni di chi vuole salvare il concorso per evitare i gravi contraccolpi di inizio anno, quando migliaia di scuole saranno senza dirigente. Senza dire poi quanti controricorsi partiranno da quelli che il concorso lo avevano superato.

Nella scuola il numero degli addetti, la varietà di rapporti di lavoro, la ripetizione parossistica di una serie di operazioni, danno vita a un ciclo continuo di ricorsi, che non solo creano caos, sospetti, risultati sballati, tempi sempre più lunghi di attuazione di corsi e concorsi, ma spesso intralciano pesantemente il regolare svolgimento delle lezioni. Negli anni passati si trattava di ricorsi e controricorsi che nella scuola nascevano e nella scuola si concludevano. Poi la musica è cambiata. Man mano il ricorso è diventato sempre più “scientifico”, è passato dalle mani di addetti dell’Ufficio sindacale in quelle di procuratori, avvocati, uffici legali.

Si propongono ricorsi a tutti, in tutte le situazioni. A chi non ha i requisiti di servizi, a chi neanche il titolo di studio, a chi non ha superato lo scritto. All’inizio ci sembrava impossibile, ma presto abbiamo dovuto ricrederci. Peccato che le cose vadano particolarmente male nei concorsi per dirigenti scolastici. Quel che succede adesso già si è ripetuto nel recente passato. Sono sconcertati non solo alunni e famiglie, ma anche tanti giovani insegnanti e aspiranti insegnanti. Le stanno tentando tutte nell’organizzare il reclutamento dei dirigenti scolastici.

Ma siamo lontani da una soluzione accettabile, un concorso cioè che selezioni i migliori e che non offra il fianco a facili ricorsi. È venuto il momento di esprimersi liberamente su nuove procedure di reclutamento, esplorando anche terreni infidi. E infatti le due idee che mi vengono in mente, derivano entrambe dalle cose che ci dicevamo negli anni “eroici” del post Sessantotto. Quando pensavamo che il riconoscimento della professionalità, la stessa individuazione del futuro preside, dovessero essere interni alla scuola, dovessero venire dal mondo degli insegnanti.

Il tutto si sintetizzava nel famoso “preside elettivo”, il primus inter pares. L’irruenza, la voglia di provocare, non ci portarono bene in quelle “battaglie; e soprattutto non fecero emergere quello che di positivo c’era nelle proposte.

La prima idea è di realizzare nelle scuole una sorta di primarie per individuare i docenti che possono partecipare al corso-concorso a dirigente scolastico. Essere scelti, anche come unico requisito. Senza possibilità di ricorsi… Più in linea con il ruolo e la missione della scuola, con la funzione collegiale e cooperativa che praticano nella loro attività docenti e dirigenti. Si tratterebbe di una prima scrematura: i prescelti avrebbero quelle doti che i docenti ritengono fondamentali per svolgere al meglio il ruolo di dirigente e, intanto, per partecipare al corso concorso.

La seconda idea è di far scegliere ai dirigenti scolastici del territorio i colleghi che dovranno entrare, nello stesso tempo, nelle commissioni d’esame e nei team di formatori per il corso concorso. E così avremo dirigenti e docenti nel percorso formativo che già si conoscono, già hanno sperimentato moduli e soluzioni didattiche, lavorando assieme sul campo. Dovrebbero essere un po’ il meglio delle due categorie. Proprio per questo dovranno stipulare fin dall’inizio un vero e proprio patto formativo di piena corresponsabilità nelle azioni progettuali del corso concorso. Impegnandosi i corsisti a mettere da parte denunce, reclami e ricorsi, e ad accettare i risultati. Così come fanno la quasi totalità degli studenti con i loro insegnanti.