Landini, l’unità sindacale e il campo largo

di Pippo Frisone
“Abbiamo bisogno di un sindacato confederale unitario. E’ una scelta obbligata”…a dirlo era stata Susanna Camusso, prima di passare le consegne a Landini nella sua relazione d’addio al XVIII Congresso di Bari. Unità come condizione necessaria anche per rianimare il campo largo di una sinistra sempre più sfilacciata e indebolita, con quel suo richiamo di marxiana memoria, mai consegnato alla Storia :Lavoratori di tutto il mondo unitevi!. Messaggio tanto chiaro quanto mai attuale La Cisl con la segretaria Furlan, raccogliendo l’invito, rilanciava l’unità con “ apriamo un nuovo cantiere partendo dal basso” perché l’unità sindacale è una conquista giornaliera quando si ha una rappresentanza così vasta”. Per Landini, che parlava a Palermo il 3 maggio , son venuti meno oramai tutti gli ostacoli ideologici e politici che in passato hanno sempre frenato e impedito che i processi unitari fossero portati a termine. Quegli stessi partiti che erano alla base di quelle divisioni non ci sono più . Landini parlava di Sindacato unitario non unico, schierandosi a difesa della libertà sindacale, senza escludere i movimenti. A partire da quello degli studenti e delle donne che ultimamente hanno vivacizzato quel campo largo della sinistra, sempre più sfilacciato e confuso. Non che in passato non si sia tentato di mettere assieme CGIL-CISL e UIL. Ci sono andati vicino nel periodo 1972-1984. Allora furono i movimenti, l’autunno caldo a scuotere i sindacati e a costituire un contesto favorevole alla nascita della federazione unitaria. Prima il ’68 e più ancora il ’69, gli scioperi spontanei , la nascita dei Consigli di fabbrica che mandarono in soffitta le vecchie Commissioni interne, mentre nel ’70 vedeva la luce lo Statuto dei lavoratori. In testa a tutti c’erano i metalmeccanici di FIOM-FIM e UILM che anticiparono tutti nei processi di fusione : nasceva cosi la FLM. Poche altre categorie seguirono quell’esempio ; i Chimici con la Fulc, gli Edili con la Flc, i Tessili con la Fulta…Nell’assemblea nazionale unitaria di Firenze nel 70 si gettarono le basi al Patto Federativo e la nascita della Federazione CGIL-CISL-UIL. Di fatto si trattò di una sommatoria dei gruppi dirigenti appartenenti a ciascuna O.S. Quindi non si trattò di una unità organica, praticata come abbiam visto solo da alcune categorie ma di un sindacato unitario, organizzato in federazione, progetto quest’ultimo che alla fine prevalse, rappresentando la giusta mediazione tra i settori più avanzati dell’industria e quelli più moderati del Pubblico Impiego. Furono quelli anche gli anni della crisi petrolifera, del compromesso storico, del terrorismo e del referendum sulla scala mobile che segnò nell’85 la rottura e il superamento della federazione unitaria che venne definitivamente accantonato. Fallì quella volta sia il tentativo dell’unita di tutti sia quella dell’unità a pezzi che vide nei metalmeccanici la punta più avanzata, non a caso definita la quarta Confederazione. Ad oltre quarant’anni di distanza Landini rilancia e ci riprova. E’ maturo il tempo della ri- nascita di un sindacato non unico ma unitario, capace di dar vita e prospettiva anche a quel campo largo delle forze riformiste e di centro-sinistra ? L’unità d’azione non basta più come non basta più al sindacato marciare separati per colpire uniti. E se cominciassimo a rilanciare quell’unità a pezzi, partendo proprio dai settori della conoscenza? Una legge sulla rappresentanza c’è già e le elezioni delle RSU sono oramai un fatto consolidato nella scuola e in tutto il pubblico impiego. Perché no, alle prossime elezioni delle RSU non presentare liste unitarie CGIL-CISL-UIL ? Potrebbe essere l’avvio di un processo, un primo passo che forse varrebbe la pena tentare, proprio perché partirebbe dal basso, coinvolgendo tutti i lavoratori iscritti e non nei luoghi di lavoro. Un sindacato unitario, non più cinghia di trasmissione di partiti politici al governo o all’opposizione ma soggetto politico autonomo che dà una prima prova di unità e nello stesso tempo a rianimare una sinistra smarrita e confusa , cercando di ridargli un’anima, là dove l’aveva persa e smarrita: il lavoro.