Finalmente parole chiare sulla scuola: “Priorità assoluta: aiutare i nostri giovani a farsi una famiglia”. Parola di Ministro

di Aristarco Ammazzacaffè. Sono sempre più dell’avviso che il nostro Ministro è sottovalutato. Nessuno purtroppo legge e riporta quello che dice. E anche se lo legge o lo sente non ci fa caso e lo smemorizza subito i suoi pensieri. Peccato. Io a scuola ci aprirei ogni volta un dibattitto su, ma anche giù e di lato, come merita. Altro che educazione civica! È lui l’educazione civica del nostro sistema di istruzione! Anche se a guardarlo non sembra. Fateci caso.
Prendete ad esempio la sua ultima intervista alla Stampa di Torino su Famiglia e dintorni (19 aprile). Pensate, me ne stavo dimenticando – ma si può?! -, mentre è un punto fermo del suo pensiero pedagogico e sociale. Più o meno.
Qui lui parte ovviamente – perché ha un pensiero lungo, lui – dagli emigranti che cercano rifugio in Italia, avendone diritto. E c’è un motivo nobile: li vuole tutelare. È il suo chiodo fisso. Ovviamente chiudendo i porti. La ragione umanitaria (a coglierne il filo) è che, in questo modo, quelli che sono già qui non avranno concorrenti e non ne nasceranno conflitti.
– Teniamoci allora – dice – quelli che sono già qui e non si può rimandarli indietro; e aiutiamoli pure a integrarsi. Ma fermi lì. Ed è qui che si supera: “Penso però, che il nostro primo pensiero debba sempre essere quello di aiutare i nostri giovani affinché possano farsi una famiglia, avere dei figli, vivere con serenità il loro progetto di vita. La ritengo una priorità assoluta».
Affermazioni, come si vede, ragguardevoli. Un pensiero pedagogico ma anche soteriologico e glottologico, se ve ne intendete, decisamente forte: che colpisce e tramortisce, ma anche stupisce, a scelta. Tanto che uno si chiede: ma come fa?! Mah!
Si vede comunque che è un tipo che ci crede. Il riferimento alla famiglia e ai nostri giovani perché ne abbiano una – con figli e tanta serenità e un progetto di vita buono, mica così così, – non lo ha inserito a caso nell’intervista citata, come un Conte qualsiasi nell’attuale governo. Si tratta di un punto di forza della sua pedagogia, che ha evidenti punti di contatto con la sociologia e l’astrologia (con quest’ultima soprattutto, se ve ne intendete. Altrimenti lasciate perdere). Lui ne è assolutamente convinto e – come ha anche dichiarato – convintamente lo difende. Addirittura a spada tratta.
(Le armi da fuoco – ha confessato – gli fanno un po’ senso, sensibile com’è. Capisce e comprende però anche Salvini, che preferisce la mitraglia, avendo le sue buone ragioni. Comunque, le mitragliette che il Capitano ha nella sua casa di Milano e a Roma nel suo ufficio al ministero, sono – ha comunque rassicurato – solo per uso personale e collezione domestica o istituzionale. Così.).

C’è anche un altro aspetto di lui che convince e desta apprezzamento nella sua cerchia di amici: pochi, certo; ma di bocca buona. Pensate, lo ammirano.
È emerso – tale aspetto – in occasione dell’ultima trattativa sindacale sulla scuola. In cui ha affrontato i sindacati – che avevano presumibilmente deciso da prima di revocare lo sciopero indetto – dimostrando, con la sua fermezza, non richiesta ma comunque tosta, di essere fino in fondo uomo delle istituzioni e con la schiena dritta (ha fatto l’insegnante di educazione fisica in tutta la sua vita precedente).

Ma è nella gestione dell’intesa raggiunta che è emerso a chiare lettere la statura del personaggio. Tanto che ormai si parla di lui come dello statista del Varesotto.
Infatti, per rendere non solo trasparente il risultato della trattativa, ma anche accreditarsi ulteriormente e consolidare la sua immagine di uomo di governo e negoziatore vittorioso per il bene di tutti, ha diffuso ovunque una sorta di locandina con due frasette sull’intesa, che si fa fatica a leggere, e sullo sfondo, a tutto formato, la sua faccia a sorriso lungo-orizzontale (lo stoppano le orecchie) e, in alto a sinistra e in tutta evidenza, il logo giusto.
– Logo del MIUR – direste subito, trattandosi di attività – quella negoziale coi sindacati – squisitamente ministeriale.
Troppo ovvio; banale per lui.
– Del Governo, allora – rilanciate
Macchè! Contro ogni ovvia aspettativa, ci trovate invece il logo della Lega! E bello grande e vistoso. E sulla sinistra del logo, a colori e con tanto di Alberto da Giussano armato di spadone (tipo quello di “re Carlo che tornava dalla guerra” di De Andrè): il nome del capitano e condottiero del popolo sovrano: Salvini Matteo e, subito sotto, per non sbagliare: Salvini premier.
Insomma, un’operazione che lo consacra definitivamente per quello che è o quello che non è. A scelta o a piacere. Si può!
Eppure a guardarlo non sembra.
Comunque siamo stati veramente fortunati, se ci pensate! Con lui alla scuola è andata proprio bene. Una bella fortuna! E come ride poi! Impressionante come ride!