Una notizia promettente: per l’accesso alla loro scuola, finalmente controllo biometrico per i Dirigenti scolastici !

di Aristarco Ammazzacaffè
La Commissione Cultura della Camera ha dunque votato che i docenti no, ma i presidi sì: saranno obbligati a identificarsi – i dirigenti scolastici (DS) – se vogliono entrare nella scuola che essi dirigono.
Praticamente, si tratta di verificare, con i controlli previsti nell’apposito disegno di legge, né più né meno che ‘l’identità’ del capo di istituto quando entra nella scuola che dirige; e di fare tale verifica attraverso una strumentazione nientemeno che biometrica, se capite bene.
Attraverso cioè le impronte digitali o anche il controllo dell’iride, come chiarisce il testo approvato. Non è escluso, pare, il controllo del cristallino. Ma solo come prova del nove, sembra.
A questo punto, solo un interrogativo. Le verifiche, si legge nel testo approvato, sono previste “al primo accesso”, come elegantemente il testo ministeriale propone. E il ‘recesso’ – qui nel senso di uscita – che fine fa? Se uno esce subito dopo l’accesso e non rientra, che succede? Sono semplicemente fatti suoi? E risponderà quindi essenzialmente alla propria coscienza? E così impara!? O altro? Mah! Comunque problemi.
Ovviamente, proteste vigorose degli interessati. Ma i ministri coinvolti hanno sfoderato – bisogna riconoscerlo – le loro sacrosante ragioni.
Per esempio, la Bongiorno Giulia, Ministro della Pubblica Amministrazione, che di scuola ne capisce e sa come si svolge la giornata di un DS – tra istituto di titolarità, scuole in reggenza, plessi in altri comuni, relazioni pubbliche non delegabili al personale di portineria … – è scesa subito in campo, dopo l’approvazione del disegno di legge, per sottolineare che il provvedimento viene preso “per ragioni di sicurezza” e serve a “rendere trasparente la presenza dei DS quando ce n’è bisogno”. Per carità, nessun intento persecutorio, dice. Solo un buffettino confidenziale come messaggio. Mica sberle. Né tampoco calci. Ci mancherebbe. Mica sono Rom.
E il Bussetti Marco, che in fin dei conti è il Ministro dei DS?
Il Bussetti, raccontano le cronache, dopo il voto della Commissione, ha scelto di non parlare. Però sorride. Ha il sorriso identitario, lui. È fatto così
Comunque, in precedenza, si era già detto subito favorevole alle misure di controllo identificativo previste dal provvedimento. In quella circostanza è stato esplicito, e solerte, rispetto alle ‘ragioni di sicurezza’: ”Il Decreto è necessario per assicurare alle scuole la presenza costante dei DS. Purtroppo viviamo in mezzo a mille tentazioni: le offerte settimanali di ESSELUNGA, i sottocosto stagionale della COOP, i saldi occasionali di Armani Emporio. E chissà cos’altro – insinua -. Va assolutamente impedito che ne siano travolti anche i DS durante il loro orario di lavoro. Nessun divieto pregiudiziale. Solo una misura per preservarli da queste tentazioni.”.
E per chiarire il concetto della sicurezza, non esita a richiamare l’eventualità preoccupante che si sappia in giro che il DS non è a scuola. Perché in questi casi può succedere di tutto: che piova in classe, che pezzi di muro o di soffitto crollino, che ladri, sfuggendo alla portineria, rubino nei laboratori, che scoppi la caldaia, che una mamma infuriata voglia vendicare il 3 di suo figlio in matematica e nessuno la blocchi…. No, cari DS, non possiamo permettercelo. Perché la vostra presenza è garanzia di sicurezza per tutta la scuola. È fondamentale si sappia che in istituto ci siete e sempre; e vada quindi tolta di mezzo ogni tentazione.”
E conclude: “Denuncerò alla Corte dei Conti chiunque insinua che, da parte nostra, ci sia, verso i presidi, un qualsivoglia accanimento terapeutico, come si dice in questi casi. Non ho mai detto niente di simile ufficialmente. E neanche la Ministra Bongiorno, mia compagna di partito, con la quale non posso ovviamente non essere d’accordo. Mi sembra. Comunque (e qui appare quasi pensieroso, per come può) provate voi a mettervi nei miei panni”.

il messaggio è dunque chiaro e certamente condivisibile da chi vuole: è con i controlli sui presidi – però biometrici, per rispetto al ruolo – che la battaglia per la sicurezza sarà vinta; e solo così finalmente i muri avranno meno ragioni per cadere e fare vittime, l’acqua di infiltrarsi tra le pareti e fare danni e lo spinello, almeno negli intervalli, di essere preferito alla spremuta di Tarocco rosso di Catania – o anche solo di “Sanguinello, se vi piace di più -”; eccetera.

Un ultimo flash sul coinvolgimento del Premier Conte, casualmente informato sul disegno di legge nel corridoio di Palazzo Chigi. Premier Conte che, dopo aver ascoltato i ministri, ha voluto ovviamente dire la sua, riferendo del suo colloquio, di qualche giorno prima, … con il filosofo Emanuele Severino. Colloquio da lui trasformato, nientemeno! in una intervista per Repubblica, i cui contenuti ha voluto riportare pari pari ai suoi due ministri; comprese alcune note autobiografiche. Come, ad esempio, che “la filosofia è una sua antica passione” e che – sempre la filosofia – “ha contribuito alla sua formazione culturale” che l’ha portato in alto, dove si compiace di trovarsi bene o qualcosa del genere. Cose del genere, insomma. Cose che i ministri in qualche modo apprezzano, come hanno raccontato poi ai loro rispettivi partner: “Sono comunque notizie all’acqua di rosa – confidano entrambi -. Tutto sommato, non c’è da strapparsi i capelli. D’altra parte, in questi casi che si può fare? È sempre il premier“.
Chiaro comunque il messaggio del Conte per entrambi i ministri: lui non è solo l’avvocato del popolo e di chi ne fa le veci. In lui c’è dell’altro. C’è il fine intellettuale – dice senza dirlo – che capisce nientemeno un filosofo come Severino, che non è proprio un Ernesto Galli della Loggia qualsiasi.
Forte!
E infine chiede: “Capite?”.
Raccontano le cronache prossime venture che la Bongiorno Giulia lo scruta seria e gli fa: – Capire, cosa? -. Lui la guarda, stralunato e interdetto; non se l’aspettava. Dalla bocca non gli esce niente. Anche i suoi capelli – sempre così a modo – hanno un attimo di sbandamento. Però proprio un attimo.
E Bussetti che fa? No! non si può! Lui ride.