La nuova istruzione professionale

di Daniela M. Rosetta. Dall’anno scolastico 2018/2019 l’istruzione professionale cambia.
Gli istituti professionali in Italia sono circa 2.000 e contano 420.000 iscritti. Le motivazioni del cambiamento partono da un’esigenza sociale: il mondo del lavoro cambia e bisogna dare una risposta in coerenza con le competenze richieste.
La Fondazione Agnelli ha denunciato la difficoltà dei diplomati professionali: nei primi due anni dopo il diploma solo nel 42% dei casi trovano lavoro, inoltre negli ultimi anni il tasso di iscrizione ai professionali è diminuito arrivando al 14%.
Per superare queste difficoltà sono necessarie competenze specifiche della figura professionale in uscita e competenze trasversali che permettano in sinergia di affrontare il cambiamento in atto, sociale e tecnologico, per facilitare ai giovani diplomati la transizione nel mondo del lavoro in connessione con le richieste del territorio.

Secondo i dati raccolti nell’ultimo Rapporto sulla Conoscenza 2018 a cura dell’Istat, l’Italia è in ritardo rispetto agli standard degli altri paesi europei nelle competenze informatiche richieste nel mondo del lavoro.
Alla scuola viene richiesto un adeguamento della formazione rispetto alle trasformazioni in atto.
La legge conosciuta come la “Buona Scuola” (legge n. 107 del 13 luglio 2015) ha previsto all’articolo 1 (commi 180 e 181, lett. d) un’apposita delega legislativa sulla “revisione dei percorsi dell’istruzione professionale”.
Il Governo ha successivamente proceduto all’approvazione del Decreto Legislativo n. 61 del 13 aprile 2017 per dare attuazione a quanto previsto dalla legge n° 107.
L’avvio dei nuovi percorsi è partito da questo anno scolastico 2018-2019 per tutte le classi prime e
andrà a regime nell’anno scolastico 2022/2023 con la definitiva abrogazione del D.P.R. n. 87/2010, che attualmente disciplina gli Istituti Professionali di Stato.
Il Decreto 61/2017 modifica completamente la struttura dell’istruzione professionale italiana.
I nuovi indirizzi sono stati predisposti in coerenza con il sistema produttivo che caratterizza il “Made in Italy”, con una continua attenzione al miglioramento delle competenze informatiche e infine, non meno importante, con uno sguardo attento rivolto alle future nuove professioni.
L’intento è costruire nuove figure professionali che possano essere competitive sul mercato progettando una innovativa attività didattica adatta agli studenti dei professionali: queste le nuove sfide per una filiera scolastica sempre più in affanno.

Si tratta di un nuovo approccio didattico, che utilizza una metodologia induttiva ed esperienziale e parte da compiti di vita reale, da un’attenzione al singolo studente attraverso la personalizzazione, un maggiore incremento dell’attività laboratoriale, una progettazione sempre più interdisciplinare dei percorsi didattici.
Tanti e coerenti con le dispositive europee sono i punti di forza dei nuovi professionali, sulla carta, ma tanti sono i cambiamenti che vengono richiesti agli insegnanti dei nuovi professionali; peccato che il tutto venga richiesto a noi a costo zero, e che i docenti non siano sempre supportati da formazione tempestiva e da adeguati riconoscimenti.
Daniela M. Rosetta
Docente di
Tecniche Professionali dei Servizi Commerciali