Il Ministro Bussetti e il controllo dell’iride a scuola

di Aristarco Ammazzacaffè. Il prof. Marco Bussetti, nostro Ministro ridens, dopo l’intervista di venerdì a Repubblica sulle impronte digitali per contrastare l’assenteismo degli scolastici, e dopo i successivi passi, a destra e a sinistra e avanti e indietro, è intervenuto nuovamente sul punto, a margine del recentissimo Congresso internazionale di Verona, per un chiarimento netto e definitivo. C’erano giornalisti di tutte le testate e anche, se ci credete, l’autore di queste annotazioni.
“Sia ben chiaro – esordisce col suo sorriso imprescindibile -: sulla rilevazione delle impronte digitali a scuola, sono nettamente favorevole. Ma, sia ben altrettanto chiaro, lo sono solo a metà.
“Ribadisco: sono favorevole; ma siccome non se ne farà niente, sono a metà contrario. A maggio infatti ci sono le elezioni europee e sollevare polveroni non ci conviene. E il dopo, se ci sarà, dipende.
“Perciò mi sono chiesto: perché farsi nemici con questa storia delle impronte? Già in tanti, tra il personale scolastico e non solo, pensano che al Governo mi ci trovo per caso. E quindi mi guardano con sospetto e diffidenza. Ma lo fanno solo perché non sanno che si sbagliano. Apro una breve parentesi. Io al MIUR non mi trovo per caso, ma – ve lo posso garantire – solo e soltanto per grazia ricevuta; e nessuno che mi conosce può dubitarne. Anche mia figlia, quando glielo ho detto, mi fa: ‘Ma mi prendi in giro, papà’. Per dire. E quelli che mi hanno voluto sulla sedia di Francesco De Santis, Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Maria Stella Gelmini, sapete bene chi sono: i miei santi in paradiso che non mi stancherò mai di ringraziare. ‘Grazie Capitan Salvini, grazie Giorgetti’. Chiusa parentesi.
“La mia metà favorevole ragiona nei termini che già ho dichiarato al giornalista di Repubblica: Un ministero deve sapere chi c’è all’interno di un edificio di 1.200 persone. Testuale. In verità, le persone di un Istituto possono essere anche di più o di meno. L’ho detto per dire, come spesso quando parlo. Comunque un Ministro deve sapere se a scuola ci sono tutti e in primo luogo il Dirigente. E sapere se, proprio lui, se non c’è, dov’è, che fa. È in giro? È all’Esselunga o addirittura alla Coop a fare la spesa? O altro? Come vedete, io sono pratico.
“Quindi, se si vuole che la scuola funzioni, ci vogliono controlli. E visto che la timbratura del cartellino – lo sanno tutti – funziona e non funziona, mi sono chiesto: perché no ai sistemi di controllo, tipo verifica biometrica (che suona anche bene) prevista dal decreto contro l’assenteismo nella Pubblica Amministrazione? Detto più semplicemente: perché no alle impronte digitali e soprattutto al già previsto controllo dell’iride? E se si potesse, perché no anche a quello del cristallino? Ovviamente solo per stanare gli assenteisti che durante le ore di lezione se ne vanno bellamente a fare acquisti – per dirne una – all’Emporio Armani di Via Manzoni a Milano o addirittura allo Store di Vertemate – sempre Armani – a due passi da Como.
“Conosco le obiezioni di docenti e presidi, riprese dai vostri giornali. Alcuni osservano che nella scuola se uno si assenta lo si nota subito. E che comunque i docenti il registro di classe sono tenuti a firmarlo. È vero! Però capite: nell’Italia dei furbetti qualche controllo in più non stona. Forse può essere più opportuno non parlare di controlli, ma solo di sicurezza. A me va bene lo stesso, purchè in futuro almeno il controllo dell’iride ci sia.
“Altri obiettano che comunque l’assenteismo a scuola è l’ultimo dei problemi; e che ben altre sono le sue priorità. Giusto! Ma il problema della sicurezza – me l’ha richiamato anche Salvini – se ora non è una priorità, potrà esserlo in seguito; e che prevenire è meglio che curare e che se non è zuppa è pan bagnato. I porti chiusi insegnano. Mi capite?
“C’è anche chi sottolinea polemicamente che con questi controlli il clima interno alle scuole può diventare pesante. E allora, addio coinvolgimento e collaborazione, che pure tutti vogliamo. Anche questo è vero.

(Qui il Ministro diventa pensieroso, cambia tono di voce e il sorriso, prima lieve, scompare)
“Ma, mi chiedo, perché queste obiezioni dirigenti e insegnanti non le vanno a raccontare al Capitano? E anche voi giornalisti, chi aspettate a farvene carico? Perché solo io? Cosa c’entro io? Cosa volete da me? Io, a Salvini, queste cose gliele ho cantate, per come son capace, proprio l’altro giorno. C’era anche la sua nuova fidanzata. Come si chiama? Non me lo ricordo neanche. Non mi ha neppure risposto.

(A questo punto diventa immediatamente sbrigativo)
“Adesso però, vi prego, fatemi andare al dibattito su Famiglia e Scuola che sono già in ritardo. Ho dimenticato tra l’altro anche quello che devo dire. Ah, sì. Sulla famiglia tradizionale me la cavo, visto che sono quasi fresco di separazione. Tra l’altro, adesso, nella nuova situazione, sto benissimo; ma ovviamente non lo dirò. Ma sulla scuola? speriamo che il discorso scivoli sugli esami di maturità, sulle prove previste e le simulazioni. Lì sono ferrato e nessuno mi batte.”
(Qui riprende il suo imprescindibile sorriso che si trasforma presto in un sorriso largo; e infine prende l’aria di uno che ride. E ride. Ma che ride?)