Un esame… poco sereno e molto variabile

di Maurizio Tiriticco. “Continui ritocchi: giusto chiedersi se l’esame abbia ancora senso così”. E’ il titolo di un articolo di Luisa Ribolzi pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore. E questo è l’incipit: “In questi giorni le scuole secondarie di secondo grado di mezza Italia sono impegnate nella simulazione delle prove di maturità. Molte sono anche impegnate a tenere sotto controllo le reazioni, che variano da esasperate a rassegnate, per il fatto che le norme – criticabili – sono state cambiate in corsa. Perché? La mia personale, scettica opinione, è che ogni ministro che entra in carica si svegli una mattina e dica: «E se cominciassimo con il riformare la maturità?»”. Mah! Constato che anche la stessa Luisa Ribolzi, sempre attenta e precisa commentatrice delle strane vicende che interessano il nostro “Sistema Educativo Nazionale di Istruzione e Formazione” (le virgolette sono mie, ma stanno a significare che, per legge, la nostra scuola si chiama proprio così), parla di esame di maturità, quando invece… questa tipologia di esame nel nostro ordinamento scolastico non esiste più, e da tempo. O non dovrebbe!?!?!?

In effetti sono trascorsi ben 22 anni da quando gli esami di maturità sono stati cassati dal nostro ordinamento scolastico! La legge 425 del lontano 1997 così recita tra l’altro: Art. 6. (Certificazioni) Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell’esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni, al fine di dare trasparenza alle competenze, conoscenze e capacità acquisite, secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea”.

La norma è chiara. Si intendeva allora superare il concetto di MATURITA’ e sostituirlo con il concetto di COMPETENZA. In quel lontano 1997 ebbi a scrivere tra l’altro “…Insomma quello di maturità è un concetto che, per la sua genericità, implica da parte degli esaminatori la ricerca di atteggiamenti e di aspetti della persona che non è sempre facile individuare e valutare, a fronte, invece, della rilevazione di conoscenze, abilità e competenze che sono più circoscritte e definite, quindi più facilmente misurabili. D’altra parte, la rilevazione di competenze, conoscenze e capacità/abilità non esclude affatto il concetto di maturità, ma implica la ricerca di una maturità che si concretizza in concreti savoir faire”.

Ma, fatta la norma, trovato l‘inganno! O meglio, che cosa è accaduto dopo il varo della legge 425/97? Nulla! E perche? Quella legge era stata varata nel contesto di un governo di centro-sinistra! Per cui, con la caduta di quel governo e con l’avvento del centro-destra, quella legge non è stata abrogata nella forma, ma nei fatti. Quella legge, di fatto, intendeva “rivoluzionare” obiettivi e finalità del nostro sistema di istruzione, introducendo il concetto di COMPETENZA che, ovviamente non cancellava la CONOSCENZA, ma intendeva inverarla – se si può dire così – in un insieme di concreti “saper fare”. E ricordo che, in quello scorcio di secolo, nelle scuole l’adagio, “sapere, saper essere, saper fare” era più che ricorrente. Del resto, le stesse Raccomandazioni europee andavano in quella direzione. Basta ricordare la “Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio” del 18 dicembre 2006, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente”, Le competenze sono otto e non sto a ricopiarle. Ricordo solo che recentemente (il 22 maggio 2018) sono state apportate sempre in sede europea leggere modifiche.

Ma poi, che cosa è successo nella nostra scuola? Con i successivi governi, sempre di centro destra – poco più poco meno – l’innovazione che avrebbe dovuto cambiare profondamente le finalità del nostro sistema di istruzione è stata lasciata cadere, e volutamente. Mentre invece, si trattava di ricercare, definire e descrivere le competenze terminali di ciascun percorso di istruzione. Si tratta di un’operazione che effettivamente è stata condotta per i percorsi dell’istruzione tecnica e dell’istruzione professionale (si vedano le rispettive Linee guida del 2010), ma che è stata glissata per quanto riguarda i licei (si vedano le rispettive Indicazioni nazionali).

E allora? Purtroppo in Italia i licei la fanno sempre da padroni! Per cui, in mancanza di concrete competenze che le commissioni d’esame dovrebbero certificare, alle commissioni compete il compito di sempre: correggere compiti scritti e valutare un colloquio. Quindi “non si lavora” su dei saper fare, ma “si chiacchiera” su parole parole parole scritte e dette ed un po’ di numeri scritti e detti! Come da sempre! Perfettamente eguale a quell’esame di maturità che ho affrontato io nel lontano 1946!

E’ proprio vero! “Continui ritocchi: giusto chiedersi se l’esame abbia ancora senso così”. E’ il titolo di un articolo di Luisa Ribolzi pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore.

 

Maurizio Tiriticco