Educazione Cittadinanza Maturità

di Maurizio Tiriticco. Uno spettro si aggira… non per l’Europa, ma per la scuola italiana: lo spettro di un esame di maturità in cui, in sede di colloquio, le commissioni potranno proporre agli studenti anche quesiti inerenti a “Cittadinanza e Costituzione”. In effetti, nell’OM dell’11 marzo 2019 concernente “istruzioni e modalità organizzative per lo svolgimento dell’esame di Stato”, all’articolo 19 leggiamo testualmente, tra l’altro: “Parte del colloquio è inoltre dedicata alle attività, ai percorsi e ai progetti svolti nell’ambito di ‘Cittadinanza e Costituzione’, inseriti nel percorso scolastico secondo quanto previsto all’art. 1 del d.l. n. 137 del 2008, convertito con modificazioni dalla Legge. n.169 del 2008, illustrati nel documento del consiglio di classe e realizzati in coerenza con gli obiettivi del PTOF”.E meno male che, grazie al Decreto Milleproroghe, l’obbligatorietà di discutere anche delle attività di alternanza scuola/lavoro è slittata alla maturità del prossimo anno.

Pertanto, durante il colloquio, i candidati dovranno presentare una breve relazione su loro eventuali esperienze relative ai “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. In altri termini, discutere in un esame di Stato di “Cittadinanza e Costituzione” comporta una conoscenza attiva e responsabile – se si possono usare aggettivi di questo tipo – di che cosa significa essere cittadini a pieno titolo in un Paese democratico in cui il parere e la volontà di ogni singolo cittadino sono dei beni preziosi. La mia adolescenza si è consumata nei primi anni quaranta, quando la dittatura fascista mi consentiva soltanto di inneggiare al Duce, ai suoi Pensieri, alle Sue parole e niente più! Le ho imparate così bene e le ho ripetute più volte che le ricordo ancora: “credere obbedire combattere”; “se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”. Per non dire del giuramento che avrò ripetuto chissà quante volte! All’inizio di ogni anno scolastico; ad ogni manifestazione del Regìme (la maiuscola è d’obbligo): “Nel nome di Dio e dell’Italia, giuro di eseguire senza discutere gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e, se è necessario, col mio sangue la causa della Rivoluzione Fascista”.

Ma torniamo a noi! Alla nostra era democratica e repubblicana! L’incipit della nostra Costituzione così recita,tra l’altro (passim): “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Era il lontano 1947. Per l’esattezza, la Costituzione fu varata il 27 dicembre dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, da Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente e da Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri. E da quel giorno tutti gli Italiani divennero cittadini a pieno titolo! In realtà durante il Regno sabaudo, anche prima della dittatura fascista, erano semplicemente dei regnicoli! Sic!

E va sottolineato che al sostantivo “cittadinanza” occorre sempre aggiungere l’aggettivo “attiva”. Di fatto con l’espressione “cittadinanza attiva” si intende sottolineare che un cittadino, in quanto tale, è tenuto a partecipare attivamente alla vita del Paese. Quindi non deve limitarsi solo a godere di certi diritti, ma anche ad adempiere a certi doveri. Ed il voto manifestato nelle diverse elezioni sta a significare il pieno inserimento di ciascuno di noi nella complessa rete di diritti e doveri che sono costitutivi di un Paese democratico. E’ doveroso aggiungere che, in seguito all’istituzione della Comunità Economica Europea, in forza dei Trattati di Roma del 1957, e successivamente, in seguito al Trattato di Maastricht del 1992, ormai dobbiamo sentirci tutti non solo cittadini italiani, ma anche e soprattutto cittadini europei. E di ben 28 Paesi! E, se poi vogliamo considerare il Consiglio d’Europa, altra istituzione internazionale, il cui scopo è quello di promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea, i Paesi membri salgono a ben 47!

Le ricadute che tali avvenimenti hanno avuto e tuttora hanno sui diversi sistemi di istruzione e sulle scuole europee sono importanti, soprattutto per quanto riguarda l’educazione ad una cittadinanza solidale ed attiva. Il che, ovviamente, riguarda tutti i Paesi dell’Unione. La Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 22 maggio 2018 ha varato una seconda edizione (la prima risaliva al 2006) delle cosiddette competenze chiave necessarie per un apprendimento permanente, valide, ovviamente per tutti i cittadini dell’Unione. Sono otto; eccone il dettaglio; 1) competenza alfabetica funzionale; 2) competenza multi linguistica; 3) competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria; 4) competenza digitale; 5) competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare; 6) competenza in materia di cittadinanza; 7) competenza imprenditoriale; 8) competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali. E si tratta di competenze, che afferiscono al saper fare, non di semplici conoscenze! Competenze che sostanziano una cittadinanza oggi transnazionale! E si tratta di finalità che anche in ostro sistema di istruzione è tenuto a perseguire.

In un contesto/scenario di questo tipo, quindi sovranazionale ed aperto all’Europa ed al mondo, anche la nostra scuola – o meglio il nostro “Sistema Educativo Nazionale di Istruzione e Formazione” – non può sottrarsi ad una vocazione europea. E non solo! Ma deve anche costituire uno dei più importanti motori di quella vocazione europea a cui tutti noi oggi siamo chiamati. E proprio oggi! A fronte di tanti brutti venti, che mirano a mettere in crisi questa Unione Europea che abbiamo così faticosamente costruito dopo quella sciagurata seconda guerra mondiale, occorre mirare a rinsaldare sempre più la nostra Unione! Penso che oggi sia un imperativo categorico.

L’Educazione alla Cittadinanza Attiva dovrebbe costituire quindi la finalità più importante e determinante di tutte le istituzioni scolastiche europee, ed in primo luogo della nostra! Perché proprio in Italia, in un Paese che aveva perduto la guerra, a Roma, come abbiamo ricordato, vennero firmati nei lontani anni Cinquanta quei primi trattati che hanno trasformato un continente, che per secoli è stato uno dei campi di battaglia più sanguinosi, in una terra di Pace e di Progresso! Teniamo cara questa realtà! Anche se strani venti, cosiddetti sovranisti, tentano di metterla i discussione.

Si tratta, infatti, di una realtà che non può non costituire oggetto di discussione e di confronto per un giovane che oggi si accinge a lasciare la scuola per accedere come cittadino libero e consapevole in un contesto sociale ampio, certamente, ma anche abbastanza problematico. Ed è proprio la scuola che ha il compito difficile di offrire chiavi di lettura che vanno oltre le competenze disciplinari. Che costituiscono il sostrato necessario per la costruzione di una competenza civile collettiva, garanzia di un avvenire solidale per tutti!

 

 

                                                                                         Maurizio Tiriticco