Il ministro Marco Bussetti è in grado di amministrare la scuola?

di Enrico Maranzana. La “Buona scuola” ricorre negli interventi del ministro dell’istruzione Marco Bussetti; singole questioni sono focalizzate. L’origine e il senso delle trasformazioni strutturali introdotte non rientrano nel suo campo d’osservazione.

Eppure l’animus progettuale de “La buona scuola” è stato dichiarato. La finalità istituzionale è stata modificata: l’attività scolastica è stata finalizzata all’istruzione, a discapito dell’educazione. Il titolo della legge 107/15 è inequivocabile: nazionale è stato sovrascritto a educativo.

Una scelta scellerata alla presenza di uno scenario socio-culturale variabile e imprevedibile. Il rapporto Istat 2017 ha certificato che il 65% di quanti accedono alla scuola primaria sarà impiegato in lavori che oggi non esistono.

Una scelta scellerata: la tecnica è stata privilegiata rispetto alla scienza. La trasmissione e la pratica del conosciuto hanno scalzato la progettualità.

Una scelta scellerata generata dall’assenza della cultura sistemica: il servizio scolastico è visto come sommatoria disarticolata d’insegnamenti. Questa l’origine del ritorno all’organizzazione gerarchica: le prerogative del dirigente hanno soffocato gli organismi collegiali.

Una scelta scellerata che deriva da confusione concettuale: il significato di “competenza generale” non è posseduto. Carenza dimostrata dal comma 7 della legge.