Cari amici del Miur!

di Maurizio Tiriticco. I funzionari del Miur, quando redigono i loro documenti per le istituzioni scolastiche autonome, quindi, dm, om, cm, note varie e quant’altro, dovrebbero ricordarsi di utilizzare sempre un linguaggio appropriato, non solo sotto il profilo formale, ma anche conforme con il linguaggio della ricerca educativa, consolidato ormai da anni, ma anche variabile, a volte, in ordine ai cambiamenti che si hanno nel sociale e nella cultura. Voglio essere estremamente semplice e sintetico. Procedo a braccio, come si suol dire.

 

istruire, formare, educare

 

Primo tema caldo è dato dalla differenza che corre tra l’istruzione, la formazione e l’educazione: tre attività richiamate nel dpr 275/99 istitutivo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

L’ISTRUZIONE attende ai processi che si attivano relativi alle materie che si insegnano.

La FORMAZIONE riguarda lo sviluppo/crescita dell’alunno in quanto persona.

L’EDUCAZIONE riguarda lo sviluppo/crescita dell’alunno in quanto futuro cittadino.

Altre tematiche riguardano la corretta definizione che occorre attribuire a “parole” ricorrenti nelle attività di insegnamento e nei documenti normativi o meno prodotti dall’amministrazione scolastica.

La MATERIA di studio (dal latino mater, madre, la sostanza di cui è costituito un corpo) costituisce l’estratto ddi una data DISCIPLINA di ricerca, adattato alle esigenze dell’apprendimento. Ad esempio, la materia “storia” nell’istruzione primaria non è la medesima in un liceo. Inoltre, la DISCIPLINA “storia” appartiene solo ad un’attività di ricerca.

Ed, a proposito di disciplina, è opportuno ricordare il significato di alcune parole/concetti che dalla disciplina derivano:

PLURIDISCIPLINARITA’: consiste nell’affrontare un oggetto di studio o di ricerca utilizzando due o più discipline. Ad esempio, una battaglia affrontata sotto il profilo storico, geografico, tecnologico.

INTERDISCIPLINARITA’: consiste nell’affrontare un oggetto di studio, considerando in quale misura diverse discipline interagiscano tra loro. Basti pensare allo studio della crescita di un albero. Vi concorrono botanica, chimica, idrologia, matematica, fisica… e non so quante altre!

TRANSDISCIPLINARITA’: consiste nel considerare che, nell’affrontare un oggetto di studio o di ricerca, è necessario ricorrere anche ad altre discipline per giungere ad una conoscenza più completa. La ricerca spaziale è l’esempio più coerente dell’intreccio di chissà quante discipline.

 

conoscenze, capacità pro abilità, competenze

 

Le CONOSCENZE costituiscono l’insieme dell’esito produttivo di un processo di apprendimento di carattere COGNITIVO. In progress, lo sviluppo è il seguente: acquisizione (ed eventuale condivisione) di dati/pro/informazioni, relativi/e a (in crescendo) oggetti, eventi, tecniche, regole principi, teorie, che il soggetto ap/prende, com/prende, archivia nella memoria e utilizza in situazioni operative sia procedurali che problematiche.

Le ABILITA’ sono l’insieme di operazioni, azioni che il soggetto compie utilizzando date conoscenza apprese. Ogni abilità presuppone una CAPACITA’, che, a volte, è una possibilità presente e a volte latente. Un nuovo nato ha la capacità di camminare, in quanto ha le gambe, ma non ha ancora raggiunto/acquisito la corrispondente abilità.

Le COMPETENZE costituiscono l’insieme di operazioni, azioni, coordinate e finalizzate ad un determinato obiettivo, in genere complesso, che il soggetto compie utilizzando date conoscenze apprese e le relative abilità.

 

misurare, valutare, certificare

 

Altro tema caldo è dato dalla valutazione. Occorre distinguere tre passaggi, consecutivi, dei quali il precedente implementa il successivo.

La MISURAZIONE attiene ad una singola prova/prestazione offerta da un soggetto/alunno. Consiste nella cosiddetta “conta degli errori”. L’errore ha un carattere oggettivo; quindi la misurazione ha anch’essa un carattere oggettivo, in quanto condivisa da ciascun correttore.

La VALUTAZIONE ha, invece, un carattere soggettivo; si fonda sull’esito della misurazione e si esprime su una singola prova, su più prove e/o sul soggetto che le ha eseguite. Il passaggio dal misurare a quello del valutare non è “matematico”, come si suol dire. In effetti, entrano in gioco più variabili. Dieci errori di grammatica (fonologia, morfologia, sintassi) compiuti in una prestazione orale di qualche minuto o in un elaborato scritto di dieci righe non sono assimilabili a dieci errori compiuti in una prestazione orale di un’ora o in un elaborato di dieci pagine. Dieci errori commessi in un compito da un alunno “bravissimo” ma, quel giorno, afflitto da un gran mal di testa sono eguali ai dieci errori commessi da un alunno scansafatiche e gran “copione”! E una valutazione corretta non può non tener conto delle suddette variabili. Quindi, tra la misurazione e la valutazione c’è continuità, ma non contiguità.

La CERTIFICAZIONE è l’operazione conclusiva di un lungo periodo di studi, esercitazioni, applicazioni, compiti mirati ed altre variabili compite da un soggetto, con la quali si dichiara il “saper fare” o l’insieme coordinato di più “saper fare” di un soggetto in dati campi, contesti, situazioni in genere pluri-, inter- e/o transdisciplinari.

Seguono due slide riassuntive.

 

 

Maurizio Tiriticco