Se un giorno i prof tornano al sud

di Franco Buccino. Provincia di Varese, primi anni settanta, incontro dei genitori con l’insegnante di cui i figli parlavano spesso. La mamma di Federico: “Ah, ma lei è meridionale”. “Sì, signora. Sono venuto a portare un po’ di civiltà della Magna Graecia”, risposi alla signora Ambrosetti di Saronno, moglie del medico ma di modesto livello culturale. Dieci, dodici anni dopo, facevo il preside a Monza. Mi illudevo di essere meglio accolto e integrato, ma vedevo in giro manifesti con Alberto di Giussano, e un senso di angoscia mi invadeva nel guardare i giovani precari miei conterranei, ancora mortificati e umiliati per le loro modeste condizioni economiche in una società di benestanti.

Poi venticinque anni di battaglie per le scuole del Sud senza tempo pieno; per i diritti dei precari che riempivano i vuoti di organico del Nord ma che avevano il vizio di voler tornare a casa; per interventi sulla dispersione scolastica che non fossero progetti a termine, ma organici più consistenti e adeguate risorse economiche; per una almeno decente edilizia scolastica; per un coinvolgimento nelle lotte per la legalità e la cittadinanza attiva dentro e fuori le scuole.

La rabbia degli ultimi posti nelle classifiche varie delle scuole e degli alunni, soprattutto per la superficialità con cui venivano e vengono condannati gli insegnanti del Sud, gli stessi che sono stati nelle scuole del Nord. Prima Mariastella Gelmini, che “rimandava” gli insegnanti meridionali a corsi di formazione forzata, di recupero per sé per poi far recuperare ai propri alunni. E ora il Ministro Bussetti, con alle spalle una carriera fulminante di un genere abbastanza diffuso: diploma Isef, insegnante, ufficio di coordinamento di educazione fisica, sostegno, laurea, dirigente scolastico, dirigenza amministrativa, scuola di pubblica amministrazione, provveditore di Milano (fa più impressione vederlo provveditore di Milano alla scrivania che fu di Giffoni, che non Ministro della Pubblica Istruzione). Bussetti che si permette di dire che si risolvono i problemi della scuola nel Sud se i docenti si impegnano di più

Ma la vendetta già è pronta. Si faranno male da soli con l’autonomia rafforzata, il tallone d’Achille è la scuola regionalizzata. Perché si fermerà il flusso di insegnanti, ricercatori, scienziati, dal Sud verso il Nord; e insegnanti, ricercatori, docenti delle università e dei politecnici decideranno di tornare nelle loro regioni di origine. Basterà la minaccia per farli venire a più miti consigli.