Scuole vere in Sicilia

di Gabriele Boselli. Abito e ho lavorato prevalentemente in Romagna ma da circa venti anni, per tenere conferenze o verificare l’attuazione dei progetti europei o altri tipi di ispezione, ho fatto conoscenza delle scuole di Sicilia. Quasi sempre sono rimasto positivamente impressionato per l’alta qualità culturale, umana e professionale di docenti e dirigenti.

 

Professioni localmente considerate di prestigio

 

Su tale risultanza certamente influisce il fatto che in quella regione essi sono di fatto meglio retribuiti (per il differente costo della vita), detengono uno status sociale nettamente superiore a quello riconosciuto al Nord e la gioventù migliore ancora vede nell’insegnamento una professione desiderabile. Quando –come  spesso accade in Sicilia- un professionista svolge la professione cui era da sempre proteso, è convinto del valore del proprio lavoro e avverte un certo riconoscimento sociale, vi avverte un evento di autorealizzazione e consegue solitamente risultati migliori. Chi insegna in Sicilia non pensa quasi mai di svolgere una professione di ripiego.

 

Risultati scarsi perché epistemologicamente infelici i metodi di valutazione sistemici

 

Va detto che i metodi di analisi del produrre scolastico che seguo non sono di tipo positivistico (oggettivistico) ma fenomenologico-ermeneutico e pertanto non mettono in evidenza solo il pensiero a-prenditivo, applicativo e compilativo ma tendono ad accertare ogni aspetto dell’educazione intellettuale ed estetica. Non mi sono mai limitato a compilare schede burocratiche (spesso inutilmente ridondanti ed escludenti invece l’essenziale, ovvero le strutture del pensare generativo-trasformazionale) e a redigere relazioni pre-strutturate; esaminavo gli elaborati; discorrevo a lungo con studenti, insegnanti e genitori; andavo in giro per le classi e interrogavo, con cordialità ma interrogavo, come gli ispettori hanno sempre fatto. Riscontrando così come i risultati conseguiti dagli alunni –magari poco addestrati dagli insegnanti a metter crocette nei tests- spiccassero soprattutto per quel che riguarda la capacità di pensiero critico e la creatività, capacità in cui i ragazzi siciliani solitamente sopravanzano quelli delle più accreditate regioni del mitizzato Nord d’Italia e anche d’Europa, o comunque dei luoghi dove la qualità dell’istruzione viene identificata con la corrispondenza delle prestazioni a modelli di risposta predefiniti. O, in Italia, con l’abilità nella compilazione degli strumenti di certa docimologia INVALSI. Ciò che non è misurabile –per le lor correnti docimologiche- non esiste.

 

Ricerca delle performances  contro insegnamento delle discipline come saperi dell’Intero

 

A leggere bene le citate ricerche di massa, qualche pezzo di verità invero si trova, soprattutto guardando a cosa NON E’ valutato. E’ allora il caso, a mio avviso, di riflettere sui criteri di derivazione economicistica con cui stanno operando questi sistemi europei e nazionali di valutazione, di fatto non interessati a valutare il conoscere della persona, ovvero il modo in cui in ciascun soggetto si tiene in attività (o si spegne) il nucleo generativo di impegno nelle regioni gnoseologiche, il topos ove si riavviano i saperi consolidati, si allacciano relazioni con tutta la gamma possibile dello sviluppo del sapere stesso.

Presso e oltre lo Stretto, le discipline sono prevalentemente intese non come formulari di contenuto il cui apprendimento sia riscontrabile attraverso test ma come sedimentazioni nelle nuove generazioni di infiniti atti cognitivi avvenuti nella storia. Direi che laddove la competenza (parente banalizzata della conoscenza) esaltata nelle ricerche PISA e Invalsi & C risiede nella cultura dell’ “utile oggi”, l’essenziale delle discipline abiti in quella della “fondazione”; dove la competenza è “saputa”, la conoscenza  è sapere in-finitamente in atto.

 

Quel che conta e quel che vale

 

L’enfatizzazione prestazionale conta molto per i media e sinora per il MIUR ma a mio avviso non è quel che vale. Il conoscere dell’ intero-persona versus l’Intero-cultura attraverso le discipline, il volgersi di un soggetto attraverso le forme dell’intersoggetività (discipline) trovato in Sicilia –la terra di Giovanni Gentile- è quel che vale. Io ho sempre cercato di condurre indagini per vedere se si mantenesse attivo soprattutto il tipo di attesa che genera “spinta”, quel fascio di vettori che attraversando i portali delle strutture della soggettività trascendentale (categorie, sistemi simbolici e costellazioni cognitive) riprende il carattere organico, sempre in fieri e infinito del pensiero della persona che si volge all’Intero.

 

E’ però vero che……

 

Tutto bene, dunque, al di là dello stretto? No, ma con qualche eccezione non è colpa di chi vi lavora: lo stato di manutenzione delle scuole è penoso; palestre e piscine vengono costruite, in qualche zona,  con grande dispendio di fondi europei ma poi lasciate decadere per incuria degli enti locali. Spesso le stesse costruzioni sono edificate con grande impiego di sabbia di mare e grande avarizia di cemento, come d’altronde gli ospedali e gli altri edifici pubblici; dopo pochi anni cadono a pezzi ma al potere locale importa poco, anzi fa gioco così si possono chiedere a Roma altri fondi per far guadagnare le imprese locali. Su questo Bussetti ha ragione.

Un ulteriore punto debole –dipendente però dall’ambiente extrascolastico- è rappresentato dagli elevati tassi di dispersione. Va comunque considerato che in altre regioni oltre agli studenti che si disperdono fuoriuscendo dal sistema scolastico ve ne sono anche di più che si disperdono continuando a sedere sui banchi ma che a tutto si dedicano tranne che allo studio. Il fenomeno della “dispersione in sede” andrebbe meglio studiato e credo che i risultati comparativi per la regione di cui tratto sarebbero lusinghieri.

Colpa grave invece –anche se comune ad altre regioni del Sud, specie la Campania- la scarsa serietà nell’effettuazione dei concorsi così come risulta anche dalle note vicende delle centinaia di dirigenti fuori quota recentemente assunti in loco o che sono andati a coprire i posti vacanti nelle regioni ove si è operato con rigore.