L’intervista recente del Ministro a Repubblica sulla Maturità. I particolari che mancano

Raccolti da Aristarco Ammazzacaffè.

Corrado Zunino non l’ha raccontata tutta nell’intervista al Ministro sugli Esami di stato nelle Superiori (Repubblica 31.1). Ci sono particolari e omissioni che risultano dalla registrazione fattaci recapitare furtivamente e che vale la pena riprendere.

Lasciamo fuori interrogativi inquietanti (più o meno) che il testo dell’intervista pone e concentriamoci piuttosto sulle risposte esatte del Ministro. Che – va anticipato subito – si è dimostrato per quello che è: statura rilevante (che non è da tutti), sorriso orizzontale (che ha il suo appeal, sembra) e mani e braccia sempre alla ricerca di una collocazione (spirito curioso? Mah!); insomma postura e gesti di quelli che ti convincono che la scelta, ai tempi della nomina a ministro, poteva essere anche peggiore; e questo ci consola molto. Siamo di bocca buona.

Si diceva delle cose scritte nell’intervista, ma anche di quelle omesse dal giornalista che sono poi quelle più stuzzicanti.  Le raggruppiamo per domande dello stesso argomento e riportiamo in corsivo le vere risposte vere: per credenti e miscredenti.

PERCHÉ, MINISTRO, QUESTA MINIRIFORMA? Che tra l’altro sta facendo imbestialire tutti, a cominciare dagli studenti; per non parlare degli insegnanti.

Scusate, ma lo chiedete a me? Che c’entro? Chiedetelo alla ex ministra Fedeli. Dovreste prendervela con lei e con il PD; e con la Società Autostrade di Benetton, che sempre col PD ha a che fare. Comunque è lei che l’ha varata, se si dice. Con questa riforma noi non c’entriamo niente. L’abbiamo resa solo operativa, diciamo.

Ne è sicuro?

Sicuro, sicuro, no. Margini di dubbio ce ne sono sempre. Però la cosa è così. La colpa è comunque “di quelli di prima” e anche, se me lo consentite, dei Savi di Sion. (E ride. Ma guarda!)

Ma cosa esattamente diceva la legge a cui si riferisce?

È inutile, a questo punto, piangere sul latte bagnato, come si dice. Pensiamo alle questioni aperte

Parliamo allora della QUESTIONE DEI TEMPI: potevate gestirli con maggiore duttilità. Non si può – a metà anno scolastico e a quattro mesi dagli esami – dire a studenti e professori: il modello di preparazione che avete seguito nei tre anni precedenti per arrivare all’esame adesso è superato: cambia la seconda prova, cambia la prova orale, cambia il credito acculabile nei tre anni ecc. 

Non è così, mi creda. Premesso che la colpa su questo e altro è sempre di quelli di prima e anche un po’ del Gruppo Bildreberg, va chiarito che la legge – ma forse è il Decreto, chi lo può dire? – è del 2017. Le scuole sapevano dal 2017 che esisteva una riforma. E lo sapevano tutti gli insegnanti e tutti i Presidi. Perché la Legge non se la sono letta bene e non si sono preparati? L’autonomia a cosa serve? Gli studenti poi. In effetti bisognava dire lo scorso anno che le cose cambiavano. Ma potevamo dire ai ragazzi che non lo sapevamo neanche noi? Comunque l’ho già detto altrove e lo ripeto qui convintamente: “l’orizzonte di un diciottenne è la stagione”. E lei Lo scriva pure questo sul suo giornale.

Quale stagione, scusi?

La stagione. Non sa cos’è la stagione? Se lo chieda anche lei? E anche qual è quella buona. È quello l’orizzonte di un diciottenne. Se mi spiego. E poi, me lo lasci dire, dobbiamo insegnare ai ragazzi a faticare per superare la crisi. L’ho detto anche altre volte e lo ripeto. E metta anche questo bene in chiaro.

Scusi, ma quale crisi? E cosa c’entra qui la crisi?

Infatti non c’entra. Dicevo per dire. Forse una metafora. Comunque la crisi c’entra sempre (Lo dice pensoso, quasi confuso. Qui non ride. Gli capita).

E LA QUESTIONE DELLA SECONDA PROVA SCRITTA: che sarà mista?

Va detta in tutta onestà che questa è una partita che va ulteriormente chiarita. Ne ho parlato una decina di volte con studenti e professori e sempre, ogni volta, ne ho cambiato i termini, perché in effetti è dura. Ma ci siamo dati un po’ di tempo. Tanto ce n’è. Ma per fare prima – e qui lo annuncio ufficialmente – il 19 febbraio facciamo la simulazione. Ci sarò anche io. E quella sarà la volta buona. Ci teniamo tutti al Ministero. Ho convocato, proprio una settimana fa, una settantina di esperti che paghiamo. Alla fine qualcosa di definitivo uscirà fuori. Ve l’assicuro con buona approssimazione. Per il resto, siamo nelle mani di Dio.

E L’ORALE? Che parte con le tre buste tra cui il candidato dovrà scegliere? Che roba è?

Beh questa è stata un’idea tutta mia. Un vero e proprio botto. E ne sono orgoglioso. È da un po’ che ci pensavo e una mattina ho avuto la folgorazione. Perché – mi sono detto – per l’orale non riprendiamo l’idea delle tre buste a scelta, come ai tempi di Mike Bongiorno? Io me lo ricordo. Così leghiamo la prova all’idea del gioco e i ragazzi avvertono di meno il peso dell’esame. Non è geniale? In questa intuizione c’è poi anche l’idea della sorpresa, che tira sempre. Mi è stato detto che ne guadagna anche il principio di trasparenza. Mi fa piacere che se ne avvantaggi anche lui. Il principio, dico. Tre fave con un piccione, come si dice. Vedrete che funzionerà. L’importante è che gli studenti la vivano bene.  Lo vado dicendo in giro, quando mi ascoltano; e in tutte le salse: dal pesto al ragù, per così dire (e ride, ride cercando complicità).  Lo dico sempre ai ragazzi: “Ma cosa state a preoccuparvi? Tanto da noi l’esame lo superano il 99,6%”. Praticamente tutti. Perché allora tutte queste preoccupazioni per il nuovo esame? E per quello 0,4 che rimane fuori, c’è sempre un qualche TAR disposto a farsene carico. Quest’ultima cosa un ministro non dovrebbe dirla, ma io sono sincero. Lo sa anche Salvini. Glielo ho detto apertamente. E lui mi ha detto che va bene. A proposito: bravo Salvini! Il Di Maio, lui se lo mangia a colazione e a cena. E bravo anche Giorgetti, la mia fortuna! Se non ci fosse stato lui…

Scusate, ma adesso devo lasciarvi, perché abbiamo una riunione strategica fra un’ora su come condurre la quadriglia per la TAV. Ne va del mio futuro.

Comunque la Maturità serve. Lo scriva. Ricorda la canzone di Venditti: ”Maturità, t’avessi preso prima”? È tutta da cantare ancora!

(E comincia effettivamente a canticchiarla, sorridendo largo.

E poi, anche se contenuto, ride, ride.

Ma che ride?)