La letterina natalizia di Bussetti. E un’appendice.

  • di Aristarco Ammazzacaffè

     

    Qualcuno dice che la letterina di Natale del Ministro Bussetti passerà alla storia. Effettivamente ci sono buone probabilità, di questi tempi. Sembra che tra gli scolastici che l’hanno letta per curiosità (più di tanti, confermano al Ministero), si sia registrato una vera Bussettimania (Bussetti fever, l’hanno definita non so dove). Lui però, modesto com’è, frena e ride con gli occhi (come la Wanda di Paolo Conte).

    Folgorante, della lettera, soprattutto l’incipit: “Il Natale è simbolo di vita e amore”.  Una chiara, coraggiosa e, soprattutto, innovativa presa di posizione contro chi lo ritiene simbolo di morte e di inimicizia e odio. A chi avrà pensato scrivendo? Ci avrà pensato?

    I suoi collaboratori, interpellati, non si sono pronunciati.

    Sorprendente è anche la frase successiva: “Nelle celebrazioni natalizie si festeggia l’uomo e la bellezza delle relazioni umane”. Enunciato – come si vede – potente e sfidante, per quanto criptico. Tanto che le stesse donne dell’ADI (Associazione Donne Italiane, notoriamente sinistrorsa) hanno lasciato perdere. – Non è proprio il caso – ha dichiarato sibillinamente la Presidente.

    È invece una attestazione a cui difficilmente si pensa  – e insieme un monito poderoso – quella della frase successiva: È [il Natale] una tradizione fondamentale per il nostro Paese, che va custodita e sulla quale è opportuno riflettere attentamente”. Si consideri anche solo per un minuto la forza dell’avverbio; quasi a significare: “Guai a chi volesse riservarle – a questa tradizione – una riflessione disattenta e inconcludente”. 

    E qui la domanda che in tanti si sono fatto: a chi pensava il Bussetti? Ad alcuni suoi avversari? Agli invidiosi in genere? A uno in particolare? A Danilo Toninelli? Mah! chi lo può dire? Un dubbio rimarrà per sempre.

    A questo punto si colloca il suo originale augurio “di pace e serenità”: del quale va ringraziato pubblicamente.

    Nel messaggio che ne segue – e lui ci ha tenuto a sottolineare che la lettera non era una circolare, no; era un vero e proprio messaggio. E se lo dice lui, perché non crederci? È comunque il Ministro – si coglie nettissimo l’uomo delle Istituzioni, ma anche il concreto e lungimirante uomo di scuola. Ascoltiamolo: “…nel rispetto dei principi costituzionali della libertà di insegnamento e dell’autonomia scolastica, invito il corpo docente a riflettere, anche collegialmente, sul carico di compiti che saranno assegnati durante le vacanze”. L’invito alla riflessione – addirittura collegiale – per la seconda volta in otto righe, è qualcosa che va al di là dell’esortazione e dell’auspicio: qui è il pedagogista che parla, è l’uomo di pensiero che intenta garbatamente un processo al “carico di compiti” “che impediscono allo studente di ritemprarsi e svagarsi, stare con i propri cari,….”; ma è anche il papà preoccupato e attento (modello Salvini? probabile) che il figlio si ingobbisca come Leopardi per il troppo studio. Meglio a questo punto – sembra suggerire il pedagogista / papà – le play station con i loro cento programmi o anche i tutorial di parkour (Quei video, per capirci, dove ragazzi si buttano dai tetti delle case, si arrampicano a ringhiere e pilastri e, dopo mille altre peripezie, finiscono in una solfatara di Pozzuoli, restando miracolosamente illesi. Cose così, insomma). È un messaggio implicito? Indagare.

    E siamo al momento degli auguri veri e propri, con l’auspicio che il prossimo sia un anno di soddisfazioni: “per i ragazzi grazie all’impegno nello studio e per gli educatori nel quotidiano lavoro formativo svolto per i giovani con spirito di servizio e dedizione”. Frase visibilmente sincera e volutamente (forse) un po’ zoppicante. Si pensa. Ma chi legge col cuore (come i tanti insegnanti e studenti che ci proveranno: prima o poi) ci troverà  – perché no, se Dio vuole  – partecipazione e riconoscimento.

    Il ‘messaggio’ si conclude con due frasi lapidarie. La prima: La pace è un’armonia che nasce dalla mediazione e dall’impegno costante di tutti noi. Dove non sai se ammirare di più le preziose scelte lessicali  (pace, armonia, mediazione, impegno) o l’ ardita  tessitura concettuale, se la trovi. (Mi raccomando: cercate!).

    La seconda: Costruiamo ponti con gli altri, rivolgiamo un sorriso a chi ci circonda, uniamoci di fronte ai problemi e alle difficoltà. Dedichiamo un po’ del nostro tempo per il prossimo. Bastano piccoli gesti per infondere fiducia e speranza negli altri. In una parola: amore”. Commovente, vero? Sembra copiata pari pari dai bigliettini dei Baci Perugina.

    A questo punto, diciamocelo: – Chi meglio? -. È proprio il caso di dirlo: che fortuna che ci è capitato: tra capo e collo. Bussetti for ever!

    L’appendice: Il giallo dell’arrivo della lettera

    Fin qui la lettera. Che quando è arrivata tra le mani del Vice Premier Salvini, sembra che l’abbia fatto sobbalzare. Per due ragioni, dicono fonti normalmente ben informate.

    La prima: la mancanza di riferimenti al Presepe. – Ma come? – sembra abbia bofonchiato al Bussetti, improvvisamente convocato. – “Non c’è il presepe? Col Bambinello e il bue e l’asinello? No, non va bene, caro Bussetti” -. Bussetti nel frattempo si guarda le scarpe.

    Ma è la seconda che l’ha fatto letteralmente infuriare: il riferimento ai ponti da costruire, nella parte finale della lettera: che gli è parso molto sospetto e quasi offensivo. – Ma come? noi stravinciamo abbattendo tutti i ponti possibili per liberarci dei migranti (e dell’Europa) e tu mi scrivi di costruirli? No. Caro Bussetti, così non va. Bisogna provvedere. E subito”

    Che fare? Al Bussetti, a questo punto – dicono sempre le fonti che più informate non si può – gli franano le gambe; che è quanto dire, ginnico com’è.

    Siamo in grado di riportare i suoi pensieri colti al volo: – Al Ministero, chiaro che non ci rinuncio. Quando mi capita una fortuna così?

    Conclusione della storia: qualcuno, dopo il colloquio, ha oscurato momentaneamente il sito MIUR dove la lettera era già stata pubblicata – così almeno la cronaca di Novella 2000, attendibilissima per i suoi lettori –; e l’ha riacceso quando le scuole si stavano per chiudere per le vacanze natalizie.

    E così vissero tutti felici e perfetti. Soprattutto Bussetti.