Validità del test d’ingresso

Al giorno d’oggi una delle preoccupazioni maggiori per i ragazzi che si apprestano a cominciare un nuovo percorso di studi è il superamento dei test d’ingresso, poiché influenzerà quella che sarà la loro vita futura.

Come prima cosa bisogna differenziare fra test d’ingresso al liceo e test d’ingresso all’università; entrambi hanno lo scopo di trovare una soluzione all’enorme divario fra disponibilità e richiesta di posti, ma con conseguenze assolutamente differenti.

Il test di ingresso del liceo è meno diffuso e si effettua solo in licei di livello particolarmente alto, essenzialmente per due motivi: la richiesta nettamente maggiore della disponibilità, problema al quale si potrebbe ovviare anche con un’estrazione, la quale però non affronterebbe la seconda motivazione, ossia il tentativo di ammettere solo coloro che riusciranno a concludere con successo gli studi, evitando così di dover bocciare un elevato numero di persone, ritrovandosi con classi semivuote, avendo impedito l’entrata a persone più idonee. Ovviamente nel caso del liceo, non entrare in uno specifico non costituisce un grave problema, infatti ve ne sono tantissimi, molti dei quali di ottimo livello.

A Milano il test d’ingresso caratterizza ormai da anni il liceo scientifico Alessandro Volta, la nostra scuola, e il liceo linguistico Alessandro Manzoni; per entrare a far parte di questi istituti è infatti necessario superare un esame, che generalmente viene tenuto nei mesi precedenti al termine ultimo per l’iscrizione.

Questi test sono differenti da liceo a liceo, infatti le conoscenze richieste da un determinato istituto cambiamo in base al suo indirizzo: se infatti la Manzoni richiede più una preparazione di tipo umanistico, il Volta, così come il Leonardo da Vinci, mira a verificare le competenze logico-scientifiche. A dimostrazione di questo possiamo osservare come nel test del Volta siano assenti domande di cultura generale, che invece costituiscono 30 domande su 60 in quello della Manzoni.

Una delle critiche che viene mossa verso questi test è la produzione di ansia nei ragazzi, i quali hanno paura di non riuscire ad entrare nella scuola a cui ambiscono e magari anche di deludere i propri genitori, ma questo non vale per tutti.

 

“Mi ricordo che quel giorno di gennaio la scuola era affollata di ragazzi come me, tutti in trepidante attesa di affrontare la prova.

Il test in sé non mi è sembrato particolarmente difficile, era diviso in due prove differenti: una di matematica e una di italiano.

Alla conclusione delle due prove i professori diedero un ulteriore test chiamato “test motivazionale”, nel quale vi erano domande legate alle motivazioni che ci spingevano a scegliere quella scuola.

Io personalmente non mi ricordo di aver avuto un’ansia particolare prima del test o per l’attesa del risultato, anzi affrontai l’esame di gennaio con molta tranquillità e senza fissarmi grossi obiettivi”.

Questa testimonianza conferma dunque che non tutti i ragazzi ricordano il test come un’esperienza negativa o come generatore di ansia.

 

Per l’università la situazione è un po’ diversa, anche se le motivazioni sono essenzialmente le stesse, osservando i dati delle iscrizioni dell’anno corrente:

 

Università con graduatorie a livello nazionale:

 

Medicina: 67005 iscritti (circa 100 in più dell’anno precedente) su 9779 posti disponibili (600 in più dell’anno precedente)

 

Veterinaria: 8136 iscritti (diminuzione di 300 rispetto all’anno precedente) su 759 posti disponibili

 

Architettura: 7986 iscritti (diminuzione di 1350) su 7211 posti posti disponibili

 

Università con facoltà a numero chiuso:

 

Politecnico di Milano: 19871 iscritti (aumento di 1100 rispetto all’anno precedente), di cui 13150 per ingegneria su 5565 posti disponibili

 

Bocconi: 14063 iscritti su 2550 posti disponibili

 

Possiamo notare che il numero di iscritti al test è nettamente superiore a quello dei posti effettivamente disponibili, bisogna dunque fare una selezione.

I test universitari però sono divisi in due categorie: quelli per accedere alle facoltà “a numero chiuso”, che sono assimilabili a quelli liceali, indetti dal singolo ateneo, e quelli su graduatoria nazionale, che sono invece indetti dal Miur e sono comuni a tutte le università.

Le conseguenze di questi ultimi test sono ben più preoccupanti: non entrare in una determinata università ha infatti solo conseguenze negative e le soluzioni sono due: perdere l’anno e ritentare l’anno successivo oppure ripiegare su un’altra facoltà. Ed è proprio per questo che questi test sono davvero funzionali: essi misurano infatti anche la convinzione ed il desiderio di voler frequentare una determinata facoltà, infatti passare con successo il test è indice di dedizione e impegno nello studio, derivanti solo da un reale interesse.

Eliminare i test è pressoché impossibile, per assenza di metodi alternativi altrettanto funzionali e anche perché, così facendo, ci sarebbero molte più persone fuoricorso o abbandoni e cambi di facoltà; si possono però trovare dei metodi per rendere i test più funzionali e meno dannosi, uno di questi è per esempio stato adottato dalla Bocconi: l’università offre la possibilità di svolgere il test di ingresso in quarta superiore, in modo tale che, nel caso in cui una persona si trovi già convinta della sua scelta durante quell’anno, possa provare ad essere ammesso in anticipo in modo da essere più tranquillo e che invece, nel caso di mancato passaggio, possa ritentare l’anno successivo o avere più tempo per elaborare un piano alternativo.

Questo metodo è utilizzato, anche se con delle varianti, anche da altre università, ma sempre e solo a livello individuale; infatti questa procedura è difficilmente applicabile in test a livello

Al giorno d’oggi una delle preoccupazioni maggiori per i ragazzi che si apprestano a cominciare un nuovo percorso di studi è il superamento dei test d’ingresso, poiché influenzerà quella che sarà la loro vita futura.

Come prima cosa bisogna differenziare fra test d’ingresso al liceo e test d’ingresso all’università; entrambi hanno lo scopo di trovare una soluzione all’enorme divario fra disponibilità e richiesta di posti, ma con conseguenze assolutamente differenti.

Il test di ingresso del liceo è meno diffuso e si effettua solo in licei di livello particolarmente alto, essenzialmente per due motivi: la richiesta nettamente maggiore della disponibilità, problema al quale si potrebbe ovviare anche con un’estrazione, la quale però non affronterebbe la seconda motivazione, ossia il tentativo di ammettere solo coloro che riusciranno a concludere con successo gli studi, evitando così di dover bocciare un elevato numero di persone, ritrovandosi con classi semivuote, avendo impedito l’entrata a persone più idonee. Ovviamente nel caso del liceo, non entrare in uno specifico non costituisce un grave problema, infatti ve ne sono tantissimi, molti dei quali di ottimo livello.

A Milano il test d’ingresso caratterizza ormai da anni il liceo scientifico Alessandro Volta, la nostra scuola, e il liceo linguistico Alessandro Manzoni; per entrare a far parte di questi istituti è infatti necessario superare un esame, che generalmente viene tenuto nei mesi precedenti al termine ultimo per l’iscrizione.

Questi test sono differenti da liceo a liceo, infatti le conoscenze richieste da un determinato istituto cambiamo in base al suo indirizzo: se infatti la Manzoni richiede più una preparazione di tipo umanistico, il Volta, così come il Leonardo da Vinci, mira a verificare le competenze logico-scientifiche. A dimostrazione di questo possiamo osservare come nel test del Volta siano assenti domande di cultura generale, che invece costituiscono 30 domande su 60 in quello della Manzoni.

Una delle critiche che viene mossa verso questi test è la produzione di ansia nei ragazzi, i quali hanno paura di non riuscire ad entrare nella scuola a cui ambiscono e magari anche di deludere i propri genitori, ma questo non vale per tutti.

 

“Mi ricordo che quel giorno di gennaio la scuola era affollata di ragazzi come me, tutti in trepidante attesa di affrontare la prova.

Il test in sé non mi è sembrato particolarmente difficile, era diviso in due prove differenti: una di matematica e una di italiano.

Alla conclusione delle due prove i professori diedero un ulteriore test chiamato “test motivazionale”, nel quale vi erano domande legate alle motivazioni che ci spingevano a scegliere quella scuola.

Io personalmente non mi ricordo di aver avuto un’ansia particolare prima del test o per l’attesa del risultato, anzi affrontai l’esame di gennaio con molta tranquillità e senza fissarmi grossi obiettivi”.

Questa testimonianza conferma dunque che non tutti i ragazzi ricordano il test come un’esperienza negativa o come generatore di ansia.

 

Per l’università la situazione è un po’ diversa, anche se le motivazioni sono essenzialmente le stesse, osservando i dati delle iscrizioni dell’anno corrente:

 

Università con graduatorie a livello nazionale:

 

Medicina: 67005 iscritti (circa 100 in più dell’anno precedente) su 9779 posti disponibili (600 in più dell’anno precedente)

 

Veterinaria: 8136 iscritti (diminuzione di 300 rispetto all’anno precedente) su 759 posti disponibili

 

Architettura: 7986 iscritti (diminuzione di 1350) su 7211 posti posti disponibili

 

Università con facoltà a numero chiuso:

 

Politecnico di Milano: 19871 iscritti (aumento di 1100 rispetto all’anno precedente), di cui 13150 per ingegneria su 5565 posti disponibili

 

Bocconi: 14063 iscritti su 2550 posti disponibili

 

Possiamo notare che il numero di iscritti al test è nettamente superiore a quello dei posti effettivamente disponibili, bisogna dunque fare una selezione.

I test universitari però sono divisi in due categorie: quelli per accedere alle facoltà “a numero chiuso”, che sono assimilabili a quelli liceali, indetti dal singolo ateneo, e quelli su graduatoria nazionale, che sono invece indetti dal Miur e sono comuni a tutte le università.

Le conseguenze di questi ultimi test sono ben più preoccupanti: non entrare in una determinata università ha infatti solo conseguenze negative e le soluzioni sono due: perdere l’anno e ritentare l’anno successivo oppure ripiegare su un’altra facoltà. Ed è proprio per questo che questi test sono davvero funzionali: essi misurano infatti anche la convinzione ed il desiderio di voler frequentare una determinata facoltà, infatti passare con successo il test è indice di dedizione e impegno nello studio, derivanti solo da un reale interesse.

Eliminare i test è pressoché impossibile, per assenza di metodi alternativi altrettanto funzionali e anche perché, così facendo, ci sarebbero molte più persone fuoricorso o abbandoni e cambi di facoltà; si possono però trovare dei metodi per rendere i test più funzionali e meno dannosi, uno di questi è per esempio stato adottato dalla Bocconi: l’università offre la possibilità di svolgere il test di ingresso in quarta superiore, in modo tale che, nel caso in cui una persona si trovi già convinta della sua scelta durante quell’anno, possa provare ad essere ammesso in anticipo in modo da essere più tranquillo e che invece, nel caso di mancato passaggio, possa ritentare l’anno successivo o avere più tempo per elaborare un piano alternativo.

Questo metodo è utilizzato, anche se con delle varianti, anche da altre università, ma sempre e solo a livello individuale; infatti questa procedura è difficilmente applicabile in test a livello

Al giorno d’oggi una delle preoccupazioni maggiori per i ragazzi che si apprestano a cominciare un nuovo percorso di studi è il superamento dei test d’ingresso, poiché influenzerà quella che sarà la loro vita futura.

Come prima cosa bisogna differenziare fra test d’ingresso al liceo e test d’ingresso all’università; entrambi hanno lo scopo di trovare una soluzione all’enorme divario fra disponibilità e richiesta di posti, ma con conseguenze assolutamente differenti.

Il test di ingresso del liceo è meno diffuso e si effettua solo in licei di livello particolarmente alto, essenzialmente per due motivi: la richiesta nettamente maggiore della disponibilità, problema al quale si potrebbe ovviare anche con un’estrazione, la quale però non affronterebbe la seconda motivazione, ossia il tentativo di ammettere solo coloro che riusciranno a concludere con successo gli studi, evitando così di dover bocciare un elevato numero di persone, ritrovandosi con classi semivuote, avendo impedito l’entrata a persone più idonee. Ovviamente nel caso del liceo, non entrare in uno specifico non costituisce un grave problema, infatti ve ne sono tantissimi, molti dei quali di ottimo livello.

A Milano il test d’ingresso caratterizza ormai da anni il liceo scientifico Alessandro Volta, la nostra scuola, e il liceo linguistico Alessandro Manzoni; per entrare a far parte di questi istituti è infatti necessario superare un esame, che generalmente viene tenuto nei mesi precedenti al termine ultimo per l’iscrizione.

Questi test sono differenti da liceo a liceo, infatti le conoscenze richieste da un determinato istituto cambiamo in base al suo indirizzo: se infatti la Manzoni richiede più una preparazione di tipo umanistico, il Volta, così come il Leonardo da Vinci, mira a verificare le competenze logico-scientifiche. A dimostrazione di questo possiamo osservare come nel test del Volta siano assenti domande di cultura generale, che invece costituiscono 30 domande su 60 in quello della Manzoni.

Una delle critiche che viene mossa verso questi test è la produzione di ansia nei ragazzi, i quali hanno paura di non riuscire ad entrare nella scuola a cui ambiscono e magari anche di deludere i propri genitori, ma questo non vale per tutti.

 

“Mi ricordo che quel giorno di gennaio la scuola era affollata di ragazzi come me, tutti in trepidante attesa di affrontare la prova.

Il test in sé non mi è sembrato particolarmente difficile, era diviso in due prove differenti: una di matematica e una di italiano.

Alla conclusione delle due prove i professori diedero un ulteriore test chiamato “test motivazionale”, nel quale vi erano domande legate alle motivazioni che ci spingevano a scegliere quella scuola.

Io personalmente non mi ricordo di aver avuto un’ansia particolare prima del test o per l’attesa del risultato, anzi affrontai l’esame di gennaio con molta tranquillità e senza fissarmi grossi obiettivi”.

Questa testimonianza conferma dunque che non tutti i ragazzi ricordano il test come un’esperienza negativa o come generatore di ansia.

 

Per l’università la situazione è un po’ diversa, anche se le motivazioni sono essenzialmente le stesse, osservando i dati delle iscrizioni dell’anno corrente:

 

Università con graduatorie a livello nazionale:

 

Medicina: 67005 iscritti (circa 100 in più dell’anno precedente) su 9779 posti disponibili (600 in più dell’anno precedente)

 

Veterinaria: 8136 iscritti (diminuzione di 300 rispetto all’anno precedente) su 759 posti disponibili

 

Architettura: 7986 iscritti (diminuzione di 1350) su 7211 posti posti disponibili

 

Università con facoltà a numero chiuso:

 

Politecnico di Milano: 19871 iscritti (aumento di 1100 rispetto all’anno precedente), di cui 13150 per ingegneria su 5565 posti disponibili

 

Bocconi: 14063 iscritti su 2550 posti disponibili

 

Possiamo notare che il numero di iscritti al test è nettamente superiore a quello dei posti effettivamente disponibili, bisogna dunque fare una selezione.

I test universitari però sono divisi in due categorie: quelli per accedere alle facoltà “a numero chiuso”, che sono assimilabili a quelli liceali, indetti dal singolo ateneo, e quelli su graduatoria nazionale, che sono invece indetti dal Miur e sono comuni a tutte le università.

Le conseguenze di questi ultimi test sono ben più preoccupanti: non entrare in una determinata università ha infatti solo conseguenze negative e le soluzioni sono due: perdere l’anno e ritentare l’anno successivo oppure ripiegare su un’altra facoltà. Ed è proprio per questo che questi test sono davvero funzionali: essi misurano infatti anche la convinzione ed il desiderio di voler frequentare una determinata facoltà, infatti passare con successo il test è indice di dedizione e impegno nello studio, derivanti solo da un reale interesse.

Eliminare i test è pressoché impossibile, per assenza di metodi alternativi altrettanto funzionali e anche perché, così facendo, ci sarebbero molte più persone fuoricorso o abbandoni e cambi di facoltà; si possono però trovare dei metodi per rendere i test più funzionali e meno dannosi, uno di questi è per esempio stato adottato dalla Bocconi: l’università offre la possibilità di svolgere il test di ingresso in quarta superiore, in modo tale che, nel caso in cui una persona si trovi già convinta della sua scelta durante quell’anno, possa provare ad essere ammesso in anticipo in modo da essere più tranquillo e che invece, nel caso di mancato passaggio, possa ritentare l’anno successivo o avere più tempo per elaborare un piano alternativo.

Questo metodo è utilizzato, anche se con delle varianti, anche da altre università, ma sempre e solo a livello individuale; infatti questa procedura è difficilmente applicabile in test a livello

Al giorno d’oggi una delle preoccupazioni maggiori per i ragazzi che si apprestano a cominciare un nuovo percorso di studi è il superamento dei test d’ingresso, poiché influenzerà quella che sarà la loro vita futura.

Come prima cosa bisogna differenziare fra test d’ingresso al liceo e test d’ingresso all’università; entrambi hanno lo scopo di trovare una soluzione all’enorme divario fra disponibilità e richiesta di posti, ma con conseguenze assolutamente differenti.

Il test di ingresso del liceo è meno diffuso e si effettua solo in licei di livello particolarmente alto, essenzialmente per due motivi: la richiesta nettamente maggiore della disponibilità, problema al quale si potrebbe ovviare anche con un’estrazione, la quale però non affronterebbe la seconda motivazione, ossia il tentativo di ammettere solo coloro che riusciranno a concludere con successo gli studi, evitando così di dover bocciare un elevato numero di persone, ritrovandosi con classi semivuote, avendo impedito l’entrata a persone più idonee. Ovviamente nel caso del liceo, non entrare in uno specifico non costituisce un grave problema, infatti ve ne sono tantissimi, molti dei quali di ottimo livello.

A Milano il test d’ingresso caratterizza ormai da anni il liceo scientifico Alessandro Volta, la nostra scuola, e il liceo linguistico Alessandro Manzoni; per entrare a far parte di questi istituti è infatti necessario superare un esame, che generalmente viene tenuto nei mesi precedenti al termine ultimo per l’iscrizione.

Questi test sono differenti da liceo a liceo, infatti le conoscenze richieste da un determinato istituto cambiamo in base al suo indirizzo: se infatti la Manzoni richiede più una preparazione di tipo umanistico, il Volta, così come il Leonardo da Vinci, mira a verificare le competenze logico-scientifiche. A dimostrazione di questo possiamo osservare come nel test del Volta siano assenti domande di cultura generale, che invece costituiscono 30 domande su 60 in quello della Manzoni.

Una delle critiche che viene mossa verso questi test è la produzione di ansia nei ragazzi, i quali hanno paura di non riuscire ad entrare nella scuola a cui ambiscono e magari anche di deludere i propri genitori, ma questo non vale per tutti.

 

“Mi ricordo che quel giorno di gennaio la scuola era affollata di ragazzi come me, tutti in trepidante attesa di affrontare la prova.

Il test in sé non mi è sembrato particolarmente difficile, era diviso in due prove differenti: una di matematica e una di italiano.

Alla conclusione delle due prove i professori diedero un ulteriore test chiamato “test motivazionale”, nel quale vi erano domande legate alle motivazioni che ci spingevano a scegliere quella scuola.

Io personalmente non mi ricordo di aver avuto un’ansia particolare prima del test o per l’attesa del risultato, anzi affrontai l’esame di gennaio con molta tranquillità e senza fissarmi grossi obiettivi”.

Questa testimonianza conferma dunque che non tutti i ragazzi ricordano il test come un’esperienza negativa o come generatore di ansia.

 

Per l’università la situazione è un po’ diversa, anche se le motivazioni sono essenzialmente le stesse, osservando i dati delle iscrizioni dell’anno corrente:

 

Università con graduatorie a livello nazionale:

 

Medicina: 67005 iscritti (circa 100 in più dell’anno precedente) su 9779 posti disponibili (600 in più dell’anno precedente)

 

Veterinaria: 8136 iscritti (diminuzione di 300 rispetto all’anno precedente) su 759 posti disponibili

 

Architettura: 7986 iscritti (diminuzione di 1350) su 7211 posti posti disponibili

 

Università con facoltà a numero chiuso:

 

Politecnico di Milano: 19871 iscritti (aumento di 1100 rispetto all’anno precedente), di cui 13150 per ingegneria su 5565 posti disponibili

 

Bocconi: 14063 iscritti su 2550 posti disponibili

 

Possiamo notare che il numero di iscritti al test è nettamente superiore a quello dei posti effettivamente disponibili, bisogna dunque fare una selezione.

I test universitari però sono divisi in due categorie: quelli per accedere alle facoltà “a numero chiuso”, che sono assimilabili a quelli liceali, indetti dal singolo ateneo, e quelli su graduatoria nazionale, che sono invece indetti dal Miur e sono comuni a tutte le università.

Le conseguenze di questi ultimi test sono ben più preoccupanti: non entrare in una determinata università ha infatti solo conseguenze negative e le soluzioni sono due: perdere l’anno e ritentare l’anno successivo oppure ripiegare su un’altra facoltà. Ed è proprio per questo che questi test sono davvero funzionali: essi misurano infatti anche la convinzione ed il desiderio di voler frequentare una determinata facoltà, infatti passare con successo il test è indice di dedizione e impegno nello studio, derivanti solo da un reale interesse.

Eliminare i test è pressoché impossibile, per assenza di metodi alternativi altrettanto funzionali e anche perché, così facendo, ci sarebbero molte più persone fuoricorso o abbandoni e cambi di facoltà; si possono però trovare dei metodi per rendere i test più funzionali e meno dannosi, uno di questi è per esempio stato adottato dalla Bocconi: l’università offre la possibilità di svolgere il test di ingresso in quarta superiore, in modo tale che, nel caso in cui una persona si trovi già convinta della sua scelta durante quell’anno, possa provare ad essere ammesso in anticipo in modo da essere più tranquillo e che invece, nel caso di mancato passaggio, possa ritentare l’anno successivo o avere più tempo per elaborare un piano alternativo.

Questo metodo è utilizzato, anche se con delle varianti, anche da altre università, ma sempre e solo a livello individuale; infatti questa procedura è difficilmente applicabile in test a livello