ll progetto Asl può abbattere il maschilismo nel mondo del lavoro?

di Bianca A. Cavigioli, Edoardo D’Alessio, Matteo Lazzeri, Alessandro Nardone, Gabriele Paulondi parere di FULVIO CAPEZZUOLI
Quante volte sentiamo parlare di maschilismo sul posto di lavoro, quante volte veniamo infastiditi da questa ingiustizia e quante volte vorremmo trovare un rimedio per abbattere le differenze di genere? Tuttavia, se diamo uno sguardo al passato, notiamo un’eccezione, un singolare modello lavorativo basato sull’uguaglianza di diritti: si tratta della Scuola Medica Salernitana, un polo di ricerca che nel Medioevo accoglieva uomini e donne di ogni paese, religione e credo politico. Risulta quasi paradossale pensare che questo succedeva nell’’XI sec. e non ai giorni nostri, in cui molti diritti sono stati acquisiti.
A tal proposito ci siamo domandati se un progetto come l’alternanza scuola/lavoro possa educare sin da subito i giovani di oggi a collaborare nel rispetto reciproco sul posto di lavoro, dal momento che esso nasce nell’ambito della scuola, dove vengono costantemente insegnati il rispetto e la tolleranza, anche di genere. Abbiamo pertanto intervistato Fulvio Capezzuoli, scrittore e critico cinematografico, il quale nel 2015 ha pubblicato Nel nome della donna, un romanzo che ha come protagoniste due donne docenti all’interno della Scuola Medica Salernitana. Con Capezzuoli ci siamo poi confrontati complessivamente sul progetto ASL e sul significato di lavoro, estendendo il discorso anche al mondo del cinema.
Nel nome della donna è un romanzo che approfondisce la situazione lavorativa di una donna emancipata dell’XI secolo. Quali affinità e quali differenze troviamo tra la condizione della donna di oggi e quella di allora?
‹‹Prima di rispondere a questa domanda bisogna fare una premessa: le donne di cui parlo nel mio libro si trovavano nella Scuola Medica Salernitana, che era una sorta di “oasi felice” in un deserto di ignoranza e misoginia. Nel resto dell’Italia, infatti, la donna veniva considerata come una semplice macchina destinata alla “produzione” di bambini e alla loro conseguente educazione. Caterina e Anna, le protagoniste della storia, sono l’emblema della donna attiva nella Scuola Medica. Partecipano ai dibattiti, insegnano, discutono con le autorità e soprattutto vivono la propria libertà con legittima naturalezza. Non hanno alcun complesso di inferiorità nei confronti degli uomini prepotenti e, anzi, in un sistema dove vige la passione per la scoperta e per lo studio, usano la competenza come unico strumento di paragone. Oggi viviamo in una società che si dichiara matura e saggia, ma in realtà sappiamo benissimo che non lo è completamente. Le donne hanno lottato secoli per ottenere i propri diritti e tuttavia sembra che i loro sforzi non siano stati premiati a sufficienza.››
Tra i banchi di scuola regna l’equilibrio tra maschi e femmine; quando però si interagisce all’interno di un modello gerarchico come quello lavorativo subentrano le prime vere tensioni. Il progetto ASL è tuttavia nato in ambito scolastico. Proiettare i principi scolastici nel mondo del lavoro, educando i giovani a collaborare indipendentemente dal sesso, può abbattere almeno in parte i pregiudizi legati al genere?
‹‹La scuola è un luogo dove si insegna la cultura: ogni forma di sapere si oppone all’ignoranza dei pregiudizi. E che cos’è il maschilismo, se non un enorme pregiudizio intrinseco nella società di oggi? La Scuola Salernitana era un luogo di cultura, di ragione, e dove prevale quest’ultima non può sussistere alcuna forma di fanatismo o di preconcetto. Detto questo, non sappiamo se l’interazione ASL tra ragazzi e ragazze avrà un peso rilevante nella lotta contro il maschilismo sul lavoro, ma una cosa va evidenziata: ogni esperienza che educa i giovani a collaborare è una forma di sensibilizzazione. Non è detto che lo studente apprenda questo insegnamento esplicitamente, può benissimo essere una constatazione implicita da lui elaborata in seguito ad un lavoro di gruppo. Bisogna riconoscere inoltre che, laddove sia richiesto il raggiungimento di un obiettivo per un’equipe di lavoratori, è assolutamente necessaria la totale armonia. Questa ponderazione è ottenibile solo grazie al rispetto reciproco tra i membri del gruppo, che possono differire per sesso, nazionalità e religione.››
Perché, secondo lei, si è sentita la necessità di avviare gli studenti al mondo del lavoro? Perché poi non dedicare questo tempo nel periodo universitario?
‹‹Da giovane, appena laureato e colmo di speranze, mi sono buttato nel mondo del lavoro con parecchio entusiasmo e con quel pizzico di ingenua spensieratezza. All’inizio ho incontrato molte difficoltà, la maggior parte delle quali erano per me nuove. Ecco, forse questo è uno degli obiettivi dell’ASL, ossia quello di dare agli studenti un’immagine reale di lavoro, possibilmente prima dell’università, in modo da permettere loro di costruirsi un percorso di studi funzionale ai loro traguardi, ma soprattutto anche alle loro capacità. Ritengo inoltre giusto che il progetto si realizzi durante il periodo scolastico, così da essere fruibile a tutti. La formazione tuttavia non deve essere prettamente pratica: secondo me ogni esperienza legata alla scuola ha l’obbligo di riguardare, come detto prima, la cultura. Avere un vasto patrimonio di conoscenze aiuta nel lavoro come nella vita, e purtroppo il tempo per imparare non è mai abbastanza.››
Passiamo ora al cinema. Quali sono, secondo il giudizio di un critico cinematografico, i tre migliori film che un giovane dovrebbe vedere per comprendere davvero cosa voglia dire lavorare?
‹‹Anche per questa risposta è necessario fare una piccola premessa: le pellicole dedicate al mondo del lavoro sono spesso legate all’argomento politico, e frequentemente si finisce poi per confondere le due tematiche. Noi soffermiamoci sull’aspetto lavorativo. Il primo film che mi viene in mente è I compagni (1963) di Mario Monicelli, con Marcello Mastroianni, uno sceneggiato che ha come sfondo la Torino industriale di fine Ottocento. La trama ripercorre la nascita dei sindacati in Italia e delle relative insurrezioni dei movimenti operai; in seguito a proteste, scioperi e manifestazioni nacquero i sindacati, organizzazioni atte a tutelare i diritti di ogni lavoratore. È importante ricordare che il mondo del lavoro odierno è molto più giusto rispetto a quello di un tempo, e questo è in parte merito dell’intervento dei sindacati. Il secondo film è Il posto (1961) di Ermanno Olmi, una pellicola che ha come tematica centrale la ricerca del cosiddetto “posto fisso”. Il protagonista è un timido giovane che, esortato dalla famiglia, si cimenta nel mondo del lavoro, affinché egli possa costruirsi un futuro e magari anche una famiglia; il suo percorso è caratterizzato da piccole disavventure che esplodono poi nell’espressione di un’evidente deformazione professionale. Il lavoro nega al ragazzo la possibilità di inseguire il suo sogno amoroso e questo fatto genera in lui una consistente frustrazione. L’insegnamento di questo film è la ponderazione tra vita e lavoro: a volte la carriera può degenerare in un’ossessione che rovina il benessere psico-fisico di una persona. Per il terzo film suggerirei l’episodio Renzo e Luciana del film Boccaccio 70 (1962), di Vittorio De Sica, Federico Fellini, Luchino Visconti e Mario Monicelli. Il titolo è una chiara allusione a Renzo e Lucia dei Promessi Sposi, e questa scelta non è casuale, dal momento che i protagonisti di questo sceneggiato sono due giovani sposi che non riescono a trascorrere in serenità la loro vita di coppia per una semplice ragione: lui rientra a casa dal lavoro proprio quando lei deve uscire per recarvisi. Ancora una volta la morale vuole insegnare allo spettatore che ha volte i sacrifici per il lavoro inibiscono i valori più importanti della vita, come l’amore e la libertà.››
Per concludere, quale deve essere secondo lei l’insegnamento culturale del progetto ASL?
‹‹Il progetto ASL secondo me dovrebbe essere una piccola simulazione di esperienza lavorativa, che stimoli gli studenti ad accrescere il proprio bagaglio culturale in vista della scelta della professione. A parere mio è inoltre necessario che i giovani capiscano il significato storico di lavoro: da sempre l’uomo ha avuto il bisogno di lavorare, e le grandi scoperte, come le grandi imprese, sono arrivate attraverso il lavoro. L’evoluzione stessa dell’uomo è stata un percorso ascensionale che si è concretizzato nelle innovazioni a favore del benessere umano. Se il progetto ASL sarà in grado di infondere nei giovani di oggi questi principi, possiamo sperare in una futura società lavorativa basata sulla parità di genere e sull’uguaglianza, dove prevarrà la consapevolezza del nobile significato della parola LAVORO.››

di Bianca A. Cavigioli, Edoardo D’Alessio, Matteo Lazzeri, Alessandro Nardone, Gabriele Paulon