Lettera a Bussetti

Egr. Sig. Ministro, sono la Dirigente di un Istituto di Istruzione superiore di una
piccola provincia Lombarda . l’Istituto da me diretto è frequentato
da quasi 1500 studenti dai percorsi di istruzione professionale ,
all’Istituto Tecnico indirizzo Tecnologico , al liceo scientifico.
Le scrivo perché sono allarmata , molto delusa e anche, mi
perdoni, arrabbiata e preoccupata per il Suo preannunciato taglio
delle ore di alternanza scuola lavoro , per la “ scomparsa” di
questa esperienza dall’Esame di Stato, per lo “svilimento” della
sua importanza nel percorso formativo degli studenti, soprattutto
per gli studenti dell’istituto tecnico e professionale e, non ultimo,
per il preannunciato taglio dei fondi per l’alternanza scuola
lavoro.
Come ben Lei sa, per la sua grande esperienza professionale, in
Regione Lombardia moltissimi istituti scolastici, molto prima
della L. 107/2015, svolgevano percorsi di alternanza di qualità e ,
sotto la guida dell’ufficio scolastico Regionale in molte scuole
lombarde questa modalità didattica era entrata a pieno regime con
ottimi risultati e rapporti con il mondo del lavoro che, si sono, via
via , fatti sempre più stretti e strutturati. Nell’importanza
dell’alternanza scuola lavoro, in Lombardia, ci abbiamo sempre
creduto .
Abbiamo accolto dunque con favore , l’introduzione
dell’alternanza obbligatoria nel triennio delle scuole superiori.
Certo, con l’introduzione della L. 107, non Le nascondo la
preoccupazione dei Dirigenti scolastici e del corpo docente a far
fronte all’obbligatorietà e al numero elevato di ore da svolgere.
Da” bravi” donne e uomini delle Istituzioni quali siamo, noi
Dirigenti scolastici , sempre in prima fila nell’applicazione delle
leggi dello Stato, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo
lavorato come pazzi nelle scuole per portare i nostri studenti
all’esame di Stato con le ore richieste ma, soprattutto, con la
consapevolezza dell’importanza di quello che i nostri studenti
stavano svolgendo, anche con le ore di attività di alternanza, per
raggiungere quelle competenze di cittadinanza e tecnico
professionali che l’Europa ci chiede, che il mondo del lavoro ci
chiede ma soprattutto che la vita chiederà ai nostri studenti.
In questi tre anni abbiamo siglato migliaia di convenzioni,
incontrato e lavorato con aziende di tutte le dimensioni, dal
piccolo artigiano alle grandi multinazionali , abbiamo impiegato
centinaia di ore in riunioni, commissioni, formazione dei docenti,
consigli di classe. Abbiamo studiato e sperimentato strumenti di
valutazione per valorizzare l’esperienza di alternanza nel curricolo
degli studenti, abbiamo mandato i nostri studenti all’estero,
insomma un lavoro enorme che ha richiesto dedizione, passione e
anche risorse economiche importanti che, a onor del vero, il
Ministero non ci ha fatto, fino ad ora, mancare. Ad alcuni Istituti,
tra cui quello da me diretto, è stato anche assegnato un tutor di
ANPAL ( Ministero del Lavoro) che svolge un ruolo di supporto
nello sviluppo triennale dei percorsi di alternanza e nel
miglioramento delle prassi di lavoro.
Abbiamo portato le aziende a scuola, ad esempio, con project
work di altissima qualità che hanno aperto nuovi orizzonti
didattici e disciplinari ai nostri docenti, e agli studenti e abbiamo
portato le scuole in azienda per far incontrare generazioni
diverse, per far uscire la scuola dalla sua autoreferenzialità e far
conoscere ai nostri studenti il lavoro e il mondo del lavoro nel
quale entreranno dopo il diploma o dopo l’Università, con una
consapevolezza e approccio differenti grazie anche alle esperienze
di alternanza maturate.
Molti studenti sono stati assunti dalle aziende dove hanno svolto
alternanza, il loro curriculum si è arricchito e, forse, in un periodo
in cui la disoccupazione giovanile è a livelli altissimi, l’alternanza
poteva davvero rappresentare un supporto fondamentale per
diminuire il gap tra domanda e offerta di lavoro , soprattutto
tecnico, che esiste oggi in Italia. Abbiamo intravisto
nell’alternanza un trampolino di lancio per il placement dei nostri
studenti.
Certo i problemi non sono mancati , il lavoro da svolgere enorme,
non tutti i docenti erano d’accordo, molti ( ma , sempre meno nel
corso degli anni) non condividevano la finalità didattica
dell’alternanza , alcuni “remavano contro”, ma ormai, dopo tre
anni l’alternanza stava diventando veramente una pratica didattica
comune a molti, non una incombenza obbligatoria da svolgere, ma
una opportunità per i ragazzi. Non un vincolo fastidioso da dover
assolvere ma una prospettiva diversa di studiare e apprendere :
“apprendere facendo” dicono molti pedagogisti con i quali io,
l’avrà capito, sono pienamente d’accordo. Genitori e studenti
sono sempre stati dalla nostra parte e ci hanno sempre appoggiato
in questa nostra nuova esperienza. L’anno scorso, nel mio Istituto,
all’Alternanza Day, presentazione delle attività di alternanza alle
nuove terze, c’erano più di 300 genitori e 50 aziende. Una
partecipazione delle famiglie, mai vista negli ultimi anni , segno
del grande interesse per questa esperienza formativa.
Ma , ora si cambia tutto . Anzi, di fatto si svilisce tutto quello
per cui abbiamo lavorato per tre anni. L’alternanza non era
obbligatoria , non entrerà nella valutazione dell’esame di Stato,
sarà dimezzata, le sue finalità poco definite.
Scusate, cari studenti , che durante questi tre anni vi siete
impegnati, anche durante le vacanze estive, nello svolgere il
Vostro monte ore di alternanza, abbiamo scherzato, ci siamo
sbagliati . Scusate cari docenti che avete dedicato centinaia di ore
a programmare piani formativi, a stilare convenzioni ad incontrare
aziende,a convincere i colleghi recalcitranti dei consigli di classe
della valenze educativa, didattica e pedagogica dell’alternanza. Ci
siamo sbagliati.
Ma quale messaggio stiamo mandando ai nostri studenti e ai
docenti e alle famiglie?
Non le nascondo Sig. Ministro, la grande difficoltà in cui mi trovo
ora, a dover motivare di nuovo i miei docenti ad impiegare ore e
ore anche di puro volontariato per realizzare le attività di
alternanza, per formare nuovi docenti che possano lavorare in
team con la consapevolezza di fare qualcosa di veramente
importante per gli studenti. Sono molto in difficoltà a dire alle
aziende che quel monte ore così faticosamente conquistato era uno
scherzo, che la nostra progettazione triennale la tagliamo della
metà tanto non servirà nemmeno per l’Esame di Stato. Lei mi dirà,
Sig. Ministro, che noi potremo continuare a svolgere le attività di
alternanza , se ci crediamo, e Le assicuro ci crediamo, ma questo
cambiamento in corso d’opera , alle soglie dell’esame avrà
ripercussioni negative su tutto il corpo docente e sugli studenti.
Ci rimboccheremo di nuovo le maniche per fare quello che ci
chiederete, ma a mio avviso, per quel poco che possa contare il
parere personale di una dirigente scolastica,aver svilito
l’importanza dell’alternanza è un grosso errore. La comunicazione
che passa è molto demotivante e negativa. Il messaggio che arriva
è che” l’alternanza non serve a nulla”. Ripartire da zero non sarà
facile .
Le auguro Buon lavoro e le porgo cordiali saluti
Luciana Tonarelli
Dirigente scolstica IIS VOLTA Lodi