Ciao Lorenzo, i care

di Cinzia Mion.

Caro Lorenzo, ti scrivo per dirti, ma tu lo saprai sicuramente, che la situazione della scuola italiana non è molto diversa da quella che tu denunciasti, in un altro secolo, in uno sperduto borgo del Mugello, mandato in esilio perché “l’obbedienza non è una virtù”.
La selezione e l’evasione scolastica ancora uccidono il progetto di vita di centinaia di migliaia di bambini e di ragazzi.
Storie perdute e, spesso, consegnate allo sfruttamento più bestiale.
Ma, caro Lorenzo, non troppo diverso il destino di chi, non figlio del dottore o del notaio, ha studiato grazie a fatiche bestiali sue e della sua famiglia e che, come unica prospettiva, ha l’andare, senza averlo mai scelto, in un altro Paese.
Pensa, Lorenzo, che danno per le persone e per il nostro Paese: noi perdiamo persone e contribuiamo alla ricchezza di altri Paesi.
Una roba da matti!
Poi devi sapere che una volta, in un’altra vita rispetto all’attuale, a Barcellona Pozzo Di Gotto ho incontrato ragazzi bellissimi (circa un migliaio) che, in un’assemblea durata un tempo infinito, denunciavano laboratori fatti di libri e basta, sezioni delle quali non conoscevano le altri classi, terre abbandonate. Mi hanno, poi, portato a vedere l’aulaforno (sole battente, porta sempre chiusa per contenere i banchi, ardite ingegnerie ogni volta che si cercava di andare in bagno). Il giorno dopo, a circa mille chilometri di distanza, un sabato, ho aspettato mia figlia all’uscita: scuola pubblica, convento del 1300 restaurato, luoghi accoglienti.
Mi è venuto il magone. Credimi, ogni volta che ci penso, mi ritorna.
Tutto questo è semplicemente inaccettabile.
Lorenzo, il ritorno di rigurgiti fascisti – come quelli che stiamo vivendo – è anche, o forse soprattutto, il frutto avvelenato di quanti hanno considerato l’investimento nella scuola una spesa al pari delle altre e, pertanto, da tagliare perché noi “siamo furbi ed abbiamo capito che bisogna tagliare gli sprechi”, e ritenuto i docenti dei semplici impiegati, magari solo un po’ rompiscatole.
Posso dirtela tutta?
Io voglio una legge finanziaria che investa tanti soldi nella scuola e nella ricerca, nella sicurezza degli edifici e negli insegnanti.
Che dia tanti soldi alle scuole del Mezzogiorno, che li verifichi, ma se mia figlia ha avuto un piatto di terracotta la figlia di Carmelo non può mangiare in un piatto di plastica.
Lorenzo, sei morto il 26 giugno. Verrò a salutarti con alcuni amici. Stanne certo.
Prima, mi batterò contro una finanziaria nemica delle bambine e dei bambini.
Essi non cercano il reddito di cittadinanza né la flat tax.
Cercano, con i loro papà e le loro mamme, un futuro.
A presto.