L’ultima campanella è suonata

 

di Pippo.Frisone.

L’ultima campanella dell’era Renzi-Gentiloni e della sedicente Buona Scuola è suonata .

Con le elezioni del 4 marzo è cambiato il Governo e una nuova maggioranza giallo-verde si è costituita in Parlamento .

Al vertice politico della scuola è arrivato il dr. Bussetti, ex Provveditore agli studi di Milano.

Nel contratto di maggioranza  sottoscritto da M5S e Lega, al paragrafo 22 ci sono alcuni impegni che riguardano la scuola : al primo posto, risolvere il problema delle maestre diplomate della primaria; smantellamento della Buona Scuola; no all’alternanza scuola-lavoro; no alla chiamata diretta; no alle classi pollaio; modifiche del sistema di reclutamento, tanto per citare quelli più noti. Non tutto ma un po’ di tutto quanto fa ancora propaganda.

Intanto, l’anno che si chiude  ha registrato non poche novità.

Dalla libera uscita degli studenti delle medie senza l’accompagnamento dei genitori agli esami di licenza senza le prove Invalsi, anticipati in primavera; dai docenti di religione, per la prima volta in veste di commissari d’esame alle modifiche delle tracce di italiano.

E ancora, dall’apertura della stagione dei concorsi docenti della fase transitoria in regime FIT, al concorso a dirigente scolastico, slittato ora al 23 luglio, per finire al concorso a DSGA preannunciato ma ancora di là da venire.

Su piano sindacale, dopo nove lunghi anni d’attesa, c’è stata la firma del contratto nazionale.         Un contratto modesto, ribattezzato di “ripartenza”, chiuso con appena 80 euro medi lordi nell’anno della sua scadenza.

L’ultima campanella è suonata davvero per la scuola statale ?  Sarà un caso ma il contratto Lega-M5S sulla scuola nasce povero e con poche risorse. Non ci sono soldi per gli insegnanti e  per il personale ATA né investimenti straordinari sulla scuola . Sarà un caso ma nel discorso programmatico alle Camere del presidente del consiglio Conte, non c’è stato nemmeno un accenno né sulla scuola né sull’Università.

Allora si spiega il perché della scelta minimalista di un Ministro, volutamente  debole e sconosciuto messo lì per superare la Buona scuola e avviarla sul binario della regionalizzazione.

Non erano d’altronde l’Istruzione e la Ricerca materie del recente referendum leghista in Lombardia e in Veneto  ? Il processo in direzione di quel “regionalismo differenziato” di cui parla l’art.116 della Costituzione  è già iniziato col precedente Governo Gentiloni e la firma storica del 28.2.2018 con le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

L’Istruzione rientra prepotentemente tra le competenze dirette di quelle regioni.

Smantellare la Buona Scuola per poi gradualmente regionalizzarla.  Nel contratto M5S-Lega questo disegno non c’è ma a viale Trastevere quelle regioni che hanno già rivendicato maggiore autonomia, troveranno non solo porte aperte ma appoggio e sostegno per realizzare quello che è sempre stato l’obiettivo più qualificante del centro-destra sulla scuola.