Alternanza, buone pratiche e programma di governo

di Elefteria Morosini

Proseguiamo con la rassegna di esperienze di ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO realizzate a partire dall’introduzione, prevista dalla L.107/2015, in tutte le scuole di ogni indirizzo.
I percorsi di cui vi presentiamo la documentazione sintetica sono quattro: il progetto di rinnovo della testata on line ScuolaOggi effettuato da una rete di scuole di Milano; un’attività volta al rinnovo dell’arredo urbano in base alle esigenze dei giovani progettato ad Alghero; due esperienze condotte per alimentare la memoria della deportazione proponendo testimonianze, documenti, personaggi, iniziative nel linguaggio dei giovani, realizzate una presso la Fondazione della Memoria della Deportazione – archivio biblioteca Aldo e Pina Revelli e l’altra presso l’ANED, nella sede alla Casa della Memoria di Milano.

Prima di procedere con i resoconti, per i quali facciamo ampiamente ricorso ai prodotti e alle parole degli studenti, proponiamo all’attenzione di tutti coloro che operano nella scuola quanto stava scritto al punto 22 (ultimo comma) del “contratto di governo” tra Lega e Movimento 5 Stelle, programma di un governo che sembrava sul punto di partire e che invece è tramontato sul nome di Paolo Savona, proposto come irrinunciabile ministro dell’economia. In questo documento, concordato tra le forze politiche uscite vincitrici dalle urne, si legge a proposito dell’ASL:
“La c.d. “Buona Scuola” ha ampliato in maniera considerevole le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento. Uno strumento così delicato che non preveda alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente, non può che considerarsi dannoso.”
Se queste saranno le proposte, di qualsivoglia governo o concorrente a una possibile campagna elettorale,  ci sembra sempre più utile e opportuno riflettere seriamente sull’alternanza reale che si fa nelle scuole di tutta Italia.
Certo, l’alternanza scuola-lavoro è una macchina complessa e estesa, che richiede impegno, formazione, tempo, controllo delle procedure e dei risultati; ricordiamo, inoltre, che, a questo proposito, è in funzione la piattaforma dell’alternanza del MIUR, che mette a disposizione di scuole, studenti, imprese e famiglie strumenti per la realizzazione, il monitoraggio e la valutazione dei percorsi, in tutti i diversi momenti di attuazione.
Sappiamo che non in tutte le scuole le attività si sono svolte senza problemi e non sempre sono stati prodotti risultati positivi. Data la complessità della società e della scuola italiana sarebbe impensabile pretenderlo in così poco tempo.
Fare un bilancio a ridosso dell’introduzione di un’attività innovativa di così ampio respiro, in mancanza di dati certi e numericamente rilevanti, ci sembra decisamente avventato e rischia di produrre conclusioni infondati. Non ci può certo basare sulle cronache dei media, che enfatizzano i casi clamorosi e che fanno eccezione, ma non indagano con strumenti adeguati scientificamente la realtà diffusa, certo più significativa.
L’esame, il monitoraggio, il bilancio vanno fatti seriamente, ma non ci sembrano utili critiche preconcette e che si rifanno a una vecchia idea di scuola, che separa la formazione teorica dall’applicazione concreta, mentre invece le ricerche e la pratica quotidiana ci mostrano come sia fruttuoso “imparare facendo”, pur che al “fare”, che parte dal “conoscere”, segua un serio processo di esame dei risultati e delle procedure, si effettui una sincera e approfondita riflessione dell’esperienza, per una valutazione e autovalutazione fondata e costruttiva.
Sono queste competenze che servono e si dovrebbero applicare a ogni campo dell’attività umana: personale, professionale, di cittadinanza.
Ed ora lasciamo che a parlare siano le esperienze realizzate.