Disabili, l’umanita’ nelle paritarie e le discriminazioni

Dai dati del MIUR sulla disabilità, gli alunni con disabilità frequentanti le scuole paritarie registrano da anni un incremento ancora più significativo, passando dall’1,25% all’1,5% dei propri iscritti, rispetto alla Statale. Eppure le paritarie sono in crisi di iscrizioni e i costi del sostegno ricadono sulle famiglie. Perché? Perché trovano quell’attenzione umana che non trovano nella statale. E’ questa la vera discriminazione.

Il MIUR ha pubblicato in questi giorni il Focus con i principali dati relativi agli alunni con disabilità per l’anno scolastico 2016/2017

Gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado sono 254.366, il 2,9% del totale della popolazione studentesca. In totale, nell’anno scolastico 2016/2017 il 43,3% delle classi, comprese quelle della scuola dell’infanzia, aveva al suo interno almeno un’alunna o un alunno disabile. Rispetto alla precedente rilevazione, effettuata nell’anno scolastico 2014/5015, gli studenti con disabilità risultano in aumento (+8,3%). Probabilmente siamo di fronte non tanto ad un incremento della disabilità in quanto tale, bensì ad una maggiore “sensibilità” delle famiglie, che chiedono e ottengono la certificazione anche per casi che fino a pochi anni fa non erano presi in considerazione.

In termini assoluti, è la scuola primaria a registrare la presenza più elevata di alunni con disabilità, 90.845, mentre è la scuola secondaria di I grado ad avere la più alta incidenza di disabili sul totale della sua popolazione studentesca, pari al 4%. Osservando la distribuzione rispetto alle scuole statali e non, dall’indagine emerge che il 93% degli alunni con disabilità frequenta le scuole statali che hanno una media di presenze, rispetto al totale della propria popolazione studentesca del 3,1% contro l’1,6% delle non statali (paritarie e non paritarie insieme).

Questi i dati generali, così come riportati dal comunicato del MIUR e dai principali siti specializzati.

Effettuando una comparazione col Focus precedente pubblicato a fine anno 2015, è possibile però notare anche alcuni altri elementi significativi, che nei resoconti pubblicati dalle diverse testate specialistiche stranamente non sono stati evidenziati. Se è vero infatti che la presenza di alunni con disabilità è aumentata in termini assoluti in tutta la scuola italiana (+20mila unità circa), a fronte di una diminuzione dell’1,5% della popolazione scolastica complessiva (nella statale il calo è stato dell’1,4% mentre nella paritaria addirittura del 6%), è vero anche che gli alunni con disabilità frequentanti le scuole paritarie registrano da anni un incremento ancora più significativo, passando dall’1,25% all’1,5% dei propri iscritti. In termini assoluti aumentano da 12.211 a 13.601 unità, mentre il totale degli alunni scende da 961.002 a 902.647.

C’è da chiedersi come mai, nonostante la crisi di iscrizioni che attanaglia le scuole paritarie, le famiglie con figli disabili che le scelgono continuino ad aumentare, ben sapendo che dovranno pagare rette più alte dal momento che il costo per l’insegnante di sostegno non è coperto dallo Stato. Forse perché sanno – e vedono – che l’attenzione e l’accudimento nei confronti dei loro figli sono tutt’altra cosa.

C’è anche da chiedersi come mai nessuno, tra quelli che hanno analizzato i dati, abbia messo in luce questa tendenza, tanto più significativa dato il forte calo generale di iscritti alle paritarie.

Forse perché dice di un modello che funziona, di una attenzione alla persona che nella scuola di Stato è sempre più carente. E se questo è un modello che funziona, forse sarebbe il caso che chi governa (chi governerà….) mettesse una mano sul cuore e una sul portafoglio, facendo quanto è necessario per eliminare finalmente questa odiosa discriminazione, per la quale gli alunni disabili che frequentano le paritarie non hanno diritto all’insegnante di sostegno pagato dallo Stato e le famiglie sono costrette a sobbarcarsi (oltre ai tanti altri sacrifici che già fanno) costi ulteriori che le mettono spesso in grande difficoltà. Oppure sono costrette a mandare i propri figli nelle scuole statali e non possono esercitare quella libertà di scelta educativa che, a maggior ragione in questi casi, appare invece come un diritto ineludibile.