Tra organici e pensionamenti, rischio caos

 

di Pippo Frisone. Venerdi 11 maggio presso l’USP di Milano, c’è stato un incontro  informativo con le OO.SS. sugli organici dei docenti di Infanzia e primaria.

La prima novità è che l’autorizzazione sui pensionamenti del personale della scuola che spetta all’INPS non risulta coordinata con la tempistica del Miur inerente la gestione degli organici del personale..

Tale disallineamento  sta provocando effetti a dir poco preoccupanti.

Delle 800 domande di pensionamento (docenti Infanzia e Primaria Milano+Monza) l’Inps alla data del 9 maggio aveva comunicato all’Usp 385 pensionamenti autorizzati che a ridosso della chiusura delle aree erano arrivate a 466.  Ciò significa, nonostante il leggero slittamento  delle chiusura

delle aree al 14 maggio per la primaria e al 15 maggio per l’infanzia, circa metà delle domande di pensionamenti  di infanzia e primaria,  l’INPS non era riuscito ancora a lavorare in tempo utile alla chiusura delle aree sugli organici.

Il risultato di questo disallineamento è che i posti dei futuri pensionandi, una volta autorizzati, risulteranno sottratti alla gestione immediata dell’organico di diritto ( riassorbimento dei soprannumerari, disponibilità per i trasferimenti e per il reclutamento ) e andranno a confluire nella gestione dell’organico di fatto.

Si mettono cosi a rischio le legittime aspettative di centinaia e centinaia di insegnanti di ruolo e precari in attesa di stabilizzazione.

La stessa scena rischia di ripetersi alla chiusura delle aree degli organici docenti delle medie (5 giugno) e delle superiori, educativi e ATA( 22 giugno) .

Un caos che, se non affrontato e risolto per tempo,  creerà non pochi problemi, come è già avvenuto per Infanzia e primaria,  nella gestione  dell’organico di diritto prima e successivamente del nuovo anno scolastico.

Si poteva risolvere  prima tale problema? Si, se si  fosse trattato soltanto di una questione tecnica di coordinamento dei tempi tra Miur e INPS.

No, se il problema di fondo rimane la carenza di personale dell’INPS, non in grado di valutare tutte le domande di pensionamento ( circa 2000 all’anno solo per la scuola) nel rispetto dei tempi  e delle esigenze del MIUR, vale a dire di norma entro giugno.

Quello che prima veniva svolto dall’ufficio pensione del Provveditorato che comunicava i dati al sistema informatico, di solito in tempo utile, rispetto alle scadenze fissate dal Miur, adesso col passaggio all’Inps del testimone, tutto diventa più aleatorio e con non poche incertezze.

A tutto ciò si aggiungono alcune differenze di valutazione che fa l’Inps nel computo, come quella di valutare la durata di un anno in 360 giorni e non in 365. Una perdita di 5 giorni all’ anno che in 10 anni fanno 50 giorni e in 40 anni fanno 200 giorni, una perdita secca di circa  6 mesi e 20gg. nella vita contributiva dei dipendenti. E ancora, le differenze risultanti tra l’estratto contributivo previdenziale dell’Inps  rispetto a quelli risultanti al Tesoro ovvero  tra i servizi scolastici prestati e i contributi riscontrati all’INPS. Quasi tutti quelli che sin qui hanno chiesto l’estratto conto previdenziale all’Inps  hanno riscontrato periodi più o meno lunghi di mancato versamento dei contributi, di poche settimane per alcuni, di 8 e persino 10 anni per altri.

Anche qui , incomunicabilità tra sistemi informatici che non si interfacciano bene tra di loro o le disfunzioni sono altre e  quali? Comunque, il termine ultimo fissato dall’Inps per porvi rimedio è stato fissato al 31.dicembre 2018. E come avviene nella gestione della cosa pubblica,  alla fine l’onere di dover  dimostrare che quei contributi mancanti sono stati versati, l’hanno scaricato sui dipendenti e non sul datore di lavoro. Una dimostrazione in più, ove ce ne fosse ancora bisogno, della scarsa considerazione in cui è tenuto il lavoro dipendente nel nostro Paese.

 

 

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