Un primo bilancio sull’anno zero dei vaccini

di Antonio Re. All’inizio di questo anno scolastico siamo stati investiti dal ciclone vaccini: problema spinosissimo che andrebbe trattato con la massima attenzione e buon senso. Fra i pro ci sono due elementi troppo importanti e troppo ovvi per essere confutati:

– la vaccinazione di quasi tutti impedisce alla malattia di diffondersi, in alcuni casi fino a debellarla, e cautela anche quelli che non possono vaccinarsi (o non vogliono, finché sono pochi); tutelare i più deboli è dovere fondamentale di una società civile.

– viceversa, un consistente gruppo di persone non immunizzate consente alla malattia di circolare, di mutare (ma c’è chi ancora non crede nelle mutazioni genetiche!?) e così alla lunga di contagiare anche i vaccinati; un numero consistente di non vaccinati costituisce quindi un grave rischio per tutti.

Fra i contro ci sono:

– i rischi che si possono correre vaccinandosi

– il fatto che forse per qualcuna delle malattie in questione il gioco potrebbe non valere la candela.

Fino allo scorso anno ognuno ha valutato i pro e i contro, prendendo individualmente la sua decisione, per sé e per i figli minori.

Ora siamo in emergenza: la percentuale di popolazione vaccinata non è sufficiente a garantire “l’effetto gregge” e il legislatore è intervenuto con obblighi intrusivi che hanno scatenato polemiche legittime ma spesso irrazionali e preconcette.

Assegnare alle scuole l’ingrato compito di garantire l’applicazione della normativa ci ha messo in estrema difficoltà: organizzativa, gestionale, di rapporti con l’utenza, tutto questo in una situazione di grave affanno nell’adempiere a tutte le altre incombenze; il dritto della medaglia è che la scuola è l’ente più adatto a impostare la questione in modo razionale, con buon senso, a trasmettere la sensazione che il tema debba essere affrontato su basi di conoscenze scientifiche e ragionamenti lucidi.

Purtroppo su ogni argomento, ma proprio ogni argomento, c’è qualcuno che approfitta dei suoi titoli (non sempre coerenti col tema trattato) per vendere tesi alternative, a scopo di lucro, di fama o altro. Queste “tesi” sono boccate di ossigeno per chi diffida delle posizioni ufficiali della medicina e della scienza in generale, sembrano dare credibilità a posizioni che non sono ragionevolmente sostenibili.

Come se l’è cavata la scuola? Il compito era davvero arduo: affrontare un tema così scottante senza avere neanche le risorse, il tempo e le energie per la normale routine, ci ha messo in croce, come ne stiamo uscendo?

Personalmente temevo e mi aspettavo più situazioni conflittuali, le notizie di misure e reazioni estreme sono invece molto rare. Significa che siamo riusciti a gestire con efficacia ed equilibrio una situazione oggettivamente più grande di noi? Credo che in parte sia così, ma in parte la quasi calma è apparente e molte situazioni potenzialmente esplosive sono semplicemente in stallo: i vertici hanno mitigato le posizioni sul rispetto della normativa, alcuni dirigenti scolastici hanno applicato in modo “morbido” le restrizioni previste, gli enti sanitari sono ancora al lavoro per portare a termine i compiti assegnati.

Ancora tutto da capire, quindi, ma una cosa è evidente: a parte pochi presidi fenomenali, quasi tutti ci troviamo a dover scegliere se privilegiare gli aspetti didattico educativi o quelli burocratici, non potendo tener dietro a tutto.

In sintesi:
il bilancio è rimandato a settembre,
ma il legislatore ha il dovere di decidersi: burocrazia o compiti educativi, i due aspetti sarebbero compatibili solo con risorse adeguate.

 

Antonio Re

Dirigente scolastico

dell’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri”

di Sesto San Giovanni (MI)