Il libro di Giovanni Floris: regressivo e fuorviante

di Enrico Maranzana

Il 19 aprile è stato pubblicato il libro di Giovanni Floris “Ultimo banco, perché insegnanti e studenti possono salvare l’Italia”. Il tradizionale insegnamento è valorizzato: docenti e studenti devono fare responsabilmente la loro parte per garantire l’efficacia del servizio scolastico. Un’impostazione conservatrice: i vorticosi cambiamenti socio-culturali del mondo contemporaneo, l’imprevedibilità degli scenari futuri, il supermento del tradizionale modello di scuola sono stati oggetto di molti provvedimenti legislativi. Provvedimenti sconosciuti all’autore che conclude il suo lavoro scrivendo: “Abbiamo avuto tante riforme, ma nessuna idea di fondo che le ispirasse. Per questo sono state inefficaci”.

 

La conoscenza non à più l’unica finalità dell’istruzione: capacità e competenze, generali e specifiche, sono le nuove mete;

la progettazione bottom-up è sostituita da quella top-down;

gli insegnamenti non sono più autonomi: devono rispettare i vincoli posti da percorsi unitari equifinalizzati;

le materie sono la palestra in cui si promuovono e si consolidano le qualità degli studenti;

l’ideazione dei percorsi formativi trova il proprio avvio dalla specificazione dei risultati attesi. Tra questi:

 

In rete sono presenti esempi sull’utilizzo strumentale di conoscenze e abilità, tra cui:

Laboratorio di matematica: Archimede;

Laboratorio di matematica: Pitagora;

Percorso didattico sui numeri naturali e sistemi di numerazione.

 

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Per salvare la scuola, e con lei l’Italia, non bisogna occultare l’origine dei ricorrenti fallimenti delle riforme introdotte negli ultimi quarant’anni, bisogna ricercarle:

Esame di maturità – [D.L. 9/69] – La trasmissione del sapere non è più considerata la sola finalità della scuola: le potenzialità degli studenti lo affiancano. La lettura della norma istitutiva l’accertamento non lascia dubbi interpretativi: “Lo scrutinio finale è inteso a valutare il grado di preparazione del candidato”;L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato”.

Le commissioni d’esame non hanno rispettato la consegna, hanno sovrapposto la loro attività a quella del consiglio di classe. Da qui il fallimento dell’esame di maturità.

[Tematica sviluppata in – Tra elusioni e omissioni – Nuova secondaria – 6/1999]

 

 

Decreti delegati – [DPR 416/74] – [D.Lgs 297/94] – Il tradizionale, obsoleto modello organizzativo gerarchico-lineare è abbandonato. I principi delle scienze dell’organizzazione sono stati accolti.  Il D.Lgs. 150/09 sulla dirigenza pubblica sintetizza il carattere della struttura decisionale introdotta. Esso enuncia il “principio di distinzione tra le funzioni d’indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”.

Nelle scuole nulla è cambiato. Il dirigente è ancora considerato e agisce come tuttologo: gli ordini del giorno che ha redatto per convocare gli organismi collegiali non hanno mai contemplato gli oggetti del mandato loro conferito.

Ancora più grave il fatto che sia stata confermata tale devianza: “La buona scuola”  s’ispira allo stantio modello organizzativo d’inizio secolo scorso.

[CFR. in rete “La crisi della scuola ha natura culturale”]

 

 

Programmi scuola media – [D.M. 9 febbraio 79] – “favoriscono, anche mediante l’acquisizione di conoscenze fondamentali specifiche, la conquista di capacità logiche, scientifiche, operative e delle corrispondenti abilità e la progressiva maturazione della coscienza di sé e del proprio rapporto con il mondo esterno”. Perfetta la sovrapposizione dell’enunciato alla definizione del sistema educativo pronunciata nel 2003 [art. 2 legge n° 53].

Lo studente e le sue qualità sono il fulcro dell’attività unitaria e sinergica della scuola media: “Viene ribadita la corresponsabilità degli organi collegiali (consiglio di classe – collegio dei docenti – consiglio d’istituto) in tutte le fasi sia di impostazione ed attuazione sia di verifica periodica della programmazione stessa”.

A titolo esemplificativo si trascrivono gli obiettivi delle discipline matematiche: stimolare le capacità intuitive; verificare la validità delle intuizioni con ragionamenti via via più organizzati; comunicare con un linguaggio che faciliti l’organizzazione del pensiero; favorire una progressiva chiarificazione dei concetti ..

La scuola “in atto” ha rifiutato il cambiamento di prospettiva: è rimasta incollata alle pagine dei libri di testo. Una scelta inefficace rispetto a “promuovere competenze”: comportamenti in cui le capacità si manifestano.

Ancora più grave il fatto che il ministero abbia confermato, rafforzandola, l’insubordinazione e abbia riaffermato la centralità dell’assetto disciplinare, proponendolo persino per la scuola primaria  [Miur – ufficio stampa – 6/3/2013]

[CFR in rete “Riformare la scuola media: perché?”]

 

Qualità – nota ministeriale 9/1/2001 – “Il Progetto Qualità .. favorisce lo sviluppo organizzativo delle scuole teso al perseguimento delle finalità proprie del sistema formativo”. La certificazione della qualità non entra nel merito delle decisioni assunte: garantisce la fedele trasposizione del sistema di regole alle procedure decisionali; implica la conformità delle prestazioni fornite alle disposizioni di legge.

Nelle scuole la certificazione appare come una formale enunciazione di atti e procedure, avulse dalle finalità formative e dalle finalità educative, elusiva dei processi decisionali indicati dal legislatore.

[CFR. in rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” e “Quale formazione per il dirigente scolastico?”]

 

Autonomia – art. 1 DPR 275/99 – “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione”. La definizione degli obiettivi è il momento fondante le attività progettuali.

La lettura del paragrafo “verifica e valutazione” dei PTOF, da cui traspaiono gli obiettivi realmente perseguiti dalle scuole, mostra inequivocabilmente che il servizio è parcellizzato, saldamente ancorato agli assetti disciplinari, refrattario a ogni cambiamento, disattento alla voce del legislatore.

[CFR. in rete “L’autonomia scolastica, un’araba fenice”]

 

Certificazione delle competenze – D.Lgs 16/1/2013

I Prof. ammettono: siamo impreparati a certificare le competenze” [ItaliaOggi 12/12/17] e il Comitato scientifico nazionale chiede la “progettazione di una o più azioni strategiche nazionali di formazione sui temi della didattica per competenze e innovazione metodologica e della valutazione degli allievi”. [In rete: “L’arretratezza culturale della politica scolastica contemporanea”]

Le competenze, generali e specifiche, sono la finalità del sistema scolastico!

 

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Il libro avrebbe avuto uno sviluppo differente se la frase di chiusura avesse trovato applicazione: “La pratica (legge 107/2015 – la buona scuola) deve essere edificata sopra la bona teorica (teoria dei sistemi)”.

E’ stata esplicitata la finalità del sistema?

Il paragrafo 7 della legge elenca gli “obiettivi formativi prioritari” per indicare le qualità che gli studenti devono esibire al termine del loro percorso scolastico. Eccone alcune:

  • Potenziamento delle metodologia laboratoriali,
  • Prevenzione e contrasto della dispersione scolastica,
  • Valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva,
  • Apertura pomeridiana della scuola e riduzione del numero di alunni per classe,
  • Incremento dell’alternanza scuola-lavoro,
  • Valorizzazione dei percorsi formativi individualizzati,
  • ….

 

La scuola è stata privata della bussola, è lasciata alla deriva!

 

E’ stata prevista la struttura che porta a unità l’attività?

Tutti gli organigrammi che le scuole hanno elaborato e pubblicato in rete sono sbagliati.  [In rete “Coraggio! Organizziamo le scuole”; “Quale formazione per il dirigente scolastico”]

 

E’ stato valorizzato il rapporto con l’ambiente?

L’alternanza scuola-mondo del lavoro è vissuta come un corpo estraneo al sistema scolastico, con finalità e obiettivi propri: non è stata riconosciuta e valorizzata la rilevanza del Piano Triennale dell’Offerta Formativa. Esso “E’ il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche, esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”. “Ai fini della predisposizione del piano, il dirigente scolastico promuove i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti nel territorio”.

I Piani dell’Offerta Formativa devono elencare le competenze generali e le competenze specifiche che sostanziano gli itinerari di studio, competenze scomposte nelle loro componenti: capacità/abilità/conoscenze [legge 53/2003 art. 2].

Alle aziende era da conferire il mandato di soppesare il grado di conseguimento dei traguardi elencati nei PTOF, per ottenere un indice d’efficacia del servizio scolastico.