Un voto per le RSU o per il cambiamento?

di Pippo Frisone. 

Il 17-18- 19 aprile si vota in tutto il pubblico impiego per il rinnovo delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro. Un test importantissimo che coinvolgerà oltre 3 milioni e 200 mila dipendenti
pubblici, di cui quasi la metà nella scuola, università,ricerca, accademie e conservatori che costituiscono il nuovo comparto che ha appena chiuso un contratto atteso da oltre 9 anni.
Sarà un test che misurerà la tenuta della rappresentanza dei sindacati confederali storici CGIL-
CISL-UIL e quella un po’; defilata di SNALS e GILDA da un lato e dall’altro una miriade di sindacatini tra i quali vanno annoverati i CUB, COBAS, UNICOBAS, USB e ANIEF tutti nel 2015 al di sotto della soglia minima di rappresentatività fissata al 5%.
Nel settore pubblico chi non supera il 5%,, un mix formato da quota tesseramento e risultati alle
elezioni RSU, non può partecipare al tavolo delle trattative contrattuali.
Nel 2015 i risultati delle elezioni per le RSU videro, nel solo comparto scuola, al primo posto ancora la CGIL col 29,9% in calo del -3,19%, seguita dalla CISL al 24,94% (+0,20%), dalla UIL al 15,46% (+0,59%), dallo SNALS al 13,41% (-1,45%) , dalla GILDA al 7,39% (+1,21%) mentre l’ANIEF si fermò al 3,31% pur se in forte crescita (+2,07%) e quindi escluso dal tavolo negoziale.
Sarà l’ANIEF il sindacato-sorpresa di questa tornata elettorale ? Tutti lo danno in forte ascesa, grazie alla spregiudicata campagna di ricorsi messi in campo in questi ultimi anni, dai diplomati magistrali agli ITP , dalle GAE ai Concorsi e ovunque ci sia una presunzione di contenzioso.
Un modo nuovo e spregiudicato di fare sindacato, molto corporativo che con BUONE probabilità
riuscirà ad essere rappresentativo e a superare lo sbarramento del 5%.
Ci sarà l’effetto 4 marzo delle elezioni politiche su questa tornata di elezioni per le RSU ?
Troppo ravvicinata l’onda d’urto che ha travolto i partiti politici che hanno governato in questi ultimi anni di crisi e precarietà per non riversarsi anche sul sindacalismo tradizionale, visto come una casta alla pari dei partiti e quindi corresponsabili della grave situazione in cui versa il Paese.
Tutti uguali? Tutti nello stesso mazzo? Se ai confederali si può imputare unitariamente una certa tiepidezza nei confronti dei cosiddetti governi tecnici o dei professori, soprattutto sulla riforma Fornero delle pensioni, il fronte confederale si divide a partire dal governo Renzi e sulla riforma della cosiddetta Buona Scuola. La FLC-CGIL è da sola a raccogliere le firme per indire un referendum e cancellare le parti piu indigeste di quella riforma, obiettivo mancato per una manciata di firme.
La FLC è di nuovo al fianco della CGIL nella raccolta di 1milione e 150mila firme su tre quesiti referendari sul lavoro ( abolizione dei voucher, subappalti e reintegro ) e una legge d’iniziativa popolare sulla nuova Carta dei diritti universali.
Più tiepidi e meno esposti politicamente sul terreno dell’antirenzismo, Cisl e Uil tuttavia vanno
all’incasso unitariamente con la CGIL, attenuando e smontando alcuni pezzi- cardine della Buona Scuola. Dalla chiamata diretta alla mobilità, per finire al contratto dopo nove lunghi anni d’attesa,
portati a termine in questi mesi col governo Gentiloni.

E’ in questo scenario a luci ed ombre che 1milione e 200mila addetti del nuovo comparto scuola-università- ricerca si apprestano ad eleggere le nuove rappresentanze sindacali.
Credo tuttavia che non ci saranno grandi ribaltamenti su questo fronte. Qualcuno perderà qualche punto in percentuale e qualcun altro lo guadagnerà. Non ci sono Salvini o Di Maio tra i sindacati ma gli effetti della vulgata populista comincia già a farsi sentire. Quanto e come reggerà il sindacalismo confederale, l’ultimo baluardo del novecento e della prima repubblica, allo tsunami del 4 marzo ?
Il 20 aprile lo scopriremo e con qualche sorpresa.