Il nuovo Contratto scuola: commenti, percezioni e qualche idea.

 

La Rivista on line Tuttoscuola, (di lunedì 19 febbraio), sull’ipotesi del nuovo Contratto, siglata dalle OOSS Confederali il 9 febbraio u.s., così ne commenta i risultati: “…segna soprattutto il successo della strategia di raffreddamento della conflittualità e del rancore sociale che costituisce l’asse strategico del governo Gentiloni. (…). Il governo e la ministra Valeria Fedeli hanno dovuto fare i conti con le conseguenze, in termini di duro contrasto con i sindacati e con gran parte degli insegnanti, di un certo giacobinismo decisionista che aveva caratterizzato l’approvazione a tappe forzate della legge 107/2015, fiore all’occhiello del renzismo arrembante”.

Non la rilevanza del merito (i contenuti dell’accordo) si tende a sottolineare, ma la ripresa di un dialogo che, a partire soprattutto dal Governo Renzi con il varo della L. 107, era venuto meno, sviluppando conflittualità e disorientamento.

Un’altra voce importante, ma di tutt’altro tenore, è quella del Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli. Che nell’intervista di Antonio Crusco su Scuola7 del 5 febbraio u.s., denuncia in primo luogo la mancanza, nel Contratto, di “considerazione” per la formazione in servizio dei docenti, “nonostante il fatto che le esigenze di ammodernamento della didattica siano sotto gli occhi di tutti”.

Allarga poi la polemica alla riduzione del fondo per la premialità (ridotto a 130 milioni per il 2018, a 150 milioni per il 2019 e a 160 milioni a partire dal 2020) e soprattutto

all’obbligo di contrattazione integrativa che si continua a prevedere dentro le scuole; che anzi si rafforzerebbe. Questo il suo ragionamento: se “la responsabilità del servizio ricade sul solo dirigente, non si può nello stesso tempo pretendere che le sue decisioni siano condizionate dall’obbligo giuridico di contrattarle con altri”.

Ma, a ben guardare, l’obiettivo polemico di Giannelli è un altro: è l’accordo contrattuale in sé.  Sotto accusa è in primo luogo l’Intesa del 30 novembre del 2017 quando “si sono accettati [da parte dei Sindacati] aumenti modestissimi pur di ottenere il riconoscimento di un maggior ruolo (…) nelle contrattazioni”. Dalle quali conseguirebbe pertanto un offuscamento del ruolo del DS, del quale si richiama la complessiva responsabilità dei risultati del servizio.

Da ciò anche la contrarietà alla nuova procedura del “Confronto”, prevista, nell’accordo, accanto a quelle “tradizionali” della Informazione e della Contrattazione, nazionale e decentrata (artt. 5-9 e 22)), ritenuta comunque “abbastanza farraginosa”.

Come si vede, due valutazioni dell’accordo molto distanti. La Direzione di Tuttoscuola valorizza di questa Intesa la chiusura di una stagione di contrapposizioni nocive e l’apertura di una fase potenzialmente promettente; mentre l’ANP vede la ripresa del dialogo Ministero-Sindacati della Scuola come l’avvio di una fase farraginosa, che non promette niente di buono (e può ridimensionare il suo ‘peso’. Ma questo non si legge).

Il comunicato delle OOSS che hanno firmato l’Ipotesi di accordo

Vale la pena, a questo punto, considerare il Comunicato congiunto delle OOSS – le tre Confederali – che hanno sottoscritto l’Ipotesi contrattuale.

Gli aspetti che si evidenziano – assieme agli aumenti salariali (da un minimo da 80,40 a un massimo di 110,70 euro) e alla piena “salvaguardia”, “per le fasce retributive più basse, del bonus fiscale di 80 euro” – sono soprattutto tre:

il primo:  “ la svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, che riporta alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale e    rafforza tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro”.

il secondo: la rassicurazione netta che non viene previsto “Nessun aumento di carichi e orari di lavoro, nessun arretramento per quanto riguarda le tutele e i diritti nella parte normativa, nella quale al contrario si introducono nuove opportunità ….”;

il terzo: l’accento su ”un’identità di scuola come comunità educante”, tesa a rafforzare “un modello che ne valorizza fortemente la dimensione partecipativa e la collegialità”.

La nota conclusiva del Comunicato sottolinea come con questa intesa “Si chiude … una lunga fase connotata da interventi unilaterali e se ne apre una nuova di riconosciuto valore al dialogo sociale”.

Le sottolineature nelle valutazioni di flc-cgil e cisl-scuola

Può essere utile anche evidenziare – sull’Ipotesi siglata –  le peculiarità di posizione delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’Ipotesi.

Così mentre la CISL scuola, attraverso le parole della sua segretaria nazionale, Maddalena Gissi[1], insiste sull’importanza di tornare a confrontarsi, a discutere e a decidere a un tavolo di contrattazione dopo “dieci anni di attacchi pesanti  alla regolazione del lavoro per contratto, di cui la scuola è stata terreno privilegiato di sperimentazione”, la Flc CGIL sottolinea, nella scheda esplicativa riportata sul suo sito, l’obiettivo che ritiene di aver centrato attraverso questo contratto; e cioè lo scardinamento degli aspetti negativi più importanti della L. 107, attraverso le seguenti clausole (art. 22):

–          viene superato il comma 73 che impone la mobilità solo su ambito;

–          il “bonus” premiale dei docenti confluisce in parte nel salario (a regime, 40 milioni dei 200 stanziati annualmente dalla L. 107),

–          diventano oggetto di contrattazione i criteri per la determinazione dei compensi per la valorizzazione del merito;

–          diventano anche oggetto di contrattazione i criteri sia per l’attribuzione dei compensi accessori, – inclusa la quota delle risorse relative all’alternanza scuola-lavoro e delle risorse relative ai progetti nazionali e comunitari, eventualmente destinate alla remunerazione del personale -; sia per la ripartizione delle risorse per la formazione del personale.

Si avverte evidente in questi passaggi l’orientamento di chi considera la ripresa del dialogo un passaggio necessario per aprire una stagione più promettente per le condizioni di vita dei lavoratori, ma non ha comunque l’intenzione di “deporre le armi”.

Percezioni e idee dopo una prima lettura

Si tralascia di considerare gli aspetti salariali che già erano sostanzialmente noti dopo l’intesa del 30 novembre scorso. Va solo richiamato che nelle risorse complessive messe a disposizione del contratto rientrano, come già si è visto prima attraverso l’intervista al Presidente ANP, una quota parte dal fondo per la valorizzazione del merito. Scelta che ha un suo significato sotto il profilo delle disponibilità reciproche a trovare intese su terreni anche di difficile negoziazione.

Quest’ultimo richiamo rende forse ancor più evidente che l’aspetto più importante di questo contratto consista nella ripresa di un dialogo, di cui si cerca, nel testo contrattato di chiarirne termini e passaggi (v. art. 22), tra Ministero e organizzazioni sindacali firmatarie dell’Ipotesi[2].

Questo riavvicinamento “mirato” – diciamo così –  sembra essere comunque come una sorta di passo indietro da parte del Ministro rispetto alle sue precedenti strategie; ma anche esprimere una nuova e diversa disponibilità da parte dei Sindacati Confederali della Scuola.

L’Intesa dice  in primo luogo – è la lettura più probabile – che il Ministero ha dovuto riconoscere a) che non porta da nessuna parte il braccio di ferro con soggetti istituzionali che rappresentano comunque la maggior parte del personale scolastico chiamata a dare gambe alle riforme; b) che può invece risultare fruttuoso il confronto con questi soggetti (anche oltre le previste relazioni sindacali) finalizzato a “consentire [loro] di esprimere valutazioni esaustive e di partecipare costruttivamente alla definizione delle misure che l’amministrazione intende adottare” (art. 22).

Ma anche probabilmente che ha capito – il Ministero – che non aiutano né i tempi da Speedy Gonzales adottati dall’Amministrazione in questi ultimi anni nella gestione delle innovazioni proposte, né le strategie, spesso senza capo né coda e definite a porte sostanzialmente chiuse, né l’approssimazione nella gestione dei processi.

Ma ci dice anche che il Ministro è riuscito ad ottenere che “La contrattazione collettiva integrativa ( ….) è finalizzata ad incrementare la qualità dell’offerta formativa, sostenendo i processi di innovazione in atto, anche mediante la valorizzazione delle professionalità coinvolte”. Che non è poco. Sembra però di capire che con i processi di innovazione in atto si dovrà necessariamente fare i conti e che non si può pensare di interromperli o addirittura di cancellarli.

Anche i Sindacati hanno buoni motivi per valutare positivamente questa Ipotesi. E non solo per il merito di alcuni passi in avanti che il Contratto contiene.

L’aspetto che va soprattutto evidenziato è che si può, in primo luogo, uscire dall’angolo dove erano costretti al mugugno e a ruoli marginali. E che viene riconosciuto a pieno titolo il loro peso. E non solo sul terreno della contrattazione; ma anche del confronto sui diversi temi che caratterizzano il fare scuola.

Il problema per i Sindacati riguarderà adesso – penso – soprattutto come li si gioca – peso e ruolo – e in quale modo interpreteranno non solo la ‘pancia’ della categoria, ma rappresenteranno i bisogni e le attese del personale che vuole sentirsi valorizzato e riconosciuto nel suo impegno professionale. Oltre che, ovviamente, quelli del Paese. È questa la sfida, probabilmente. Che ha bisogno però di essere condivisa o almeno accettata dalla categoria.

E questo, nella fase attuale, è un’impresa.

“Nessun aumento di carichi e di orario di lavoro”.

Si può cogliere questa difficoltà a chiarire alla categoria i termini del nuovo contratto  nel passaggio del Documento congiunto dei Sindacati dove c’è la sottolineatura – quasi sia un titolo di merito – che, nella pre-intesa, non è previsto “nessun aumento di carichi e orari di lavoro; invariati, questi ultimi, anche nella loro articolazione; nessuna imposizione forzata di prestazioni non volontarie”. Comprensibile, certo, perché non poteva essere altrimenti – considerato che le risorse finanziarie a disposizione non potevano moltiplicarsi per un qualche auspicabile ma improbabile miracolo -. E considerato anche il clima, non precisamente favorevole, sulle innovazioni in atto (o sulla loro gestione?).

Comunque però è una sottolineatura sorprendente, ove si consideri che pochi rinnovi contrattuali come questo, tra l’altro a 10 anni dal precedente, si sono svolti in una in una fase come l’attuale caratterizzata da innovazioni e trasformazioni profonde che richiederebbe un ripensamento radicale delle politiche contrattuali: dall’orario di lavoro ai profili professionali; dall’organizzazione di realtà scolastiche sempre più complesse alle questioni della governance interna alle scuole e negli altri livelli del sistema; ecc..

Non starò qui a richiamare, sul fronte delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, la rivoluzione digitale e lo sviluppo delle neuroscienze che interroga in maniera radicale chi lavora dentro le scuole; e, sul fronte delle trasformazioni sociali, la consistenza, sempre più ‘forte’, di una nuova domanda di formazione e di nuovi bisogni formativi di fronte ai problemi della disabilità e dell’integrazione sociale e dell’interazione culturale degli immigrati di ieri l’altro e di  oggi.

Ma, a ben vedere, questo passaggio può risultare sorprendente solo se ne fa una lettura da “benaltrismo” (“un ben altro contratto andava rivendicato” con tanto di punto interrogativo).

Un po’ come fa il Presidente di ANP, pensando probabilmente ad altro.

Diventa comprensibile invece ove si consideri – oltre alle risorse finanziarie sul piatto della contrattazione – il clima di assenza di dialogo, se non addirittura di reciproca ostilità, in cui si sono svolte le relazioni sindacali. Con risultati che si vedono sotto gli occhi di tutti, anche solo in termini di benessere del personale della scuola.

Pensando al prossimo contratto

Comprensibile e necessario quindi possono essere attributi condivisibili per spiegare la sottolineatura sul ‘nessuno impegno aggiuntivo e nessun nuovo carico orario’.

Purchè  però si cominci – e già dalla Consultazione in atto nelle scuole sull’Ipotesi – a scrivere sull’agenda per il nuovo contratto (che si aprirà, come è noto, alla fine di quest’anno), partendo da questioni urgenti che nel testo siglato non sono stati neanche nominati.

E tra queste, in primo luogo, quelle

  • dell’orario di lavoro del personale docente con, particolare riferimento all’orario per le attività funzionali all’insegnamento (le 40 + 40 ore annue)
  • di una definizione compiuta della obbligatorietà della formazione (dei termini, delle sedi,  …)
  • di una diversa filosofia e declinazione della valorizzazione del merito e delle professionalità, dopo le esperienze non esaltanti di questi ultimi due anni. (Nessuno può pensare che tale questione possa essere messa in freezer con la riduzione da 200 a 160 milioni, prevista a regime, del fondo specifico di cui al comma 127 della L. 107. È il tema dello sviluppo di carriera da riconsiderare attraverso un sistema di crediti  – didattici, formativi, organizzativi – su base pluriennale, , che bisogna far ridiventare centrale nel dibattito sindacale, per un corretto approccio su tale questione.

Tra le priorità di una nuova agenda andrebbe scritto anche il tema della governance interna delle scuole. Da affrontare però senza opacizzare figura e ruolo del DS, che la scuola dell’autonomia ha voluto, con buone ragioni, “responsabile dei risultati del servizio” e “garante del funzionamento della scuola”[3]. Il problema al riguardo può essere semmai quello delle modalità di selezione e formazione dei DS e quindi di cultura professionale e profilo di ruolo (oltre che di supporti) di questa figura.

 

Si riuscirà a costruirla, se viene accolta l’Ipotesi, questa Agenda del futuro che è davanti a noi?

È scritto da qualche parte che la speranza è l’ultima a morire. Si spera sia vero.

 

 

 


[1] Intervista su Scuola7 del 12 febbraio: “Contratto firmato: come primo passo ‘necessario”.

[2] Come si è già detto, finora le OO.SS confederali. Ma non si esclude però, in base a notizie fondate, che anche Gilda, il cui disaccordo riguarda sostanzialmente la parte salariale, e Snals, che invece aveva firmato l’intesa del 30 novembre, abbiano dei ripensamenti le prossime settimane

[3] Si avverte un po’ anche l’impressione che non ne esca bene lo stesso collegio (e sue articolazioni), che andrebbe invece rilanciato come luogo di necessario confronto sulle politiche complessive dell’Istituto. Ma anche come comunità professionale.

Invece nella pre-intesa l’accento si sposta sulla scuola come Comunità Educante, che non mi sembra un recupero lessicale felice (parola d’ordine di Comunione e Liberazione), considerata la connotazione ideologica divisiva e in ogni caso generica e ambigua che ha avuto soprattutto negli anni 70 e 80 (ma anche nei decenni successivi) nella vita delle nostre scuole; e non solo delle scuole.