Contratto Scuola : ripartenza vera o falsa ?

di Pippo Frisone. 

Alle 7,45 del 9 febbraio, dopo 9 anni di blocco contrattuale, Flcgil, Cisl e Uil firmavano l’ipotesi del nuovo contratto della conoscenza (Istruzione, Università, Ricerca e Afam) del triennio 16/18. Due settimane fa, dopo la chiusura del contratto dei ministeriali e la discesa in campo delle Confederazioni sindacali ai massimi livelli che aveva provocato un nuovo atto d’indirizzo del Governo all’Aran, era prevedibile quanto poi si è verificato.

Trovata la quadra un po’ rabberciata per la copertura degli 85 euro, si è passati in pochi giorni dall’accelerazione delle trattative su tutti i settori, alla firma .

Se andiamo a confrontare i risultati con gli impegni politici assunti a suo tempo con l’intesa politica del novembre 2016 rimangono disattesi diversi punti.

E’ rimasto fuori dall’ipotesi del 9 febbraio tutto quello che la Riforma Madia non era riuscita a restituire per mancanza di volontà politica: la piena contrattualizzazione delle materie rilegificate, a partire dal decreto Brunetta del 2009 fino alla L.107/15, lasciando inalterato il principio della prevalenza della legge sul contratto.

Da qui i vari contorcimenti e le forzature sindacali sulla parte giuridica che han dovuto fare i conti con tutti i limiti di legge tutt’oggi esistenti. Ne è la riprova il fermo richiamo al dlgs.165/01nella parte generale sulle relazioni sindacali, comune a tutte le sezioni del nuovo comparto.

E non sarà il nuovo istituto del confronto a restituire potere e dignità ad una contrattazione integrativa di fatto rimasta depotenziata e sbilanciata a favore del dirigente scolastico.

Se confrontiamo il testo sulle relazioni sindacali del vecchio contratto 2006/2009 con quello del 9 febbraio 2018, siamo di fronte sicuramente ad un forte arretramento sia sulle materie sfilate alla contrattazione (ex art.6) sia sugli istituti di partecipazione che la novità della commissione paritetica sull’innovazione non compensa né riscatta. Anzi c’è chi ci vede in questo nuovo organismo il tentativo del governo di coinvolgere le OO.SS. nella gestione delle macerie lasciate in questi 10 anni di mala gestione e pessime riforme ( dall’Università, alla Ricerca e per finire alla Scuola). Quanto al bonus sul merito, viene dimagrito, da 200 a 138 mln. nel 2018, spostando quota parte per aumentare la retribuzione professionale docente(RPD). I criteri generali per la definizione dei compensi entrano in contrattazione d’istituto, pur lasciando quelli sulla valutazione del merito al comitato di valutazione e l’individuazione dei singoli docenti da premiare al dirigente scolastico.

Altri aspetti che entrano a pieno titolo nella contrattazione d’istituto, a dire il vero c’erano già, riguardano i criteri per la definizione dei compensi di tutte le risorse esterne legati ai progetti ministeriali e all’alternanza scuola-lavoro .

Sono rinviati al nuovo istituto contrattuale del confronto, tutte quelle materie sin qui controverse

ed escluse dalla contrattazione per legge ( dall’utilizzo del personale alla organizzazione del lavoro, all’assegnazione ai plessi ecc..)

Rimangono invariati l’orario di lavoro e la materia dei permessi mentre la mobilità resta annuale,

salvo per chi ottiene il trasferimento in una scuola che rimane fermo per tre anni.

La materia disciplinare per i docenti , invece,sarà oggetto di apposita sequenza contrattuale da concludersi entro luglio 2018.

Per quanto riguarda la parte economica, garantiti a tutti gli 85 euro medi a partire dai collaboratori scolastici con aumenti del 3,48% sugli attuali stipendi.

Si poteva fare di piu ? Forse. Azzerando i bonus della L.107 ad esempio e aumentare gli stipendi. Politicamente, più di cosi non è stato possibile. Una firma per una ripartenza vera o falsa ? Ai posteri l’ardua sentenza.

Pippo Frisone