La valutazione dei DS 2016-2017: i risultati del primo rapporto MIUR

di Antonio Valentino. 

La pubblicazione dei dati, per quanto grezzi, sulla valutazione dei DS[1] per lo scorso anno scolastico, è destinata a ravvivare il dibattito su strumenti (Portfolio e Nuclei di valutazione) e modalità della stessa, nella prospettiva di una sua profonda ridefinizione.

Consideriamo in prima battuta i dati – deducibili dalla lettura dei Portfoli – che riguardano sia quelli di carattere generale (i diversi profili culturali dei DS e gli anni di permanenza in uno stesso istituto), sia quelli che riguardano lo specifico della valutazione professionale.

Mi riferisco, per questi ultimi, ai dati:  a) sulle dimensioni professionali (gli aspetti della professionalità), su cui era proposta l’autovalutazione (Parte seconda del portfolio. Non previsto l’obbligo di compilazione) e b) sulle azioni svolte durante lo scorso anno scolastico nelle varie Aree professionali di processo (campi di attività coerenti con gli obiettivi nazionali) e le azioni e strategie privilegiate per ciascuna di esse (Parte terza).

 

I dati generali sulla partecipazione

Sui dati di carattere generale, mi limito qui a richiamarne solo due: il primo sul tipo di formazione prevalente tra i DS, che risulta essere quella umanistica: il 60%); il secondo che riguarda la loro permanenza dentro uno stesso istituto. A proposito della quale, i grafici 8-9 ci dicono che ben il 50% ha diretto la stessa scuola per un massimo di tre anni.

Il richiamo è solo per sottolineare i seri interrogativi che essi pongono sulle le politiche scolastiche seguite negli ultimi decenni per il ‘reclutamento’ dei capi di Istituto.

Rispetto alle questioni specifiche, è opportuno prima di tutto concentrarsi sulla percentuale (allarmante, per quanto forse prevedibile) di DS che hanno compilato il portfolio: il 67%.

E analizzarla alla luce di quanto si legge nel grafico 13. Secondo il quale una percentuale del 16% (su 67%) ha ‘saltato’ la Parte seconda (l’autovalutazione).

Questo dato ci dice due cose: la prima sulla stranezza di considerare non obbligatoria una sezione i cui dati potevano offrire indicazioni importanti circa il grado di disponibilità della categoria verso il modello proposto; la seconda sulla reale partecipazione dei DS all’obbligo della compilazione del portfolio; partecipazione che raggiunge a mala pena, in base ai dati sopra richiamati, il 50% dei DS[2].

Si tratta di percentuali per molti versi preoccupanti che evocano sia il forte malumore tra i DS, molto diffuso nella seconda metà dello scorso anno scolastico (a motivo di una operazione considerata indigesta per come era stata condotta); sia il compromesso – chiamiamolo così – tra Ministro e OO.SS.. ‘Compromesso’ col quale, come è noto, gli esiti della valutazione sono stati ‘scollegati’ dalla Retribuzione di Risultato (RdR), creando ulteriore confusione, e, in molti, anche disappunto.

Il dato complessivo del Rapporto sui dati segnala comunque, al riguardo, una frattura di non poco conto tra DS e Ministero, che la soluzione del giugno scorso non ha certo sanato. E che ha indubbiamente tolto all’intera operazione gran parte della sua validità[3].

I dati sull’Autovalutazione (Parte Seconda).

Sulla autovalutazione dei Ds che hanno compilato anche la parte seconda, informazioni utili vengono dal grafico (n. 13) che evidenzia la collocazione scelta dai DS dentro i 4 livelli di autovalutazione previsti dal portfolio: A-B-C-D (A rappresenta il livello dell’eccellenza). Il grafico ci mostra che la stragrande maggioranza (oltre il 95%) ha scelto di collocarsi nei due livelli superiori – quelli dell’ottimo e del distinto, per usare categorie che si utilizzano nelle scuole per valutare gli apprendimenti brillanti degli allievi. Il livello D (il più basso) fa registrare un valore pressocchè nullo (0,3).

Questo dato – penso – non andrebbe considerato con sufficienza – o peggio – perchè offre, a guarda bene, elementi utili per capire le ragioni delle tante perplessità e  dei tanti rifiuti. Per esempio si può leggere quel dato come giudizio negativo su un modello che porta ad esprimere giudizi sull’operato di un Dirigente, e su come vive il suo ruolo, quasi esclusivamente sulla base della lettura di documenti cartacei e di molto improbabili colloqui via skype.  Ma si può cogliere anche il senso di una mancanza di fiducia nei confronti dell’Amministrazione e il timore per l’uso di autovalutazioni espresse in modo franco e autocritico. (In questo caso, le autovalutazioni, probabilmente ‘generose’ in alcuni casi, potrebbero essere lette, con un qualche fondamento, piuttosto come una forma di – per così dire – ‘autotutela preventiva’).

Nel merito dei dati che i grafici ci consegnano sulla Parte seconda, va certamente segnalato che le aree professionali in cui i DS si sentono più ‘ferrati’ sono soprattutto le prime tre delle 5 proposte nel portfolio ; e cioè:1. Definizione dell’identità, dell’orientamento strategico e della politica dell’istituzione scolastica; 2. Gestione, valorizzazione e sviluppo delle risorse professionali; 3. Gestione delle risorse strumentali e finanziarie, gestione amministrativa e adempimenti normativi.  Sono invece decisamente meno positive le autovalutazione in Monitoraggio, valutazione e rendicontazione. Che un qualche approfondimento a parte lo meritano.

Le azioni professionali più ‘frequentate’. E quelle meno

La lettura dei grafici (15 sgg.) relativi alla Parte Terza (le azioni per le Aree di processo) ci offrono altri dati interessanti e insieme problematici. Tra questi soprattutto quello che riguarda aree e misure delle azioni che hanno più impegnato i DS nello scorso anno scolastico.  Si tratta di azioni che riguardano le prime tre aree di attività elencate in questa Parte: Curricolo progettazione valutazione (azioni del DS: coordina e promuove la progettazione didattica; promuove processi di valutazione …); Ambienti di apprendimento (azioni: manutenzione e miglioramento spazi fisici; cura e uso degli spazi laboratoriali, …); Inclusione e differenziazione (azioni: sostegno e integrazione, approccio differenziato…).

Il dato riportato nel grafico ci dice che, mediamente, 18 azioni su 100 hanno riguardato ciascuna delle tre aree sopra riportate.

Un numero inferiore di azioni si registra invece per le atre 4 aree; e marcatamente per: Orientamento strategico e organizzazione (12%) e  Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane (11%).

Area quest’ultima che nella Sezione dell’Autovalutazione viene indicata come l’Area professionale in cui i DS dichiarano di sentirsi più preparati! Anche questo è certamente un punto che richiede una lettura più approfondita dei dati e che pone anche interrogativi sull’impostazione della seconda e terza parte del Portfolio.

Le aree di professionalità e le azioni ad esse riconducibili (Parte Terza)

L’analisi dei dati non sembra comunque offrire una rappresentazione chiara e coerente dei tratti prevalenti del DS in termini di percezione di sé e di aree di intervento più agite. È difficile anche cogliere, nell’impostazione complessiva, ciò che è fondamentale e prioritario nella professione del DS – e va messo quindi in primo piano – da ciò che prioritario non è, anche se importante.

La prima domanda allora è: le diverse dimensioni (aspetti) della professionalità DS hanno tutte lo stesso peso e la stessa rilevanza ai fini della valutazione? Esemplificando: La gestione delle risorse umane e La dimensione organizzativa nel dirigere una scuola, possono avere lo stesso peso degli altri aspetti della dirigenza scolastica elencati nella sezione delle Aree di processo?

Un modello credibile di valutazione – interrogativo conseguente – non dovrebbe prioritariamente porsi il problema di un profilo leggibile per tutti, che precisi identità della figura – e sue declinazioni – ed espliciti cosa aspettarsi, con riferimento a domande e bisogni della popolazione cui è destinato il servizio da garantire?

La sensazione è che l’opacità del profilo, nell’impostazione delle sezioni centrali del portfolio, non favorisca l’avvio di una operazione che, pur riguardando miratamente la valutazione del DS, si colloca dentro un obiettivo più ampio, che è la realizzazione compiuta di un Sistema nazionale di valutazione come fattore di miglioramento e sviluppo dell’Istituzione Scuola.

I nuclei di valutazione (grafici 2-5). Quattro punti + 1 per un modello da riarticolare

Un aspetto critico della valutazione, per come si è svolta lo scorso anno, riguarda la composizione dei Nuclei di valutazione e il loro profilo.

Si considerino i dati sul numero, in termini percentuali, delle figure professionali impegnate a livello nazionale per l’operazione:

–      Dirigenti MIUR: 65% (di cui il 2% in quiescenza)

–      DS: 33% (di cui il 22% in quiescenza)

–      Personale esterno: 2%.

A parte ogni considerazione – che non può essere comunque che fortemente critica – sulla scelta di  nominare, per i Nuclei,  DS in servizio (che, pertanto, hanno avuto in commedia due parti contrapposte, quella di valutatori e insieme di valutati), un aspetto che va tenuto soprattutto presente è quello che, opportunamente, Franco  De Anna così chiarisce in un passaggio di un recente articolo sull’argomento[4]: “…la disponibilità di valutatori affidabili e professionali costituisce il vero ‘fattore limitante’ di qualunque progetto di costruzione di un Sistema Nazionale di Valutazione. Non c’è scheda, report, documentazione, ‘griglia’ che possa sostituire la funzione e l’azione del valutatore, né la relazione ‘oggettivamente asimmetrica’ della valutazione può essere gestita ‘a distanza’ attraverso repertori di indicatori e ‘grigliate’ da ‘crocettare’”.

Passaggio nel quale è possibile cogliere non solo una serie di preoccupazioni che non possono essere taciute in questa fase, ma anche indicazioni di lavoro e proposte per quando si vorrà (dovrà) rimettere mano al modello dello scorso anno. Preoccupazioni e proposte che così tradurrei:

  1. Nessuna valutazione può sostanzialmente risolversi nella lettura dei documenti presentati.
  2. Il profilo dei valutatori non può non prevedere soprattutto affidabilità e professionalità. E, a proposito di affidabilità, ruoli doppi e contrapposti non sono ammissibili.
  3. L’affidabilità e la professionalità sono il portato di esperienze e formazione non improvvisate. Comunque non si danno solo per il ruolo che si copre.  Non basta cioè essere stati bravi DS (parlo di quelli in quiescenza) per essere considerati valutatori all’altezza del compito richiesto. E, ovviamente, neanche essere bravi Ispettori. Se non si provvede a preparare valutatori all’altezza – e in numero congruo – e a ‘garantirsi’ sulla adeguatezza dei valutatori esterni, è improbabile che si producano risultati significativi. Il successo di un modello valutativo è il risultato anche (o soprattutto?) delle competenze di chi ne fa parte.  Per cui, non dovrebbe essere un ‘optional’: da parte dell’Amministrazione, “investire di più e meglio nella individuazione, selezione, formazione ricorrente, costruzione di professionalità omogenee, di una ‘compagine integrata’ di valutatori”; e, da parte del mondo scientifico, promuovere ricerche e analisi dei risultati di esperienze sul campo.
  4. Il non poter disporre di un numero adeguato di valutatori, così da essere costretti ad avvalersi, ad esempio, di DS in servizio (tra l’altro nominati con criteri diversi nei diversi USR: e questo è un ulteriore problema) è questione che dovrebbe spingere l’Amministrazione ad mettere in campo altre proposte.  De Anna, ad esempio, propone di“connettere Nuclei di valutazione esterna (NEV) e Nuclei per la valutazione dei DS”, integrando sensatamente i protocolli realizzativi dei due Nuclei”. Si realizzerebbero così – prosegue – “economie congiunte e scambi di funzionalità”. Proposta che mi sembra sensata e fattibile.

A questa aggiungerei, sempre a proposito di “disponibilità”, la seguente: ‘triennalizzare’ la valutazione dei DS. L’intero Sistema Scolastico, tra l’altro, prevede ormai – opportunamente a mio avviso – l’arco di tempo triennale per aspetti fondamentali della vita delle scuole e del Sistema: triennale, dal 2016, diventa infatti il POF, triennale è, dal 2014, il ciclo della valutazione della scuola, triennali, dal 2016, anche l’incarico ai DS e triennali, sempre dal 2016 i contratti proposti ai docenti, rinnovabili nel caso siano confermate le esigenze formative rappresentate nel Piano. Penso che una scelta di questo tipo potrebbe fare bene alla nostra scuola. Primo perché la valutazione triennale perderebbe molto dell’impatto ossessivo e ansiogeno che, in non pochi casi, può avere invece una cadenza annuale; e poi perché amplia i tempi del processo e permette valutazioni esterne distese e potenzialmente più sensate per tutti.

C’è però, come sappiamo, soprattutto una questione pesante da affrontare: conciliare la triennalità di tale valutazione con la RdR che è invece annuale. Ma è questa una questione irrisolvibile?  La RdR deve necessariamente essere ridefinita annualmente? E in base a quale logica? Forse che da un anno all’altro le azioni di un DS possono cambiare a tal punto da prevedere risultati molto diversi? E ancora: forse che la Retribuzione di posizione cambia di anno in anno? Comunque anche questa è questione da approfondire. Quando si comincia?

 

 


[2] Potrebbe essere interessante approfondire il punto sulla partecipazione confrontando il dato generale con le diverse percentuali registrate nelle varie regioni. Dalle quelli si scopre per esempio che le “astensioni” non si distribuiscono in egual misura in tutto il Paese. Ci sono infatti regioni in cui la percentuale dei DS che ha compilato il Portfolio si avvicina o supera l’80 per cento (Lombardia, Puglia, Campania ….; ed altre in cui si scende al di sotto del 50% (Umbria, Sardegna, Liguria …). Anche questi dati andrebbero analizzati e interpretati per cogliere, ove fosse possibile sulla base di qualche elemento specifico, un eventuale ruolo svolto dagli Uffici Scolastici Regionali

[3] V. sul punto: F. De Anna, La valutazione dei dirigenti scolastici: tanto tuonò che … in http://www.pavonerisorse.it/  e A. Valentino, La valutazione dei DS: tra criticità del modello e richiesta di rinvio, in http://www.scuolaoggi.org

[4] F. De Anna. “I primi dati sulla valutazione dei dirigenti scolastici”, in http://www.pavonerisorse.it/

Antonio Valentino