Alternanza: un appello per andare avanti

Finalmente sull’alternanza scuola lavoro prendono la parola gli operatori della scuola e del mondo dell’educazione direttamente impegnati a realizzare esperienze di qualità. Lo fanno con un manifesto intitolato “Per un’alternanza di qualità” (http://www.progressi.org/alternanza) al quale chiedono la sottoscrizione.

Finora su questo tema si è soprattutto sentita la voce dei contrari: nostalgici della scuola di Gentile che disprezzano la cultura del lavoro, antagonisti che la considerano una forma di sfruttamento e di subalternità al pensiero unico neoliberista, studenti che giustamente denunciano guasti e difficoltà, insegnanti indisponibili a cambiare il modo tradizionale di fare scuola e la considerano un’inutile perdita di tempo.

Insomma un film già visto: le resistenze al cambiamento sommate alle effettive difficoltà di attuazione alla fine hanno la meglio sulle opportunità di miglioramento che si aprono.

È per smentire queste previsioni che nasce l’idea dell’appello che, infatti, si conclude con un appello alle forze politiche e al prossimo Parlamento: l’alternanza deve essere migliorata ma non si deve tornare indietro.

Chi ha sottoscritto l’appello considera positivo che sia riconosciuto a ogni studente il diritto ad apprendere le competenze previste dal proprio profilo educativo anche attraverso percorsi didattici in cui la scuola interagisce con il mondo del lavoro.

Non un’inutile perdita di tempo, come troppi continuano a considerarla, ma un’occasione da non perdere per cambiare il modo di fare scuola, diffondere la didattica per competenze, offrire l’opportunità agli studenti di mettere alla prova le conoscenze scolastiche per risolvere problemi reali del mondo del lavoro e del territorio.

Chi è impegnato quotidianamente nell’alternanza è consapevole delle difficoltà: i limiti del sistema produttivo italiano, le resistenze nel mondo della scuola, l’insufficiente sostegno formativo per gli insegnanti, la mancanza di gradualità nella prima attuazione, la mancanza di coinvolgimento attivo delle parti sociali.

Questioni emerse anche negli Stati Generali dell’alternanza promossi dal MIUR lo scorso dicembre. In quella occasione la Ministra Fedeli si è impegnata per un “rilancio”, un termine che, a solo due anni dalla partenza, rappresenta un’implicita ammissione che diverse cose non sono andate per il verso giusto.

Per questo il manifesto formula proposte concrete: lo sviluppo di un sistema territoriale stabile di raccordo, come avviene negli altri paesi europei; un piano di formazione fondato sul supporto alla progettazione; l’avvio di una revisione dell’organizzazione complessiva del lavoro nella scuola; una maggiore flessibilità attuativa che superi la diffusa identificazione tra monte ore obbligatorio e permanenza degli studenti in azienda in modo da rendere esplicito che i percorsi di alternanza devono e possono essere composti da un insieme articolato di attività; sedi stabili, nazionali e territoriali, per la programmazione e il monitoraggio nelle quali si valorizzi il ruolo delle parti sociali, determinante, in particolare, per la promozione della capacità formativa delle strutture ospitanti.

Superare le criticità e sviluppare l’interazione scuola lavoro è necessario per fronteggiare i radicali e dirompenti processi innovativi in corso (Industria 4.0) prodotti dall’effetto integrato della digitalizzazione e dell’automazione. Le caratteristiche di questi cambiamenti, in particolare la loro velocità spiazzante e la pervasività della loro diffusione, stanno mutando profondamente il rapporto scuola lavoro rendendo ancora meno prevedibili le professionalità richieste al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro. Per questo nella società dell’innovazione continua diventa indispensabile la capacità e l’effettiva possibilità di apprendimento permanente.

In questa prospettiva l’obbligo all’alternanza scuola lavoro si rivela essere una scelta strategica per far apprendere ai giovani la capacità di intrecciare studio e lavoro lungo tutto il corso della vita. Inoltre, le forme stabili di interazione tra istruzione, formazione e lavoro, a partire dall’alternanza, saranno sempre più indispensabili per cogliere le tendenze dell’innovazione continua, i saperi che da essa scaturiscono e quelli prevedibilmente utili per la formazione dei giovani quando entreranno nel mercato del lavoro.

Un Paese in cui in cui la condizione giovanile è tra le peggiori in Europa non può permettersi di gettare alle ortiche una delle poche scelte di politica scolastica orientate al futuro: questo mi sembra essere il senso ultimo dell’appello.

Finalmente sull’alternanza scuola lavoro prendono la parola gli operatori della scuola e del mondo dell’educazione direttamente impegnati a realizzare esperienze di qualità.

Lo fanno con un manifesto intitolato “Per un’alternanza di qualità” (http://www.progressi.org/alternanza) al quale chiedono la sottoscrizione.

Finora su questo tema si è soprattutto sentita la voce dei contrari: nostalgici della scuola di Gentile che disprezzano la cultura del lavoro, antagonisti che la considerano una forma di sfruttamento e di subalternità al pensiero unico neoliberista, studenti che giustamente denunciano guasti e difficoltà, insegnanti indisponibili a cambiare il modo tradizionale di fare scuola e la considerano un’inutile perdita di tempo.

Insomma un film già visto: le resistenze al cambiamento sommate alle effettive difficoltà di attuazione alla fine hanno la meglio sulle opportunità di miglioramento che si aprono.

È per smentire queste previsioni che nasce l’idea dell’appello che, infatti, si conclude con un appello alle forze politiche e al prossimo Parlamento: l’alternanza deve essere migliorata ma non si deve tornare indietro.

Chi ha sottoscritto l’appello considera positivo che sia riconosciuto a ogni studente il diritto ad apprendere le competenze previste dal proprio profilo educativo anche attraverso percorsi didattici in cui la scuola interagisce con il mondo del lavoro.

Non un’inutile perdita di tempo, come troppi continuano a considerarla, ma un’occasione da non perdere per cambiare il modo di fare scuola, diffondere la didattica per competenze, offrire l’opportunità agli studenti di mettere alla prova le conoscenze scolastiche per risolvere problemi reali del mondo del lavoro e del territorio.

Chi è impegnato quotidianamente nell’alternanza è consapevole delle difficoltà: i limiti del sistema produttivo italiano, le resistenze nel mondo della scuola, l’insufficiente sostegno formativo per gli insegnanti, la mancanza di gradualità nella prima attuazione, la mancanza di coinvolgimento attivo delle parti sociali.

Questioni emerse anche negli Stati Generali dell’alternanza promossi dal MIUR lo scorso dicembre. In quella occasione la Ministra Fedeli si è impegnata per un “rilancio”, un termine che, a solo due anni dalla partenza, rappresenta un’implicita ammissione che diverse cose non sono andate per il verso giusto.

Per questo il manifesto formula proposte concrete: lo sviluppo di un sistema territoriale stabile di raccordo, come avviene negli altri paesi europei; un piano di formazione fondato sul supporto alla progettazione; l’avvio di una revisione dell’organizzazione complessiva del lavoro nella scuola; una maggiore flessibilità attuativa che superi la diffusa identificazione tra monte ore obbligatorio e permanenza degli studenti in azienda in modo da rendere esplicito che i percorsi di alternanza devono e possono essere composti da un insieme articolato di attività; sedi stabili, nazionali e territoriali, per la programmazione e il monitoraggio nelle quali si valorizzi il ruolo delle parti sociali, determinante, in particolare, per la promozione della capacità formativa delle strutture ospitanti.

Superare le criticità e sviluppare l’interazione scuola lavoro è necessario per fronteggiare i radicali e dirompenti processi innovativi in corso (Industria 4.0) prodotti dall’effetto integrato della digitalizzazione e dell’automazione. Le caratteristiche di questi cambiamenti, in particolare la loro velocità spiazzante e la pervasività della loro diffusione, stanno mutando profondamente il rapporto scuola lavoro rendendo ancora meno prevedibili le professionalità richieste al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro. Per questo nella società dell’innovazione continua diventa indispensabile la capacità e l’effettiva possibilità di apprendimento permanente.

In questa prospettiva l’obbligo all’alternanza scuola lavoro si rivela essere una scelta strategica per far apprendere ai giovani la capacità di intrecciare studio e lavoro lungo tutto il corso della vita. Inoltre, le forme stabili di interazione tra istruzione, formazione e lavoro, a partire dall’alternanza, saranno sempre più indispensabili per cogliere le tendenze dell’innovazione continua, i saperi che da essa scaturiscono e quelli prevedibilmente utili per la formazione dei giovani quando entreranno nel mercato del lavoro.

Un Paese in cui in cui la condizione giovanile è tra le peggiori in Europa non può permettersi di gettare alle ortiche una delle poche scelte di politica scolastica orientate al futuro: questo mi sembra essere il senso ultimo dell’appello.

Fabrizio Dacrema