Don Milani e Barbiana, una sfida per le nostre coscienze

Richiamare la figura e l’opera di don Milani mentre indichiamo un modello di scuola di cui il Paese ha bisogno ci carica di un’enorme responsabilità, della quale dobbiamo essere tutti molto consapevoli

Lo afferma Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, alla vigilia della giornata dedicata alla diffusione del Manifesto per la Scuola proposto dai sindacati scuola più rappresentativi, che avrà come iniziativa più importante quella in programma a Vicchio del Mugello, il comune di cui fa parte Barbiana.

La vita e la lezione di don Milani sono una realtà tanto bella e affascinante quanto difficile e scomoda. Don Milani e la scuola di Barbiana sono anzitutto e soprattutto una sfida per le nostre coscienze. Quando i suoi ragazzi, cinquant’anni fa, vollero contestare un modello di scuola che l’esperienza di Barbiana letteralmente sovvertiva, non scrissero una lettera al ministro, al governo o al parlamento: indirizzarono la loro lettera a una professoressa. La provocazione della scuola di Barbiana prima che ai modelli di ordinamento è infatti rivolta al modo di fare scuola. Afferma nella maniera più alta possibile la centralità dell’alunno, e anche quella dell’insegnante: non una centralità appagante e comoda, ma una centralità esigente, terribilmente esigente. Quella che don Lorenzo ha avuto verso se stesso e che lo rende esempio forse inimitabile di che cosa debba essere, o almeno tendere a essere, un vero maestro. Se ci sfugge questa dimensione di sfida, non abbiamo capito la lezione di Barbiana”.

Potremmo adattare a noi la lettera che don Milani scrisse al suo amico Pipetta – conclude Maddalena Gissi - Quando noi avessimo finalmente riconquistato la bella scuola che il nostro manifesto propone; quando noi avessimo finalmente avuto, da un buon contratto, il giusto riconoscimento al valore del nostro lavoro, don Milani continuerà a sfidarci con la sua parola e la testimonianza della sua vita. Prendo a prestito le parole di Alberto Melloni, curatore della sua opera omnia, quando scrive che la realtà di don Milani, la sua esperienza sono illuminate ‘da una luce così insolita da rimanere invisibile a chi non desideri vederla’. Onoriamo la lezione di don Milani, continuando a desiderare di avvertire quella luce”.

 

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